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Si parla spesso alle nuove generazioni del futuro come di qualcosa che arriverà: un mondo del lavoro da decifrare, nuove tecnologie con cui fare i conti, scelte da prendere quando sarà il momento. Eppure molte delle trasformazioni che associamo al domani sono già entrate nella vita quotidiana di ragazze e ragazzi. Cambiano il modo in cui studiano e si informano, modificano le professioni che incontreranno e pongono domande nuove su come vivere insieme.
Da qui parte Base Futuro, il progetto di Rome Future Week® con il patrocinio di Roma Capitale, dedicato alle scuole e alla comunità educante. Dal 21 al 27 settembre, sette istituti romani entreranno nel programma della manifestazione ospitando incontri e attività progettuali sui grandi cambiamenti del presente. L’idea alla base è che il futuro può diventare qualcosa su cui lavorare già a scuola, dando a studentesse e studenti occasioni per comprenderlo e uno spazio per esprimere il proprio punto di vista.
È proprio sul ruolo delle nuove generazioni nelle trasformazioni in corso che si concentra Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale, spiegando il valore del patrocinio al progetto:
“Il futuro si costruisce nel presente e le ragazze e i ragazzi ne sono già protagonisti. Per questo Roma Capitale ha scelto di dare il proprio patrocinio alla Rome Future Week®, che porta anche nelle scuole occasioni di incontro, sperimentazione e confronto. Digitale, innovazione e nuove tecnologie possono essere straordinari strumenti di cittadinanza, inclusione e partecipazione, capaci di aprire possibilità, contrastare le diseguaglianze. Mettere le nuove generazioni al centro significa dare loro competenze e spazi per affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo e contribuire ad orientarle.”
Il percorso prevede almeno 8 appuntamenti e coinvolgerà circa 20 classi e 700 studentesse e studenti, insieme a 65 persone tra docenti e personale scolastico.
Dall’orientamento alla progettazione
Base Futuro riunisce scuole diverse per indirizzo e fascia d’età, lasciando che ciascuna affronti il tema del futuro attraverso attività coerenti con il proprio contesto. Il risultato è un programma che va dall’orientamento alle sfide legate all’innovazione, includendo anche temi come la salute e la cittadinanza digitale.
All’IIS Federico Caffè, per esempio, il 24 settembre si svolgerà Innovators for Tomorrow School Hackathon. Gli studenti lavoreranno in gruppi multidisciplinari a una challenge: ideare una soluzione capace di migliorare la vita delle persone. Il percorso partirà dall’analisi di un problema e arriverà alla presentazione finale del progetto, con il supporto di mentor provenienti dall’università e dalle aziende.
All’Istituto Comprensivo Dionigio Romeo Chiodi il punto di partenza sarà invece una domanda molto vicina a chi frequenta le seconde e le terze della scuola secondaria di primo grado: come scegliere il percorso successivo? Progettiamo il Futuro: il mio Domani inizia Oggi propone un orientamento attivo che invita a mettere in relazione interessi personali e possibilità formative, trasformando la scelta della scuola superiore in un esercizio di conoscenza di sé.
Sono approcci differenti, ma hanno un elemento in comune: spostano l’attenzione dalla previsione all’azione. Il punto diventa non tanto immaginare quali lavori esisteranno tra dieci anni ma piuttosto imparare a osservare ciò che cambia, capire quali possibilità si aprono e interrogarsi sul ruolo che ciascuno può avere.
Perché imparare a pensare il futuro
La questione è particolarmente interessante in un momento in cui il futuro suscita nelle nuove generazioni sentimenti molto diversi.
Un’indagine Istat dedicata a comportamenti e progetti futuri, condotta nel 2023 su circa 100 mila ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 19 anni, mostra che il 41,3% guarda al futuro con curiosità e fiducia, mentre quasi un terzo lo osserva con timore. Il rapporto evidenzia inoltre che l’atteggiamento verso il domani varia anche in relazione al livello di istruzione della famiglia, suggerendo quanto le risorse culturali disponibili possano incidere sul modo in cui una persona riesce a immaginare ciò che verrà.
È anche per questo che pensare il futuro può essere considerato un apprendimento vero e proprio.
L’UNESCO parla da anni di Futures Literacy, o alfabetizzazione ai futuri: la capacità di comprendere quale ruolo abbiano le immagini del futuro nel modo in cui interpretiamo il presente. Essere più competenti nel pensare il futuro, in questa prospettiva, vuol dire saper riconoscere che esistono scenari differenti e usare questa apertura per prendere decisioni più consapevoli oggi.
È significativo che il tema stia entrando proprio ora anche nel sistema scolastico italiano. All’inizio di settembre 2026 è stata annunciata la Rete di Scuole con Competenze di Futuro, promossa dall’Ufficio Scolastico Regionale per le Marche e rivolta agli istituti del primo e del secondo ciclo di tutto il Paese. Il progetto nasce per sviluppare nelle scuole competenze legate alla Futures Literacy e agli Studi di Futuro.
Base Futuro si inserisce quindi in una riflessione educativa molto più ampia: preparare alle trasformazioni significa anche insegnare a rapportarsi all’incertezza.
Dare voce agli studenti cambia anche l’orientamento
C’è poi un altro aspetto da osservare: chi parla quando a scuola si discute di futuro?
La ricerca educativa dedica sempre più attenzione alla Student Voice, cioè al coinvolgimento reale di studentesse e studenti nei processi che li riguardano. Un lavoro italiano pubblicato nel 2025, basato su 297 studenti di cinque scuole secondarie di secondo grado, ha analizzato i PCTO proprio da questa prospettiva. I risultati mostrano esperienze molto diverse tra loro, ma indicano nella partecipazione alla progettazione del percorso e nel supporto ricevuto due elementi importanti per rafforzarne la funzione orientativa.
Il punto va oltre il semplice ascolto dei giovani. Quando si chiede a ragazze e ragazzi di formulare una proposta o affrontare un problema concreto, cambia la posizione che occupano nel processo educativo. Diventano persone chiamate a elaborare una risposta, argomentarla e confrontarla con quella degli altri.
È una direzione che UNICEF Innocenti ha portato anche nei propri programmi di youth foresight. Nel rapporto Young Visionaries 2024, più di 800 bambini e giovani di 12 Paesi sono stati coinvolti in oltre 50 workshop per riflettere sui cambiamenti che potranno incidere sui loro diritti e formulare raccomandazioni. Il principio dichiarato da UNICEF è coinvolgere le nuove generazioni come co-autrici dei processi che riguardano il futuro, riconoscendo il valore delle loro esperienze nella costruzione delle decisioni.
La scuola come luogo della città
C’è infine una ragione per cui Base Futuro assume un significato particolare dentro Rome Future Week®. Un festival diffuso dedicato alle trasformazioni della città sarebbe incompleto se la conversazione restasse circoscritta ai luoghi dell’impresa o della ricerca. Portarla nelle scuole significa riconoscere che anche lì esistono conoscenze e domande utili a capire dove stiamo andando.
Significa anche guardare all’orientamento in modo più ampio, perché “orientarsi” vuol dire anche imparare a muoversi in un contesto nel quale le professioni e le tecnologie continueranno a cambiare. Serve quindi la capacità di leggere il presente senza considerarlo definitivo.
È forse questo l’aspetto più interessante di Base Futuro: trattare ragazze e ragazzi come persone che abitano già il cambiamento e dare loro non sono gli strumenti per comprenderlo ma soprattutto le occasioni per condividere il loro punto di vista.



