16 - 22 Settembre, Roma

Come creare un sense of community nella città di Roma

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Fra i tanti problemi di Roma senz’altro la mobilità, oltre a quello storico dell’insostenibilità dei rifiuti, domina la situazione romana. L’accesso stesso alla città è negato dalla difficoltà di trasporto e di mobilità all’interno della fascia urbana. Tutto questo impedisce un incontro facile tra le persone e accentua sempre di più la divisione molecolare della città, impedendo di creare quel senso di comunità fondamentale per la risoluzione dei problemi al di là dei contributi che la tecnologia può dare.

Ma cosa significa creare un senso di comunità?

Nel mio libro Sense of Community e Innovazione sociale nell’era dell’interconnessione (Edizioni Palinsesto, Roma, 2013, nuova edizione 2022) riporto che, da un punto di vista psicologico e sociologico, la comunità è un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente fisico e tecnologico, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni.

Negli anni ho approfondito diverse forme di “autorganizzazione” di fasce significative della popolazione che hanno preso vita, sostituendosi a quelli che avrebbero dovuto essere gli organismi di governance, organizzando iniziative concrete a beneficio della popolazione stessa e combinando insieme, come direbbe Clay Shirky, nuove tecnologie e generosità umana. Alcune hanno avuto successo e perdurano ancora oggi, altre si sono smarrite nei continui cambiamenti evolutivi: quello che sicuramente è rimasto è il bisogno di un’economia del dono e quel senso di comunità che le tecnologie hanno risvegliato in noi in modalità virtuale, ma che oggi sempre più spesso diventano reali e concrete nella risoluzione dei problemi.

Una pandemia che ha lacerato le nostre comunità a livello planetario e una guerra rafforzano il bisogno di sviluppare fino in fondo il nostro senso di comunità umana in comunione con il nostro pianeta. Ma come stiamo vedendo, lo sviluppo di per sé non porta alcun progresso se non è governato da sentimenti maturi e responsabili.

È quindi necessario un cambiamento che tende ad aumentare il benessere della società e a migliorare il processo di crescita individuale e anche sociale cooperativo. Non è possibile infatti affrontare nessun tipo di cambiamento sociale se non si creano quel clima e quella identità che danno significato alle iniziative che mettiamo in atto.

In questo senso, la città di Roma può e deve farsi trovare pronta per accentuare il senso di appartenenza in un territorio tanto cosmopolita quanto saldo a tradizioni millenarie. Luoghi, comunità, idee e progetti, esempi di come l’evoluzione tecnologica e quella sociale stanno trasformando l’economia, il lavoro, la società. Persone che cercano, riuscendoci, a dare una risposta, un modello, alle moltissime mancanze che una governance inesistente non riesce a colmare in una realtà in continuo divenire. 

Ciò di cui abbiamo veramente bisogno è di una nuova cittadinanza fatta di beni comuni che gruppi di individui condividono e sfruttano insieme e di una globalizzazione intelligente e la Rome Future Week® con i suoi appuntamenti nella settimana dall’11 al 17 settembre si appresta a essere l’occasione di cui Roma ha bisogno per tracciare il cammino necessario.

Roberto Panzarani

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