16 - 22 Settembre, Roma

Ricerche e dati mettono in evidenza la difficoltà di molte fasce della popolazione urbana nel sentirsi parte attiva ed accolta. Roma viene analizzata nell’ambito dei progetti Spatium Urbis e MappaRoma, indagini e prospettive per la città che diventa un diritto. Ne parlano Keti Lelo e Tito Marci.

“Le città, come i sogni, sono costruite di desideri e di paure”, scrive Italo Calvino nelle sue Città Invisibili. Ed è così che viene percepita anche Roma dai suoi abitanti – che si contano in quasi 2.8 mln secondo gli ultimi dati Istat –  un luogo fantastico che spesso, però, a molti fa paura.
Immaginare quindi la città come un diritto per i cittadini è diventata una necessità, come emerge dall’evento “Una Roma del Genere”, promosso da Comune di Roma e dall’Università la Sapienza – che ha realizzato la ricerca “Spatium Urbis” –  oltre a diverse associazioni che hanno contribuito, nel tempo, a tracciare indagini e prospettive per inquadrare la fruizione di Roma nell’ambito di un percorso di sicurezza per tutte e per tutti, fra cui Laboratorio Roma050. 

“Far emergere nuove linee di lavoro per il futuro” è l’obiettivo con cui Michela Ciculli, Presidente della Commissione Pari Opportunità di Roma Capitale, ha inquadrato il programma operativo che punterà a ragionare in un’ottica di genere per trasformare Roma in una città aperta e nuova, fruibile per tutti e che, aggiunge Ciculli, “ci auguriamo che sia ‘femminista’ nel senso più inclusivo, attraversabile e aperta a ogni tipo di cittadinanza”. Significative le testimonianze portate con il contributo di Florencia Andreloa e Azzurra Muzzonigro di Sex and the City APS, si è fatta luce sul progetto dell’Atlante di Genere di Milano, perché ogni città italiana può, e dovrebbe, interrogarsi sulla sua fruibilità rispetto a tutti i pubblici, soprattutto quelli più fragili. 

Per dare corpo ad un’idea è stato necessario indagare lo stato dell’arte, e capire dati alla mano cosa serve fare per rendere Roma una città per tutti e tutte.  Di fatto emerge un dato certo: le donne risentono di una continua percezione del pericolo, portandole a prediligere il trasporto privato a quello pubblico per poter far fronte più agevolmente al carico di cura che ricade su di loro, e che prevede spesso continui spostamenti quotidiani di altre persone, che siano anziani o minori. In particolare poi, di sera le donne tendenzialmente rinunciano a spostarsi con i mezzi pubblici per gli spostamenti urbani, perché ritenuti poco sicuri se non pericolosi. 

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L’analisi dei dati Istat: MappaRoma

Il documento che storicamente ha registrato i dati, qualitativi e quantitativi, relativi alla Capitale, si chiama MappaRoma, il progetto nato nel 2016 che analizza i dati relativi a istruzione, occupazione, differenze di genere sulla base dei censimenti Istat. Di recente è stata realizzata la MappaRoma relativa al 2021, e a parlarne è Keti Lelo, analista territoriale e storica delle città. “Roma è una città monocentrica, ha un territorio esteso pari a tutte le aree urbane delle città italiane, e si caratterizza per la sua dimensione urbana che è molto più piccola rispetto alla sua dimensione amministrativa”. Il progetto MappaRoma punta a rilevare dati oggettivi rispetto alla città Capitale d’Italia, che ha delle specificità che la rendono unica ma anche difficile da gestire. Continua Lelo: “Roma è una città monocentrica, ha un territorio esteso pari a tutte le aree urbane delle città italiane. E si connota per avere in sé tante dimensioni minori, tante Rome che agiscono ed interagiscono a vari livelli.

C’è la città storica, ricompresa nelle mura aureliane che la cingevano prima che diventasse la Capitale d’Italia, la città Ricca e poi c’è quella del Disagio e delle periferie, che si sono aggiunte alla città storica nelle diverse fasi di espansione, e fra queste c’è una parte di città densa, la città Compatta, la città dei palazzoni dove vive la maggior parte dei romani. E poi c’è una parte più frastagliata a ridosso del GRA, dove ci sono le più recenti espansioni, la così detta città dell’automobile, che è in forte crescita. Infine c’è la città campagna, la città rarefatta, la Roma la dimensione agricola che è pari al 50% del territorio, e ospita quasi mezzo milione di abitanti. Il dato rileva che queste “città” diverse interagiscono spesso fra loro, a vari livelli. Rispetto alla metodologia adottata, Keti Lelo spiega: “L’edizione 2024 di MappaRoma, per la prima volta, si arricchisce anche dei dati dei censimenti del 1981m ’91 e 2001 relativi alle 155 zone urbanistiche di Roma, con l’intento di analizzare gli ultimi 40 anni dei cambiamenti socio-economici della città. E una delle tendenze rilevate, dall’81 ad oggi, è quella della costanza demografica: Roma non è cresciuta nei numeri, la popolazione è quasi statica. Cresce invece la  dimensione della città che si espande verso l’esterno consumando tanto spazio. 

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La parte centrale perde popolazione e diventa sempre più anziana, e la parte periferica cresce moltissimo, si tratta di famiglie di circa quattro componenti”. Lelo fornisce anche un dato demografico interessante: “Nonostante ci siano più donne laureate rispetto agli uomini, in nessuna zona di Roma ci sono più donne occupate rispetto agli uomini”.

Il nuovo strumento di analisi: Spatium Urbis

La ricerca è stata ideata da due studentesse dell’Università La Sapienza, Alice Fisichetti ed Elisa Leoni, nell’ambito del corso di progettazione sociale per la sostenibilità, l’innovazione e l’inclusione di genere. È Tito Marci, Preside della facoltà di Scienze politiche, sociologia, comunicazione de La Sapienza ad introdurre il lavoro, nato da un accordo di collaborazione con commissione capitolina pari opportunità. Marci parla di “sociologia attiva” in riferimento a quanto realizzato nell’ambito dell’analisi Spatium Urbis e ricorda come, rispetto al rapporto dei cittadini con le città, il concetto di diritto alla partecipazione sia cambiato radicalmente negli anni: “Nel ‘68 il diritto alla partecipazione della città era visto come una prospettiva di inclusione nella sua esperienza, il discorso di genere lo completa, infatti se prima si parlava di concetto di inclusione delle classi sociali, ora il discorso diventa trasversale”.

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Sono gli studenti e le studentesse ad aver condotto la ricerca che subito mette in evidenza che le parole più ricorrenti siano proprio “insicurezza, disagio, paura”. Questa ricerca, lo ricorda il professor Marci, “aiuta a monitorare ma anche a predisporre prospettive di azioni di incremento della possibilità di una partecipazione sempre più rispettosa”. Per fare un esempio concreto: “Cosa vuol dire abitare a Roma quando si è donna o gay, e quali sono gli spunti per consentire a tutte di viverla senza difficoltà”. Conoscere la città partendo dal percepito di chi la abita aiuta ad inquadrare un ampio margine di soluzioni concrete. Viviamo in un momento storico in cui a causa della crisi economica e dei tagli alla spesa sociale si sono accumulate tante criticità, ad esempio riguardo ai trasporti pubblici e dei servizi e della loro fruibilità, e questo impatta sulle persone economicamente e socialmente più vulnerabili. 

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“Lo notiamo anche in vari aspetti della vita quotidiana, quando la donna non esce perché ha paura, non avendo un mezzo proprio e temendo per la sua incolumità, o quando la donna lascia il lavoro perché non sa a chi lasciare i figli, o quando un ragazzo transessuale ha paura di entrare nel bar del proprio quartiere, o anche solo di attraversare la strada”. La ricerca aiuta anche a prendere coscienza di queste dimensioni di paura, a prendere atto di come stanno le cose, perché chi non vive queste situazioni e queste esclusioni spesso nemmeno si rende conto che esistano.

Mariapia Ebreo

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