16 - 22 Settembre, Roma

Philip Abussi: la sua musica come ponte verso il futuro

Benvenuto, Philip Abussi. La tua storia nell’ambito della musica e della composizione è davvero affascinante. Potresti condividere con noi i momenti chiave del tuo percorso e raccontarci come è iniziata questa incredibile avventura musicale? Quali sono state le prime ispirazioni che hanno giocato un ruolo fondamentale nella formazione della tua identità artistica?

Grazie a voi per l’invito, mi sento onorato di poter offrire un contributo alla mia città in un contesto così innovativo come la Rome Future Week®.

La mia avventura musicale ha avuto inizio sin da quando ero molto giovane: fin da adolescente ho nutrito una grande passione per la musica, ascoltando generi e stili musicali completamente diversi tra di loro. Il mio primo approccio alla composizione musicale avvenne grazie alla mia madrina Tiziana Scotto, una donna con amicizie speciali, tra cui quella con Nada che ebbi il piacere di conoscere molti anni fa.

Fu Tiziana a insegnarmi come posare le dita sui tasti del pianoforte nella sua casa di campagna. In seguito, ho iniziato a comporre le mie prime musiche e a ricevere richieste di lavoro. Fu durante il periodo natalizio che feci ascoltare per la prima volta il brano intitolato “Foglie” a mio prozio Franco Prosperi, il quale decise di mettermi in contatto con un suo caro amico e collaboratore: Riz Ortolani.

La fama del Maestro Ortolani è nota a tutti, e risale alla sua nomination agli Oscar nel 1942 per il brano “More”, parte della colonna sonora del documentario “Mondo Cane” diretto proprio da Franco Prosperi. Per farvi comprendere il genio di Riz Ortolani, è importante sottolineare che “More” è stata cantata da molti grandi interpreti, tra cui persino Frank Sinatra. Fu proprio Riz Ortolani ad incoraggiarmi e a consigliarmi di proseguire il percorso musicale.

Sono profondamente grato a tutte le persone che hanno incrociato il mio cammino e mi hanno dato l’opportunità di coltivare la mia passione per la musica e la composizione. E adesso, partecipando a questa importante iniziativa come la Rome Future Week®, spero di poter dare il mio modesto contributo omaggiando la mia amata città, Roma.

Sappiamo che hai dedicato un’opera a RFW. Potresti raccontarci come è nata l’idea per questo progetto e quali sono stati i principali stimoli creativi che ti hanno guidato? Ci sono aspetti specifici dell’organizzazione o della sua missione che ti hanno particolarmente ispirato?

Roma è una città che irradia la sua storia come nessun’altra città al mondo. È sufficiente passeggiare attraverso le sue vie per scoprire echi storici che sembrano infiniti e sempre nuovi. Credo che non esista una fonte di ispirazione più potente: respirare il passato e la modernità simultaneamente. Inoltre, sono convinto che conoscere il passato ci permetta di guardare verso il futuro. Dopotutto, la storia del mondo si basa sull’innovazione e sul progresso e il nostro presente ne è la testimonianza.

Così, l’ispirazione ha preso forma in me con l’immagine sonora e visiva di un “ponte” che collega passato, presente e futuro, ma non solo. Un ponte immaginario che connette le persone.
Perché  la connessione tra gli individui e la conseguente “conoscenza collettiva” saranno, a mio parere, parti fondamentali del futuro che ci attende. Sarà attraverso questi strumenti che troveremo, ad esempio, le risposte a tutti i problemi che noi stessi abbiamo causato al pianeta.

La Rome Future Week® per me non è solo un evento, ma un autentico movimento che si orienta verso il bisogno di scrutare con attenzione l’orizzonte, per dare spazio agli innovatori e ispirarne di potenziali, per ritrovare il coraggio degli esploratori nell’impresa di costruire nuovi ponti e scoprire nuove terre. Spero che attraverso questa esperienza sarà possibile gettare le basi per un futuro migliore e più armonioso, dove la cultura, l’arte e la collaborazione tra le persone saranno la forza trainante del progresso e dell’innovazione.

La musica possiede una significativa capacità di anticipare e guidare il futuro. Secondo la tua esperienza, quanto pensi che la musica possa effettivamente essere un veicolo per il cambiamento e avere un impatto sulla società?

Ho sempre considerato la musica come una forma di linguaggio universale, in quanto essa riesce a comunicare senza il bisogno di alcun tipo di linguaggio parlato. La musica fa parte di noi, è uno strumento attraverso il quale possiamo comunicare anche se non siamo musicisti o compositori. Di conseguenza, essa è capace di guidarci e portarci dove vuole.

Tuttavia, è il messaggio e il contenuto che decidiamo di creare o veicolare attraverso la musica che fanno la differenza. La musica, e in generale il suono, hanno il potere di emozionarci e influenzare i nostri comportamenti. Essi hanno la straordinaria capacità di rilassarci o darci energia, di facilitare la concentrazione o confonderci. Questo non riguarda solo l’aspetto psicologico o cognitivo, ma anche quello fisiologico. Durante un concerto, la musica riesce a muovere una quantità enorme di persone e sincronizzarle. Essa può abbassare i livelli di cortisolo, l’ormone che aumenta con lo stress, e può favorire il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore che regola la sensazione di ricompensa e piacere.

E qui ritroviamo nuovamente il concetto di “ponte” e di connessione. Già nell’antica Grecia, la musica veniva utilizzata per fini curativi, poiché si credeva che una mente sana potesse curare le malattie del corpo.

Sono questi, insieme ad altri aspetti, a sostenere l’importanza della musica e del suono nell’ambito dell’impatto sociale. La musica diventa così uno strumento potente per unire le persone, suscitare empatia e promuovere una condivisione di esperienze e emozioni. Credo fermamente che la musica possa svolgere un ruolo fondamentale nell’inspirare il cambiamento positivo e la connessione tra individui provenienti da diverse culture ed esperienze. Attraverso la musica, possiamo creare ponti di comprensione e collaborazione che, a loro volta, contribuiranno a costruire un futuro più armonioso e prospero.

Sembra che Roma abbia avuto un ruolo importante nella tua carriera artistica. Potresti condividere con noi alcuni dettagli sul tuo legame con la città e come ha influenzato il tuo lavoro artistico? C’è qualcosa di unico o speciale che Roma possiede e che trovi particolarmente ispirante?

Sono cresciuto a Roma e posso affermare che questa città mi ha trasmesso insegnamenti di grande valore, non solo grazie alle persone che ho avuto la fortuna di incontrare, ma anche attraverso la sua stessa essenza. Roma è una città che ti forma, che ti insegna che nulla nella vita è garantito o ottenuto senza sforzo.

Inoltre, Roma è una città umana, nonostante le sue imponenti dimensioni. Qui si ha la possibilità di socializzare con chiunque, anche con gli sconosciuti, un’opportunità che non si verifica spesso in altre città d’Italia. Camminando per le sue strade e frequentando i suoi luoghi, si ha l’opportunità di condividere esperienze e interagire con una varietà infinita di persone, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze e prospettive.
Roma è una città dalle molteplici sfaccettature, un mix affascinante di storia, arte, cultura e vita moderna. Essere cresciuto qui è stato un dono, poiché questa città ha plasmato la mia visione del mondo e mi ha insegnato a valorizzare la diversità e a vivere appieno ogni singola esperienza.

Come compositore con un ampio repertorio di esperienze musicali, quale valore attribuisci alla musica classica nel panorama musicale attuale? Come riesci a fondere elementi classici e moderni nelle tue composizioni mantenendo un approccio originale e innovativo?

Credo che la mia fortuna sia stata quella di immergermi nell’ascolto della musica fin da giovane, prima ancora di iniziare a produrla. Da giovanissimo, ho esplorato con fervore molti generi musicali diversi, il che a volte mi ha portato a incontrare delle sfide di integrazione sociale. Per questo motivo, ho frequentato molteplici gruppi di persone diverse e ambienti differenti. Passavo dai concerti di musica classica ai centri sociali dove potevo ascoltare musica reggae, fino a partecipare a eventi in siti occupati dove si svolgevano le più belle feste di musica elettronica. C’è stato un periodo in cui spesso ero ai concerti di musica rock, ma allo stesso tempo, trovavo grande piacere nelle jam session al Gregory’s, dove potevo ascoltare musicisti jazz di eccezionale talento.

Credo fermamente che questa diversificazione mi abbia aiutato ad evitare di avere una formazione musicale troppo rigida e, conseguentemente, ha aperto nuove possibilità creative. Per quanto riguarda l’originalità, sono convinto che sia sufficiente rimanere fedeli a se stessi, e l’unico modo per farlo è andare controcorrente e non seguire le mode. Qui risiede la chiave per essere innovativi: per creare qualcosa di nuovo, è necessario attingere alle proprie idee e non limitarsi a replicare ciò che già esiste. Per conseguire l’originalità, bisogna avere sempre la curiosità di comprendere cosa è stato fatto fino ad ora, per poi sperimentare qualcosa di inedito. La tenacia e la passione sono essenziali per perseguire i propri obiettivi e ottenere risultati soddisfacenti.

La musica svolge un ruolo potente nell’evocare eventi e trasmettere emozioni. Alla luce della tua carriera e delle tue collaborazioni con importanti brand e organizzazioni, potresti condividere con noi il tuo punto di vista sull’importanza della musica in questi contesti?

Mokamusic, la società che ho co-fondato insieme alla mia socia Anita Falcetta, è un progetto che mira a mettere a disposizione delle aziende, dei brand e delle organizzazioni le nostre conoscenze nel campo musicale, allo scopo di creare l’identità sonora corrispondente alla loro immagine coordinata. Il nostro obiettivo è offrire soluzioni audio personalizzate per migliorare la comunicazione e l’esperienza dei loro clienti e utenti.

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a un notevole aumento dell’importanza del senso dell’udito. L’ascesa dei podcast, il ritorno in voga dei jingle pubblicitari, l’impiego sempre più diffuso della musica sui social network e l’utilizzo di elementi sonori per catturare l’attenzione del pubblico e migliorare l’esperienza interattiva, ne sono esempi tangibili. Inoltre, molte aziende stanno investendo in ricerca e tecnologie audio sempre più immersive.
Per comprendere l’importanza del contesto uditivo anche nel contesto aziendale, è sufficiente considerare che la vista è spesso sopravvalutata e che abbiamo altri quattro sensi attraverso i quali riceviamo informazioni. L’udito è uno di questi e, insieme all’olfatto, ha la capacità di trasmettere i dati alla corteccia cerebrale con maggiore rapidità. La musica ci emoziona perché parla direttamente al nostro inconscio, evocando sensazioni e ricordi profondi.

Ci proponiamo di utilizzare il potente mezzo dell’audio per creare connessioni emotive con il pubblico di un’azienda o di un brand. Siamo consapevoli del potenziale che l’identità sonora può avere nell’arricchire l’esperienza del cliente, suscitando empatia, brand loyalty e migliorando l’impatto della comunicazione aziendale.

Clicca qui per ascoltare la sigla della RFW: Futurum Romae

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