Come una casa editrice romana senza pubblicità, senza Amazon e senza compromessi è diventata il punto di riferimento per decine di migliaia di famiglie italiane

“Sì, ma io abito in campagna, fuori Roma. Chi potrebbe mai vivere in questo delirio?” È la prima cosa che dice Lorenzo Calia quando lo si incontra. A Roma ci viene solo due volte a settimana, per gestire la sua creatura. O meglio, una creatura ereditata dal padre ma che lui ha completamente trasformato.
Chi non conosce UPPA probabilmente non ha figli. L’acronimo sta per “Un Pediatra Per Amico”, ed è una casa editrice indipendente dedicata alla genitorialità e all’infanzia. Ma ridurla a “casa editrice” sarebbe come chiamare Wikipedia “un sito web”. Oggi UPPA è un ecosistema informativo che accompagna oltre 29.000 famiglie abbonate alla rivista e più di 20.000 all’app — decine di migliaia di genitori sparsi in tutta Italia che ogni giorno si affidano a pediatri, psicologi e pedagogisti per orientarsi nel momento più delicato della vita di un bambino.
Una sede che racconta tutto
La sede di UPPA è una sorpresa. Graffiti alle pareti, riviste e copertine esposte come opere d’arte, una fantastica libreria di volumi editi dalla casa editrice. C’è un’energia creativa che non ti aspetti da un’azienda che pubblica contenuti medici certificati. Eppure è esattamente in questa tensione — tra rigore scientifico e creatività — che sta il segreto di Lorenzo Calia.
“Sulle informazioni siamo rigorosi, non facciamo marchette”, dice con un orgoglio che non può nascondere. Non è una frase ad effetto: UPPA è uno dei pochi siti italiani certificati HONcode per la qualità dell’informazione medica. La rivista bimestrale non contiene pubblicità. Zero sponsorizzazioni di aziende farmaceutiche, zero produttori di alimenti per bambini. In un’epoca in cui le fake news sulla salute dei bambini proliferano ovunque, questa scelta di indipendenza radicale è il vero atto rivoluzionario di UPPA.
Da nerd a CEO
Il percorso di Lorenzo è tutt’altro che lineare. Formazione scientifica, poi una carriera nella post-produzione televisiva e nel mondo della radio. Approda a UPPA come redattore e responsabile del settore digitale. Di lì a poco dà inizio al processo di modernizzazione che trasformerà la rivista cartacea del padre in un ecosistema digitale. Nel 2017 diventa CEO. Nel tempo libero, ha esplorato le località più remote del globo a bordo della sua bicicletta, a piedi o su qualche autobus sgangherato.
“Cosa fa un CEO?”, si chiede ad alta voce. “Aiuta gli altri a superare i loro blocchi.” Una definizione che dice molto del suo approccio: più facilitatore che comandante, più coach che manager.
L’eresia che funziona
“Abbiamo un approccio da startup con un prodotto antico”, dice mentre sfoglia uno dei volumi UPPA. “Il fatto che una cosa sia sempre stata fatta in un modo non è un buon motivo per continuare a farla in quel modo.” Un’eresia nel mondo dell’editoria tradizionale, eppure i risultati parlano chiaro: 15.000 libri venduti nel primo anno di attività con appena dieci titoli.
Il modello di business è l’opposto di quello che insegnano nei manuali di editoria. Niente Amazon. Niente librerie. Niente rese, quella piaga che mette in ginocchio gli editori italiani. UPPA gestisce internamente tutta la distribuzione, con un e-commerce ottimizzato che consegna in uno o due giorni con spedizione gratuita. “I nostri lettori non li troviamo, ce li andiamo a cercare.”
La rivista cartacea — che molti darebbero per morta — è distribuita negli ambulatori del Sistema Sanitario Nazionale, nei consultori, nelle biblioteche. Un canale che nessun algoritmo può controllare e nessuna piattaforma può toglierti.
Due anni difficili, poi la svolta
Non è stata una crescita senza ostacoli. Lorenzo racconta con trasparenza i due anni difficili in cui hanno dovuto rimettere a posto il business. Un periodo di ristrutturazione che ha richiesto scelte dure. Ma la chiave della ripresa è stata una: l’ascolto. “Teniamo l’orecchio teso verso il nostro pubblico, analizziamo ciò che succede sul nostro sito, vediamo le persone come ci arrivano, che cosa cercano, con che terminologie.”
Oggi il team è un mosaico che rispecchia la complessità del progetto: pediatri, psicologi, pedagogisti, grafici, sviluppatori. Persone che scrivono di scienza con la stessa cura con cui creano le illustrazioni dei loro albi per bambini.
Integrità come modello di business
UPPA dimostra qualcosa che suona quasi provocatorio nel panorama editoriale italiano: si può costruire un’azienda solida e in crescita senza compromettere la qualità dell’informazione, senza dipendere dalla pubblicità e senza cedere il controllo della distribuzione a piattaforme terze.
In un’epoca di clickbait e contenuti facili, Lorenzo Calia ha scelto la strada più difficile: quella dell’integrità senza compromessi. Un nerd diventato CEO che dalla campagna fuori Roma guida una piccola rivoluzione editoriale, dimostrando che quando il prodotto è onesto e il bisogno è reale, il pubblico ti trova. Anche senza marchette.



