I linguaggi dell’arte e del design si ibridano con quelli dell’innovazione, nascono nuove professionalità e l’idea stessa di lavoro creativo è in continua evoluzione. In questo scenario RUFA – Rome University of Fine Arts – si trova al centro di una sfida affascinante: preparare le nuove generazioni non solo a esprimersi con i linguaggi del presente, ma a leggere, interpretare e guidare il cambiamento. Abbiamo intervistato il Direttore RUFA, arch. Fabio Mongelli.
Viviamo un’epoca in cui i linguaggi creativi evolvono alla velocità della tecnologia. Come cambia, in questo contesto, il ruolo di un’accademia come la RUFA nel preparare studenti e studentesse che non dovranno solo esprimersi attraverso questi linguaggi, ma anche leggere e guidare il cambiamento?
Il ruolo di RUFA oggi è molto più ampio rispetto al passato. Accanto all’insegnamento delle competenze tecniche e artistiche, si affianca la costruzione di una visione critica e progettuale del mondo. La didattica si nutre di interdisciplinarità, di dialogo con le scienze e con la tecnologia. È in quest’ottica che nascono le collaborazioni con il CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e con l’Innovation LAB della Sapienza, luoghi dove arte e ricerca si incontrano per generare progetti che vanno oltre i confini dell’aula.
In RUFA lo studente viene incoraggiato a sviluppare multicompetenze, a muoversi tra diversi saperi e linguaggi, diventando un creativo in grado di reinventarsi continuamente. Perché il futuro – specie nel mondo dell’arte, del multimedia e della game art – non è mai una linea retta: è un sistema complesso, che richiede agilità mentale, visione e capacità di contaminazione.
Un esempio significativo di questo impegno è il Dottorato di ricerca RUFA in “Cross Innovation Design for Cultural Industries”, che esplora le frontiere dell’innovazione culturale e del design per preparare i futuri ricercatori ad affrontare le sfide emergenti nel mondo delle industrie culturali.
Come sta mutando l’idea di lavoro creativo dal vostro punto di vista privilegiato? E quali nuove professionalità vedete emergere nei diversi ambiti formativi?
Il lavoro creativo sta cambiando volto. In RUFA vediamo emergere figure ibride che combinano creatività, competenze tecniche e familiarità nell’uso delle nuove tecnologie: il visual developer per esperienze immersive, il sound designer per ambienti virtuali, il narrative designer per videogame interattivi e tanti altri ancora. Sono professioni che richiedono un mix di visione artistica, competenza tecnica e capacità di lavorare in team multidisciplinari.
Grazie alle collaborazioni con realtà scientifiche, laboratori universitari e aziende tech, gli studenti hanno l’opportunità di confrontarsi con problemi reali e sperimentare soluzioni innovative. Le aule diventano laboratori di futuro, in cui i progetti non si fermano alla teoria, ma prendono forme concrete.
La formazione artistica può ancora seguire dei modelli lineari? Come si allena una creatività capace di adattarsi e reinventarsi nel tempo?
Un tempo si pensava alla formazione artistica come a un percorso lineare: studio, tecnica, stile, carriera. Oggi non funziona più così. La creatività va allenata come una forma di pensiero fluido, capace di adattarsi, cambiare pelle, assorbire stimoli da mondi diversi. Per questo, in RUFA si lavora molto sulla contaminazione tra corsi, sulla sperimentazione collettiva, sul confronto tra pratiche artistiche. Non ci sono percorsi rigidi: c’è spazio per l’errore, per il rischio, per l’intuizione.
E in un mondo dove i software cambiano ogni anno e le tecnologie si rinnovano di continuo, la vera skill da coltivare è la capacità di pensare in modo critico e autonomo.
La RUFA è anche uno spazio di confronto tra studenti e docenti provenienti da contesti culturali differenti. Quanto incide, oggi, la dimensione internazionale in un percorso creativo e formativo? E in che modo questo scambio arricchisce la scuola e il lavoro che ne nasce?
RUFA è da sempre un crocevia di culture e visioni. La comunità accademica è composta da docenti e studenti provenienti da decine di paesi diversi, ma l’internazionalità non è solo una componente “anagrafica”: è un metodo di lavoro.
L’Accademia è parte di un network globale di scambi e collaborazioni con università, accademie e politecnici internazionali, in particolare in Cina, Corea del Sud, Stati Uniti e tutta Europa. Queste connessioni permettono agli studenti di vivere esperienze formative all’estero, ma anche di portare dentro RUFA un respiro culturale ampio, capace di generare nuove prospettive creative.
In un’epoca in cui il confronto tra culture è anche confronto tra immaginari, questo scambio è fondamentale per generare contenuti contemporanei, profondi e innovativi.
Le tecnologie emergenti come l’IA stanno entrando di diritto nei percorsi formativi. Che impatto hanno sull’esperienza educativa e sulla pratica creativa degli studenti e delle studentesse della RUFA?
Intelligenza artificiale, realtà aumentata, ambienti immersivi, prompt generativi: le tecnologie emergenti sono ormai parte integrante della pratica artistica e progettuale. In RUFA queste tecnologie non vengono solo insegnate, ma criticamente esplorate. Attraverso i laboratori, le partnership con il mondo della ricerca e il dialogo costante con i docenti, gli studenti imparano a usarle come amplificatori della creatività, non come scorciatoie.
L’obiettivo non è creare una generazione di “utenti esperti”, ma di autori consapevoli, capaci di interrogare gli strumenti, riflettere sull’impatto sociale ed etico delle tecnologie, e soprattutto mantenere al centro la visione umana e personale.
In un mondo che cambia forma ogni giorno, RUFA si pone come uno spazio dove la mutazione creativa è non solo accolta, ma allenata, nutrita, potenziata. Un luogo dove si impara a cambiare forma, rimanendo fedeli alla propria identità. Perché è proprio nei momenti di mutazione che nascono le visioni più radicali e le idee più forti.



