Gli alberi di Roma: “Boschi urbani per contrastare l’innalzamento delle temperature”

Roma tra vent’anni la immagino ricca di boschi urbani, con grandi alberi sotto i quali i cittadini trovano riparo dai 40 gradi in mezzo ai palazzi. In questi boschi urbani ci sarebbero anche 10 gradi di meno, le persone potrebbero rilassarsi su una panchina a leggere un libro, a chiacchierare o semplicemente giocare con i bambini”.

Flavio Pezzoli, Presidente Agronomi provincia di Roma

A tracciare questo scenario futuribile – e anche auspicabile – è Flavio Pezzoli, presidente degli agronomi della provincia di Roma e accademico dei Georgofili. Con Pezzoli abbiamo provato a immaginare il futuro della flora romana, consapevoli che dalla qualità della flora locale discende direttamente la qualità di vita della fauna locale, esseri umani in primis.

Partiamo da un fatto: Roma è una delle capitali più verdi d’Europa. Com’è composta questa ricchezza verde?

“Roma ha un vero e proprio patrimonio verde, diviso tra pinete, parchi, ville e giardini – risponde Flavio Pezzoli – Una grande ricchezza che dobbiamo tutelare per le nuove generazioni. Diversamente da altre capitali, abbiamo moltissimo verde privato, di cui però beneficia tutta la cittadinanza. Un albero, infatti, attiva i suoi effetti di mitigazione della temperatura e di compensazione dell’anidride carbonica indipendente da dove si trova piantato. Senza dimenticare gli animali: a Roma vivono da sempre scoiattoli, volpi e ricci, così come diversi uccelli rapaci. Sono tutte specie autoctone, che vivono in armonia con il verde cittadino. Diverso, invece, il discorso dei pappagallini parrocchetti, che sono invece una specie aliena e parassitaria”.

Che alberi abbiamo in città?

“Gli alberi tipici della zona sono la roverella, il leccio, il faggio, il platano, il cerro e la sughera. Poi ovviamente c’è il simbolo di Roma, il pino domestico. Abbiamo incisioni antiche che mostrano come già secoli fa il pino fosse un albero molto diffuso in città. Nel Settecento e Ottocento, inoltre, intere zone di Roma – come i Parioli e gli attuali quartieri lungo la via Salaria – erano tenute a bosco, perché servivano a tagliare la legna per fare il carbone”.

Qual è lo stato di salute degli alberi romani? Purtroppo capita che qualche pianta cada di schianto, talvolta facendo danni o addirittura vittime.

“Quando un albero cade a terra, la prima vittima è l’albero stesso. Da un punto di vista scientifico dobbiamo chiederci: perché succede? Certamente influiscono i fattori ambientali e meteorologici, ma anche quelli antropici, cioè quelli legati all’azione dell’uomo, che poi in una città sono predominanti. Un albero può vivere una vita lunghissima, ma se – ad esempio – si ammala o viene potato male potrebbe a un certo punto schiantarsi a terra. A questo aggiungiamo il cambiamento climatico: con l’aumento delle temperature crescono i patogeni e le fitopatologie, quindi gli alberi si ammalano con maggiore facilità”.

Facciamo abbastanza per curare il nostro patrimonio verde?

“La cura del verde è per definizione un’attività di lungo periodo. Se parliamo di verde pubblico, inevitabilmente ogni amministrazione eredita quanto fatto dalle precedenti. L’attuale giunta capitolina si sta impegnando molto nella cura del verde, ma rimane tantissimo da fare, sia perché abbiamo una grande quantità di alberi e aree verdi in città, sia perché la città ha diversi microclimi ognuno con le proprie specifiche esigenze. Serve un approccio bottom-up e condiviso per gestire al meglio la situazione. Mi riferisco a occasioni come gli Stati generali del Verde, che sono stati un’occasione di confronto e di studio per fare il punto sullo stato del patrimonio verde di Roma, sugli interventi messi in campo e sulle prospettive future della sua valorizzazione e rigenerazione nel quadro delle sfide ambientali che attendono la città”.

A proposito di sfide, le temperature medie sono in salita: gli alberi tipici di Roma ce la faranno oppure dobbiamo passare a palme e cactus?

“Bisogna continuare a piantare gli alberi tipici della nostra zona. Sono contrario all’inserimento di altre specie, spesso di origine tropicale. Gli alberi tradizionali possono adattarsi e vivere bene anche con qualche grado in più, ma bisogna approcciare la loro piantumazione e cura in modo professionale e scientifico. Ad esempio, nel corso della stagione calda, alcuni alberi potrebbero avere bisogno di una irrigazione d’emergenza. Ma questo è un intervento che deve decidere un tecnico qualificato. Mentre non serve irrigare i prati: il prato in estate si secca, è il suo ciclo naturale, non sprechiamo l’acqua”.

Tornando sui futuri boschi urbani, il Comune di Roma ha intercettato dei fondi europei, che arrivano con il PNRR e che servono proprio per la piantumazione di nuovi alberi. Di cosa si tratta?

“È un progetto partito nel 2022 e che negli ultimi due anni ha selezionato molte aree di Roma Capitale e della città metropolitana in cui mettere a dimora nuove piante – spiega e conclude Flavio Pezzoli, presidente degli agronomi della provincia di Roma e accademico dei Georgofili – Per il 2023 sono state individuate 16 zone, tra cui le più grandi sono quelle dell’azienda agricola Castel di Guido Monte Carnevale (ben 184 ettari), in via Borghesiana e a San Basilio. Ci sarà un bando anche per il 2024 e a seguire nuove piantumazioni. Negli anni potremo avere a Roma molti nuovi boschi urbani, a beneficio di tutti i cittadini”.

 

Luca Francescangeli

 

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