21 - 27 Settembre 2026, Roma

Roma e Milano a confronto: cosa dicevano i ranking sull’innovazione nel 2021 (e cosa dicono oggi)

Nel 2021, il Finom Innovation in Business Index fotografava qualcosa di inatteso: Roma superava Milano nella classifica italiana delle città più innovative. Un dato che contraddiceva la narrativa dominante e apriva una domanda che da allora non ha smesso di circolare: Roma ha davvero il potenziale per competere con Milano sull’innovazione?

I numeri di quel ranking sono di cinque anni fa. Il panorama è evoluto, e un confronto aggiornato tra Roma e Milano, con l’aggiunta di Torino, è oggi disponibile nel report “Chi fa innovazione e dove?”, realizzato dal Centro di Ricerca della Rome Business School insieme a Rome Future Week®: leggi l’analisi aggiornata al 2026.

Quello che segue è la fotografia del 2021, utile per capire da dove siamo partiti.

Il ranking internazionale

Su una base di 100, Roma guida il ranking Italiano con 53,50 punti, seguita da Milano a 52,44 che stacca Bologna di pochissimo (52,22). Nella classifica globale dei poli di innovazione, che vede in testa San Francisco, le italiane non riescono a piazzarsi fra le prime 50: Roma è al 68° posto, Milano al 79° e Bologna all’85°. L’ecosistema tecnologico italiano vede in particolare concentrati su Roma la ricerca e sviluppo in ambito governativo, dove è 46°, mentre è Pechino che totalizza il punteggio dei 100, seguita da Washington, San Francisco, New York e Parigi, prima delle europee al quinto posto del ranking (77,87).

Attrattività dei capitali

L’Italia avrebbe molte chance di recuperare, allineandosi agli altri paesi europei, perché con la sua ricchezza di pmi a elevato valore aggiunto ha un punteggio molto alto per la creazione di prodotti ma molto basso nell’attrazione di capitali dall’estero.

Un tema che Gianmarco Carnovale aveva analizzato in profondità, parlando di Roma come ecosistema ricco di talenti ma carente di operatori del venture capital.

L’Italia potrebbe davvero attrarre capitali da tutto il mondo, e se la remora degli imprenditori, nell’approcciarsi al mercato dei capitali, potrebbe essere quella di perdere il controllo dell’azienda, la considerazione da fare è che laddove l’investitore, oltre che apportare risorse finanziarie può mettere a disposizione degli imprenditori le sue conoscenze e relazioni per sostenere e accelerare i loro progetti di crescita, quello potrebbe rappresentare il vero win-win.

I settori più innovativi

L’Italia è il paese che brilla per diversificazione industriale, anche grazie ai numerosi incentivi a sostegno dell’innovazione delle imprese, come quelli introdotti con il Piano “Industria 4.0”, o “Transizione 4.0”. Ma l’effetto positivo va scemando, anche a causa del dimezzamento delle aliquote scattato da gennaio 2023.

L’Italia risulta però poco appetibile per gli investitori stranieri, che la considerano un paese dove fare impresa è più difficile che in altri. È anche una questione di reputation, che andrebbe considerata.  In particolare, nel nostro paese non sono degne di nota le performance relative all’innovazione per infrastrutture,  politiche a sostegno degli investimenti d’impresa, nella market capitalization nel numero e valore di investimenti di venture capital.

Le smart city 

Volendo portare il confronto sul tema della smart city, il confronto fra Roma e Milano vede ribaltata la situazione. C’è una sorta di confine invisibile tra Firenze e Roma che segna e divide l’Italia. Il dato riportato dal sondaggio Pepe Research – realizzato per Intel Italia – è lo specchio della percezione e della fruizione delle ‘città intelligenti’ nel nostro paese: per gli italiani le ‘smart city’ di riferimento sono fondamentalmente Milano, Bologna, Padova, Firenze e Torino.

Tolta poi Genova, le altre smart city percepite sono, ma con un netto distacco, Bari, Catania, Napoli e infine Roma, in ultima posizione con la stima più bassa. Anche nella proiezione decennale, non ci sono stime molto dissimili: Milano continua a guidare il ranking, nella percezione degli italiani, mentre Roma resta ultima in classifica. Migliora solo Genova, che passa dalla nona alla settima posizione.

Solo il 51% degli intervistati conosce il concetto di smart city mentre l’altra metà non ne ha mai sentito parlare, oppure ha sentito il termine ma non saprebbe dire a cosa si riferisce. C’è quindi anche un tema di comunicazione istituzionale che non è riuscita a diffondere l’idea che le smart city siano utili ai cittadini, perché consentono di migliorare la sostenibilità delle città, incidendo su traffico e consumi, aumentando il livello di sicurezza e orientando la gestione dei contesti urbani in maniera più organizzata e dinamica, e che consente agli amministratori di ottenere una maggiore efficienza dei servizi a costi più contenuti.

I maggiori studi internazionali rivelano che dalle smart city arriveranno i nuovi equilibri dell’urbanizzazione del futuro: nelle città vive circa il 55% della popolazione mondiale, con un ritmo di crescita stimato del 13% entro il 2050. La sfida del futuro sarà quindi quella di garantire servizi e sostenibilità, migliorare la sicurezza pubblica e gestire e risolvere le problematiche ambientali, promuovendo al contempo l’economia locale, con soluzioni tecnologiche. 

Lo smart living

Guardando all’oggi, e all’effetto immediato di questo approccio, questa potrebbe essere anche la risposta per il 79% di italiani che apprezza lo smart working, e la smart city potrebbe essere parte della risposta che consente di ribilanciare il rapporto vita-lavoro. Infatti, vivere in una smart city, secondo i risultati della ricerca, è un fattore di attrazione e di potenziale stabilità all’interno della propria regione.

Sebbene solo il 13% degli italiani pensi di vivere in una smart city attualmente, il 68% è convinto che la propria città diventerà smart nei prossimi 10 anni. Inoltre, l’87% del campione ha dichiarato che si trasferirebbe in una smart city nel raggio di mezz’ora dalla propria abitazione; il 68% è preparato a sostenere un maggiore costo della vita in cambio dei vantaggi di vivere in una smart city.

Ovvero, se le smart city fossero sviluppate in tutta Italia questo aiuterebbe ad esempio chi vive al sud a non lasciare la città di origine per trasferirsi al nord in una città dove ci sono più opportunità di lavoro. La smart city, insomma, come freno per lo spostamento in cerca di lavoro all’interno del paese. 

Le smart city, secondo il 25% degli italiani intervistati, sono un’opportunità per fare qualcosa per l’ambiente e per migliorare la qualità della vita. Sono i giovani i più interessati (51%) nonostante molti servizi sarebbero a misura di anziano (23%). Nel futuro le città intelligenti offriranno più connettività, la possibilità di realizzare forme di mobilità autonoma e servizi per non dover andare in ufficio. Il 68% degli italiani sarebbe disposto a investire di più – pagando fino a 150 euro all’anno in più di tasse – per rendere la propria città più smart.

Dal 2021 a oggi il quadro è cambiato, non nei nodi strutturali, che restano aperti, ma nella qualità dell’analisi disponibile. Nel 2026 Rome Future Week® e la Rome Business School hanno pubblicato un report che aggiorna e approfondisce questo confronto con dati recenti su startup, venture capital, brevetti e fondi europei: Roma come polo della ricerca, Milano come hub finanziario, Torino come distretto industriale. Tre modelli diversi, non una gara con un solo vincitore.

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