16 - 22 Settembre, Roma

La gestione delle città e la privacy

Con l’avvenimento delle smart city e della digitalizzazione, le città accedono allo statuto di big data. Hanno a portata di mano un volume molto significativo e variegato di dati informatici sui cittadini raccolti in diverse occasioni che richiedono l’adozione di nuove tecnologie e di Intelligenza Artificiale per essere processati.

Per alcuni, la smart city è una vera opportunità e lo sfruttamento dei dati va considerato come un vantaggio per le autorità locali, volti ad assicurare una migliore rappresentanza del territorio che consente di amministrare con maggiore consapevolezza ed efficienza lo spazio urbano, servizi, scuole, turismo e benessere dei cittadini.

Per altri, è un framework per l’implementazione di nuovi dispositivi di sicurezza urbana e di geolocalizzazione sfrenata che comporta il rischio di utilizzare dati a fini di sorveglianza ed una maggiore privatizzazione dello spazio urbano con la conseguenza di limitare i diritti e le libertà individuali dei cittadini.

Secondo i sostenitori della privacy urbana, è meno la “città intelligente” che la “città sicura” che deve essere temuta.

Non è tanto la possibilità tecnica di raccogliere dati ad essere problematica, quanto l’intenzionalità politica del loro sfruttamento. Per limitare questo rischio, i dati raccolti devono essere anonimizzati quanto possibile e seguire i principi di trasparenza e necessità.

In questo ambito l’Europa ha emesso dei regolamenti specifici quali il Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali, meglio conosciuto sotto l’acronimo GDPR e l’Intelligenza Artificiale Act che vanno applicati dai paesi membri, e quindi l’Italia.

Le organizzazioni sottoposti a questi Regolamenti sono sia gli enti pubblici che le società private.

In conclusione, per assicurare uno sviluppo armonioso e sostenibile di un mondo digitale, le città del futuro devono assicurare l’applicazione e il rispetto delle leggi a tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali dei cittadini nell’era digitale.

Perché la “smart city” rappresenta un ideale tecnologico per la qualità della vita degli esseri umani ma porta con sé questioni sociali ad alto impatto per gli individui.

Fabienne Flesia

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