Roma è una città che cambia da secoli. Per Christian Rocchi, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia, immaginare il suo futuro significa prima di tutto partire dai cittadini e dalla consapevolezza del valore storico, culturale e urbano della Capitale.
In questa intervista per Rome Future Week®, abbiamo parlato del ruolo dell’architettura nella città contemporanea: dall’abitare alle periferie, dallo spazio pubblico all’Intelligenza Artificiale, fino alla necessità di leggere Roma come un laboratorio vivo, capace di innovarsi proprio grazie alla sua memoria.
Presidente Rocchi, lei arriva alla guida dell’Ordine degli Architetti di Roma in un momento in cui la città è attraversata da cantieri, investimenti, trasformazioni e nuove fragilità. Da dove si comincia, quando si prova a immaginare il futuro di una città complessa come Roma?

Si dovrebbe sempre iniziare dal cittadino. Le città sono organismi complessi nati per dare delle risposte di convivenza sociale. E quando si parla di futuro di ogni città si parte chiaramente sempre dai suoi limiti e dai nodi che ne impediscono il miglioramento progressivo.
Quando si parla poi di una città eccezionale qual è Roma, il compito diventa ancora più complesso. Roma è uno scrigno preziosissimo di informazioni storiche, una miniera culturale a cielo aperto da preservare costantemente, che ci darà sempre indicazioni fondamentali proprio per pensare al suo futuro.
L’architettura viene spesso percepita come una professione legata alla costruzione. Ma oggi sembra sempre più una disciplina che riguarda relazioni, comportamenti, comunità, accessibilità, qualità della vita. Quanto è cambiato il mestiere dell’architetto?
L’architetto è cambiato: sicuramente le competenze si sono dovute adeguare alle tante spinte della contemporaneità. Non è mai cambiato sul punto più importante in assoluto, nulla è cambiato sul suo ruolo che ne costituisce l’essenza.
L’atto creativo, difficile da spiegare se non lo si prova, è quel momento di ispirazione che ti consente di creare un’opera d’arte che sempre nel passato e anche oggi racconta le nostre passioni di esseri umani.
Il racconto dei diversi periodi storici spesso avviene attraverso le opere d’arte e d’architettura.
Nel suo percorso professionale torna spesso il tema del rapporto tra memoria e trasformazione. Roma è una città che rischia di essere bloccata dal proprio passato o può diventare proprio grazie al suo passato un laboratorio del futuro?
È sempre stata un laboratorio. Roma è sempre stata contemporanea e stratificata. Vanno abbandonati tutti i pregiudizi e va ripresa la strada di sempre. Ma va fatta un’opera straordinaria di comunicazione che ci ricordi che Roma ha un valore perché gli architetti l’hanno cambiata.
La casa non è più soltanto uno spazio privato: è lavoro, cura, relazione, servizio, identità, a volte anche isolamento. Come dovrà cambiare il modo in cui progettiamo l’abitare nei prossimi anni?
L’abitare dovrà aprirsi ad un’accezione diversa. Abitare non una casa ma un organismo ambientale con sue funzioni e con una sua identità, dove la possibilità di progresso per i capaci e i meritevoli non sia mai preclusa.
Le periferie romane sono spesso raccontate come problema. Cosa succederebbe se iniziassimo invece a trattarle come luoghi di sperimentazione urbana, culturale e sociale?
La città cosiddetta da ristrutturare è la vera sfida del nostro presente. Qui risiede l’80% dei cittadini.
Qui si devono trovare sistemi organici di intervento che permettano e agevolino l’inclusione sociale.
L’Intelligenza Artificiale sta entrando anche nella progettazione: generative design, BIM, simulazioni, digital twin. Quale parte del lavoro dell’architetto può essere potenziata dalle macchine e quale invece deve restare irriducibilmente umana?
L’atto creativo presuppone la fusione armonica di sentimenti e passioni derivati dall’esperienza umana in un’opera d’arte, nel nostro settore, l’architettura. L’AI è un ulteriore strumento di creazione che deve essere messo a servizio dell’ideazione, dell’atto creativo che è, e continuerà ad essere, per definizione, un condensato di passioni.
Parliamo di spazio pubblico. In una società sempre più digitale, frammentata e individualizzata, una piazza, una strada, una biblioteca, un mercato, possono ancora essere infrastrutture di comunità?
Nessuno spazio digitale sostituirà lo spazio di comunità che serve a far funzionare le nostre città. Non solo. Neanche le stesse nuove centralità commerciali riescono a surrogare la necessità di spazi di incontro sociale, che devono essere spazi identitari, che come successo nel passato, entrano nel DNA della riconoscibilità delle città e dei suoi cittadini.
Se l’architetto del futuro sarà sempre più un regista di processi, con quali altre figure dovrà imparare a lavorare stabilmente: sociologi, data scientist, psicologi ambientali, economisti, esperti di clima, comunità locali?
Già oggi l’architetto è la figura più versatile ed elastica con più strumenti per poter gestire processi complessi.
Oggi di fatto gruppi amplissimi di professionisti sono chiamati a lavorare insieme. Il compito dell’architetto è sempre lo stesso: la sintesi creativa espressione di infinite informazioni e pulsioni.
Rome Future Week® trasforma per una settimana Roma in un laboratorio diffuso sul futuro. Se l’Ordine potesse proporre un esperimento urbano temporaneo durante la manifestazione, quale luogo sceglierebbe e cosa vorrebbe dimostrare?
Il valore della stratificazione architettonica. Sarebbe assolutamente interessante non dimostrare, ma far prendere coscienza che oggi Roma è straordinaria perché ha avuto la capacità di innovarsi attraverso la sua stessa storia. Tale capacità va governata, ma non fermata.
E se dovesse scegliere una sola Materia Prima immateriale per costruire la Roma dei prossimi anni, quale sceglierebbe: tempo, bellezza, conoscenza, cura, relazioni, intelligenza o altro?
La materia prima immateriale è la consapevolezza, che è proprio ciò che serve per prendere coscienza di cosa sia oggi Roma e a pensare anche al suo futuro. Come sempre, avere consapevolezza storica permette di proiettarsi al futuro con maggiore possibilità di successo.



