21 - 27 Settembre 2026, Roma

Il futuro della mobilità si scrive in codice: scopriamo il progetto Noonbolt 

Quando pensiamo alla mobilità del futuro, immaginiamo quasi sempre la parte più visibile: i veicoli, le batterie, le infrastrutture, i nuovi modelli produttivi. Ma c’è un livello meno evidente e sempre più decisivo che merita attenzione, oggi più che mai: il software.

Software-defined vehicles: cosa sono e perché cambiano la mobilità

Marco di Lullo – Marketing Manager Philmark Group e Ambassador RFW® 2026

Per molto tempo abbiamo considerato il veicolo come un oggetto essenzialmente meccanico, migliorato nel tempo grazie all’elettronica. Questo paradigma sta ormai cambiando. Da anni sta emergendo nel settore automotive una visione diversa, più evoluta: quella dei software-defined vehicles, veicoli in cui una parte centrale del valore non dipende solo da come vengono costruiti, ma da come vengono programmati, aggiornati, connessi e integrati in un sistema più ampio di servizi.

È un cambio di prospettiva profondo. Significa riconoscere che il futuro della mobilità non si gioca soltanto nella manifattura, ma anche nella capacità di progettare architetture digitali, gestire dati, sviluppare logiche di controllo e costruire piattaforme capaci di evolvere nel tempo. In altre parole: non basta costruire un mezzo innovativo, bisogna renderlo smart.

Mobilità sostenibile e innovazione in Italia: il progetto Noonbolt

È proprio in questo contesto che nasce Noonbolt, un progetto di Philmark Group, realtà romana da anni impegnata nel settore ICT, che intende realizzare minibus elettrici Software Defined, costruiti tramite Additive Manufacturing. Si tratta del primo progetto totalmente made in Italy in questo settore e che prevede due anime, una software, rappresentata da Philmark Informatica, azienda capofila del gruppo che ha sede a Roma, ed una propriamente automotive ad alta intensità tecnologica, rappresentata da Noonbolt, che ha sede in Puglia.

La rilevanza del progetto non sta solo nella sua dimensione industriale nel contesto automotive e della mobilità sostenibile. Sta soprattutto nel fatto che interpreta il veicolo come parte di una piattaforma più ampia, nella quale software, servizi digitali, integrazione nell’ecosistema del trasporto pubblico e capacità di evoluzione continua diventano elementi strutturali, non accessori. È qui che la mobilità smette di essere soltanto trasporto e diventa anche integrazione, aggiornabilità, lettura dei dati, qualità del servizio.

MaaS e mobilità urbana: il ruolo della piattaforma digitale

In questo scenario, Roma può avere un ruolo tutt’altro che secondario, perché una parte decisiva di questo progetto si gioca proprio nel codice. Nella Software Factory di Philmark si sta infatti realizzando un layer digitale esteso, una vera e propria piattaforma MaaS, che unisce gestione operativa delle flotte, mobilità on-demand ed esperienza digitale del passeggero, un sistema che va oltre il singolo veicolo, per consentire una perfetta integrazione con i molteplici servizi di trasporto pubblico e privato che caratterizzano oggi molte città italiane. 

Qui emerge il punto più rilevante nel dibattito che una manifestazione come la Rome Future Week® apre ogni anno. Se vogliamo capire dove nasce davvero l’innovazione, dobbiamo superare una lettura tradizionale, nella quale la tecnologia coincide esclusivamente con l’oggetto finale. Sempre più spesso, invece, l’innovazione prende forma nei punti di connessione: dove si progettano sistemi, si mettono in relazione competenze diverse e si crea dialogo.

Smart mobility e integrazione dei sistemi nel futuro della mobilità a Roma

Nel caso della mobilità, questo significa mettere insieme settori, linguaggi e filiere che fino a poco tempo fa venivano letti come separati. Significa immaginare veicoli che non siano soltanto efficienti o sostenibili, ma anche perfettamente integrati con ciò che li circonda, oltre che in grado di evolvere nel tempo. Ma significa soprattutto riconoscere che l’innovazione non nasce mai in modo isolato: nasce dal confronto tra competenze, dalla contaminazione tra ambiti diversi e dalla capacità di ideare e realizzare soluzioni per ambiti sempre più interconnessi, proprio grazie alla tecnologia.

In questo senso, innovare oggi, nella mobilità come in molti altri settori, significa riconoscere che una parte crescente del valore dipende dalla capacità di realizzare “architetture”, direi fisiche, relazionali o virtuali, certamente smart, ovvero aperte all’evoluzione e capaci di generare connessioni. Solo in questo modo è possibile produrre nuovo valore, soprattutto in un’ottica sostenibile e distribuita.

di Marco Di Lullo, Marketing Manager Philmark Group – Ambassador RFW®

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