Da linguaggio di intrattenimento a motore di innovazione culturale, economica e tecnologica: il mondo del gaming sta attraversando una mutazione profonda, e il Lazio si candida a diventarne uno dei poli più dinamici in Italia. Con il progetto Zagarolo Game City, Lazio Innova sta costruendo un ecosistema che unisce formazione, mentorship, accesso a tecnologie avanzate e connessioni internazionali.
In questa intervista, Berenice Marisei, responsabile dello Spazio Attivo Lazio Innova di Zagarolo, ci ha raccontato come il videogioco possa generare valore per il territorio, quali competenze stanno emergendo e perché le imprese creative hanno bisogno di strumenti, visione e spazi di sperimentazione per affrontare le sfide del futuro.
Negli ultimi anni il mondo del gaming si è evoluto ben oltre l’intrattenimento. Quali opportunità offre, concretamente, per lo sviluppo economico e creativo del Lazio?
Negli ultimi anni il gaming ha mostrato un potenziale enorme come motore di innovazione, occupazione e crescita culturale. Non parliamo più solo di intrattenimento: oggi il videogioco è anche strumento educativo, linguaggio artistico, prodotto editoriale e narrativo.
Il Lazio, con il suo patrimonio culturale e la sua vivace scena creativa, ha un’opportunità unica per posizionarsi come hub strategico nel settore. Investire in game design, storytelling, sviluppo software e tecnologie immersive significa non solo attrarre giovani talenti, ma anche generare nuove filiere produttive, con ricadute sulle industrie culturali ma anche sul turismo, formazione, educazione.
Con l’ingresso di tecnologie sempre più complesse come IA, blockchain e XR, quali strumenti di accompagnamento risultano davvero utili oggi per le imprese creative del territorio? Avete riscontrato nuovi bisogni o aspettative da parte dei team che supportate?
L’integrazione di tecnologie come l’intelligenza artificiale, la blockchain, la realtà aumentata e virtuale sta trasformando profondamente le modalità con cui si crea e distribuisce contenuto creativo, creando anche non poche contraddizioni e suscitando un acceso contraddittorio tra sostenitori e detrattori. Di conseguenza, le imprese creative ci chiedono strumenti di accompagnamento sempre più mirati: mentorship tecnica, accesso a tecnologie di prototipazione avanzata, percorsi personalizzati di validazione e go-to-market.
Allo stesso tempo stiamo riscontrando una crescente necessità di spazi di sperimentazione, ma anche di modelli di business flessibili e sostenibili. Il supporto deve quindi combinare formazione tecnica e visione imprenditoriale ma anche la consapevolezza che ogni nuova tecnologia è uno strumento che deve essere utilizzato per valorizzare e non “spodestare” la capacità creativa.
Zagarolo Game City è cresciuto molto: da programma di pre-accelerazione a iniziativa più strutturata. Qual è il percorso che proponete oggi ai team in ingresso? E quali sono, secondo voi, gli elementi chiave per consolidare questo progetto nel tempo?
Quando la Regione Lazio e Lazio Innova hanno lanciato Zagarolo Game City, lo hanno immaginato come un programma di pre-accelerazione con l’obiettivo di creare una vera e propria comunità intorno allo Spazio Attivo di Zagarolo. Un luogo per professionisti e appassionati, con l’ambizione di generare ricadute positive sull’industria del resto del Paese.
A due anni dal suo lancio, posso dire che si si tratta di un ecosistema in espansione, che propone un percorso modulare: selezione dei team, mentoring con esperti del settore, accesso a risorse tecnologiche, pitch day, e collegamenti con investitori e publisher.

Gli elementi chiave per consolidare il progetto sono: costruire una community attiva, anche con il supporto degli altri attori nazionali, rafforzare le partnership istituzionali e private, nazionali ed internazionali. Il nostro obiettivo è che ZGC diventi un punto di riferimento per l’innovazione videoludica a livello nazionale ed un ponte con le realtà internazionali.
Sempre più spesso il videogioco incrocia linguaggi e competenze di altri ambiti creativi – cinema, musica, arti visive. In che modo questa contaminazione può generare valore per le imprese del Lazio, e come può essere favorita?
Il videogioco è uno dei linguaggi più ibridi e inclusivi che esistano: fonde narrazione cinematografica, sound design, grafica, programmazione, architettura reale e virtuale. Questa contaminazione apre senza alcun dubbio a collaborazioni intersettoriali, favorendo lo sviluppo di prodotti complessi e originali.
Nel Lazio, dove convivono produzioni cinematografiche, musicali e artistiche di alto livello, facilitare connessioni tra questi mondi – attraverso bandi, residenze creative, hackathon – può generare un valore competitivo concreto e favorire nuove forme di imprenditorialità culturale.
Guardando al futuro del settore, che tipo di competenze professionali vedete emergere nel mondo del gaming? E come può una politica regionale preparare oggi le persone a quei ruoli?
Stiamo assistendo all’emergere di nuove figure professionali ibride: game narrative designer, AI specialist per NPC, esperti in monetizzazione etica, community manager per ambienti virtuali, esperto in storytelling digitale, tecnici XR, project manager esperti in processi digitali e crossmediali.
Per prepararsi a questi ruoli servono politiche regionali lungimiranti: corsi professionalizzanti, connessione maggiore tra università e imprese, sostegno a laboratori e centri di ricerca per sperimentare e testare nuove tecnologie e processi creativi, incentivi per chi investe nel settore e per favorire la crescita di team e imprese verso un mercato mercato internazionale, semplificazione delle procedure di accesso alle opportunità. Un reale ecosistema pubblico-privato è la vera infrastruttura di cui ha bisogno l’industria del gaming per crescere in modo solido e inclusivo.



