16 - 22 Settembre, Roma

Roma, città unica al mondo, ha conosciuto numerosi cicli di crescita e di declino ed è stata più volte nel corso della sua lunga esistenza precursore in materia di gestione urbana, sociale ed economica: la megalopoli dell’antichità con più di un milione di abitanti ridotti a poche decine di migliaia in medioevo; la città rinascimentale con il ritrovato splendore, frutto dei visionari piani urbanistici dei papi Giulio II e Sisto V; la città seicentesca, con una organizzazione statale all’avanguardia nell’amministrazione delle finanze, il disciplinamento sociale e l’assistenza ai poveri; la città settecentesca, stagnante e decadente e, al contempo, indiscussa meta del Grand tour. Il nuovo ruolo di Capitale d’Italia trovò la città di fine Ottocento impreparata alla sfida. Roma aveva mancato la spinta propulsiva della rivoluzione industriale e sembra di questo debba continuare a farne le spese ancora oggi.

In questi poco più di 150 anni vissuti da Capitale d’Italia Roma è cresciuta dieci volte nell’estensione fisica e quindici volte nella dimensione demografica. Questa impetuosa e disequilibrata crescita, “coloniale” – come la definì Pasolini -, non poteva generare un tessuto urbano omogeneo dal punto di vista demografico, sociale ed economico. La città si diluisce nella campagna circostante, e si possono chiaramente distinguere, in successione, il centro storico, le ex-periferie che oggi formano la città consolidata e la città-campagna, ampia e rarefatta. Ma la linearità di questo schema si rompe innumerevoli volte a causa di barriere visibili e invisibili che coinvolgono estese porzioni di territorio e rendono interi quartieri marginali in termini fisici e sociali. La qualità della vita è altamente diversificata ed esiste un profondo divario tra quartieri ricchi e quartieri poveri nei livelli di istruzione, di occupazione e nelle condizioni di salute. Questo divario si è reso ancora più evidente durante la pandemia; le aree più disagiate della città hanno avuto maggiore incidenza di casi di Covd19 e sono state anche le più bisognose di forme di assistenza al reddito come il Reddito di Cittadinanza, il Reddito di Emergenza, il Bonus Covid, o altro.

L’anomala estensione amministrativa, retaggio del periodo pontificio – l’odierno comune corrisponde in gran parte all’insieme delle tenute dell’Agro romano -, determina criticità nel sistema di governance dovute a questioni di scala e di competenze territoriali. Roma è grande 12 volte Parigi, 13 volte Barcellona, 7 volte Milano. A Milano, periferie come Quarto Oggiaro o Lambrate sono a circa 10 km di distanza dal centro, molto vicine al limite comunale. A Roma, il quartiere di Tor Bella Monaca dista 20 km da piazza Venezia mentre San Vittorino più di 30 km. Vi è attualmente una tendenza all’espulsione della popolazione residente dalla città centrale verso le periferie esterne al GRA, dove vanno a vivere prevalentemente famiglie con figli, come suggerisce l’età media della popolazione, più bassa rispetto ad altrove, e l’incidenza di famiglie con quattro e più componenti, più alta che altrove. Le famiglie si spostano in quartieri di recente costruzione, dove il trasporto pubblico è carente e dove mancano i servizi.

Roma è anche la più grande città abusiva d’Europa, con un terzo della popolazione che vive in edifici costruiti illegalmente regolarizzati negli anni, grazie a tre campagne di condoni edilizi.  L’edilizia è stata per tutto il Novecento uno dei principali driver economici di questa città, ed ha sostenuto un’occupazione a basso valore aggiunto, così come a basso valore aggiunto è l’occupazione generata dal turismo, altro driver economico per eccellenza; un turismo che appesantisce e snatura il centro storico ma non riesce a portare vantaggi nelle periferie.

L’agglomerato urbano di Roma rappresenta tuttavia la seconda area metropolitana italiana per PIL, mentre nel panorama regionale Roma conta per il 74% della popolazione residente, il 76% delle imprese e l’85% degli addetti. Nell’ultimo decennio del Novecento l’economia romana ha attraversato un periodo di aumento della produttività e di modernizzazione. Roma è riuscita in quegli anni a migliorare la sua performance come centro avanzato di ricerca e sviluppo e città promotrice di eventi culturali di respiro internazionale. Ma la crescita non è stata in grado di distribuire i benefici dello sviluppo a tutte le classi sociali e a tutto il territorio di Roma. Al principio del nuovo millennio, il progressivo indebolimento del sistema economico e lo scoppio della crisi globale ebbero come conseguenza l’arresto della crescita e lo stallo occupazionale. A differenza di Milano, tra le ultime due crisi globali Roma è cresciuta meno della media nazionale.

Le difficoltà nella pianificazione dei processi urbani e la mancanza di una visione e di una strategia per Roma sono delle costanti nel dibattito pubblico sul suo futuro. Nel rimarcare i numerosi problemi strutturali spesso si evita di considerare il dinamismo, l’inventiva e la capacità di trasformarsi di questa città. Le soluzioni spesso arrivano dal basso, da contesti e da attori locali che si attivano per l’implementazione di politiche place based, proprio nelle aree più disagiate.

Roma è oggi una città-regione composta dall’insieme delle sue periferie; una città che ha bisogno di adeguati strumenti di lettura e analisi dei problemi, e di risposte diversificate che tengano conto delle dinamiche di trasformazione a livello locale, tanto quanto a livello metropolitano. Le domande da porsi in merito al suo futuro sono difficili e complesse. Come superare l’attuale e prolungata crisi della città? Come innescare una crescita economica e distribuirne equamente i benefici? Come cambiare la mobilità di una città dipendente quasi esclusivamente dal trasporto privato? Come rendere Roma una città sostenibile? A partire da una comprensione di tipo multidisciplinare dei fenomeni in atto, le politiche dovrebbero fornire risposte in una prospettiva sistemica di gestione e di coordinamento dei soggetti coinvolti a tutti i livelli territoriali. L’auspicio è di vedere potenziati i poteri dei municipi e le capacità di gestione della città metropolitana.

Keti Lelo

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