Lo scorso settembre, in collaborazione con la Rome Future Week®, il Quasar Institute for Advanced Design ha organizzato il talk e q&a Artificial Intelligence vs Human Intelligence: una possibile convivenza?. È stato un incontro coinvolgente e assai stimolante, finalizzato a indagare – appunto – come l’intelligenza umana e l’intelligenza artificiale possano convivere e quali siano i possibili frutti di tale convivenza in ambito creativo.
L’Istituto Quasar è una storica accademia romana che occupa un ruolo di primo piano nei settori del design e della comunicazione visiva e multimediale. La creatività è indubbiamente il suo motore principale, ma grande importanza rivestono anche l’innovazione e la ricerca. La vasta offerta formativa riguarda – tra le altre – le figure del graphic designer, del game designer, dell’interior designer. Naturale, quindi, che alta sia l’attenzione nei confronti dell’AI, della sua evoluzione, degli strumenti che offre. Ma come questa attenzione si sta concretizzando in relazione al percorso didattico? Con quale occhi l’Istituto Quasar guarda all’intelligenza artificiale? Ne abbiamo parlato con il direttore didattico: Luna Todaro.
Come state integrando l’AI nella vostra offerta formativa?

Per una questione di rigore morale e scientifico, riteniamo essenziale e imprescindibile che prima ci sia un periodo di ricerca. Ci stiamo andando coi piedi di piombo. L’implementazione dell’AI dev’essere preceduta dallo studio e da attente analisi, per comprendere a fondo come possa integrarsi con l’intelligenza umana. Per offrire agli studenti un’interpretazione di qualità. Abbiamo a disposizione uno strumento potente, potenzialmente positivo ma anche rischioso. Bisogna passare attraverso fasi specifiche e capire bene come usarlo.
Sono in molti a “condannare” l’AI.
Io credo che ingaggiare una battaglia contro l’AI sia inutile e anacronistico. Lo diciamo sempre anche ai nostri studenti: questa cosa c’è e sarà costantemente migliorata. Il gol non è combatterla, soprattutto perché è troppo potente e troppo veloce. Bisogna imparare a integrarla. Tu diventi sempre più importante come uomo quando capisci come funziona l’intelligenza artificiale, sai controllarla e sai usarla. Guidandola in modo che non commetta ingenuità. Ricordiamo che l’AI non è intelligente nel vero senso della parola; l’intelligenza è qualcosa di molto più complesso.
Possiamo dire, quindi, che state mettendo alla prova l’intelligenza artificiale?
Possiamo dirlo: la mettiamo alla prova su più temi e vediamo come risponde. Preferiamo non integrarla in maniera globale e organica nell’offerta didattica; piuttosto, ci stiamo approcciando su diversi fronti. Dal punto di vista sia progettuale che contenutistico.
Facciamo qualche esempio.
L’evento organizzato lo scorso settembre, nell’ambito della Rome Future Week, rientra proprio in questo nostro modus operandi. Non solo. I nostri docenti, che sono tutti designer di alto livello e costantemente aggiornati, fanno sperimentazioni in aula con gli studenti. E stanno cominciando a integrare l’AI nei corsi, ma sempre con gradualità.
Cosa può essere e fare l’AI per un creativo?
Indubbiamente può agevolare i processi creativi, però è importante avere il giusto atteggiamento. Le idee sono fondamentali per ogni creativo; per realizzarle si serve di una serie di strumenti. Ecco, trovo perfetta questa metafora: l’intelligenza artificiale è uno strumento in più nella cassetta degli attrezzi dei creativi.

Se prima avevano a disposizione solo determinati software e tavolette grafiche, per esempio, adesso si è aggiunta l’AI. Da sempre noi siamo attenti a incrementare la ricerca scientifica e didattica, ma la base deve restare la creatività umana.
Attualmente l’intelligenza artificiale è in grado di sviluppare in toto un progetto di design?
No. Anche perché ancora commette diverse ingenuità, come dicevo prima. Sicuramente, col tempo, saranno corrette. Però non potrà mai assumersi la totale responsabilità di creare qualcosa da zero. Fondamentalmente è un grande database che pesca dalle reti di tutto il mondo per restituire una sorta di collage. Riesce ad assemblare e collegare testi, immagini, video. Per molti versi, è manierista: può anche realizzare un quadro rinascimentale, bellissimo. Ma non sarà mai Michelangelo e neppure Raffaello.
E d’altra parte, se l’uomo non le dà un’ispirazione concreta non è in grado di fare praticamente nulla. L’intelligenza artificiale fornisce pezzi, ma la composizione del puzzle spetta solo al creativo.
C’è il rischio che per danneggiare la creatività?
No, se si mantiene – appunto – un punto di vista corretto. Non si può negare che sia crescente l’utilizzo dell’AI nei modelli produttivi e creativi e noi guardiamo con grande interesse alle potenzialità. Ma allo stesso tempo, ci tengo a ribadire il concetto, è fondamentale mettere a fuoco anche i limiti e rischi. Può danneggiare la creatività solo nel momento in cui si cessa di vederla come uno strumento e si va oltre. Vorrei che passasse bene questo messaggio: l’intelligenza artificiale è un mezzo in mano al designer, ma non deve sostituire il designer.
Quindi non è neppure in pericolo il lavoro dei creativi.
Prima dicevo che l’AI sarà costantemente migliorata. Molto probabilmente su determinati fronti come quello della scienza, della tecnica e del calcolo arriverà a prestazioni elevatissime. Ma a proposito di creatività, non potrà mai superare l’uomo. Perché il creativo ha una sua storia, ha le sue emozioni, si serve dell’immaginazione; sbaglia, e serve pure quello. Sono tutte cose che l’intelligenza artificiale non possiede e non fa.
di Nadine Solano



