20-26 Settembre 2027, Roma

Dall’Earth Observation all’azione: come cambia l’uso dei dati satellitari

I dati di osservazione della Terra stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella gestione dei territori, delle infrastrutture e delle città. Il passaggio decisivo è trasformare la quantità crescente di informazioni disponibili in strumenti utilizzabili nei processi quotidiani di chi deve prendere decisioni.

Ne abbiamo parlato con Andrea Tesseri, Operations Director – Space di Serco Italia, approfondendo l’evoluzione dell’Earth Observation, il ruolo di programmi come Copernicus, IRIDE e Destination Earth e il lavoro necessario per integrare dati satellitari e altre fonti informative. L’intervista affronta anche il rapporto con la Pubblica Amministrazione, lo sviluppo dei Digital Twin e le competenze richieste oggi dalla Space Economy.

Serco è Gold Partner di Celeste – Oltre le Stelle, il Future Hub di Rome Future Week® dedicato allo spazio, e parteciperà al programma del 24 settembre alle Industrie Fluviali. Alle 15:30, Space for Earth sarà dedicato alle applicazioni dell’osservazione della Terra per la gestione e la pianificazione del territorio. Serco contribuirà anche alla sessione pomeridiana di Celeste, che attraverserà temi legati alla Space Economy e al rapporto tra ricerca spaziale, persone e vita quotidiana, da Space for Women a Space for Life.

Partecipa agli eventi di Serco, partner di Celeste – Oltre le stelle, il 24 settembre

Serco lavora da anni sull’accesso e sull’utilizzo dei dati di osservazione della Terra, dai servizi Copernicus fino a programmi più recenti come IRIDE. Che cosa è cambiato nel modo in cui questi dati vengono utilizzati e cosa serve oggi perché possano diventare strumenti realmente utili nelle decisioni sul territorio?

Andrea Tesseri

La vera rivoluzione è che oggi non parliamo più di dati satellitari, ma di decisioni supportate dai dati. Per anni il tema è stato raccogliere informazioni dallo spazio; oggi il tema è renderle immediatamente utilizzabili da chi gestisce città, infrastrutture e territori.

Abbiamo a disposizione una quantità di dati senza precedenti grazie a programmi come Copernicus e IRIDE. Il rischio, però, è che rimangano un patrimonio inutilizzato se non vengono trasformati in servizi semplici, affidabili e integrati nei processi decisionali.

In questo contesto, il ruolo di Serco è sempre più quello di integrare e valorizzare fonti informative diverse attraverso processi di data fusion. I dati satellitari esprimono infatti il loro massimo potenziale quando vengono combinati con altre informazioni, come dati meteorologici, sensori a terra, informazioni infrastrutturali, dati territoriali o fonti amministrative.

È questa capacità di mettere in relazione mondi diversi che permette ai nostri clienti e partner di ottenere una visione più completa e accurata del territorio.

IRIDE è stato progettato anche per mettere servizi geospaziali a disposizione della PA in ambiti come la protezione civile, il monitoraggio delle infrastrutture e del territorio. Qual è il passaggio più complesso quando si cerca di integrare questi strumenti nei processi quotidiani di un’amministrazione?

Il passaggio più complesso non è la disponibilità della tecnologia, bensì la capacità di comprendere come un ente lavora, quali decisioni deve prendere, con quali tempistiche e sulla base di quali vincoli. Non si tratta semplicemente di fornire una piattaforma o un servizio geospaziale, ma di adattarlo ai requisiti dell’organizzazione, integrandolo nei flussi di lavoro esistenti e nelle modalità con cui vengono prese le decisioni.

In questo senso, le “service segments” previste da IRIDE rappresentano un importante fattore abilitante. Consentono di sviluppare servizi sempre più orientati a specifici domini applicativi e casi d’uso, rendendo più semplice trasformare il dato satellitare in informazioni e strumenti coerenti con le esigenze operative dei diversi settori della Pubblica Amministrazione.

Serco ha lavorato anche su applicazioni molto concrete, dal monitoraggio di calore e inquinamento urbano all’analisi del rischio di frane dopo gli incendi. Come si misura il valore reale di un progetto di Earth Observation e quali elementi fanno la differenza perché un dato satellitare produca un impatto effettivo sui servizi e, di conseguenza, sulla vita delle persone?

Il vero indicatore di successo è quando il dato satellitare diventa un’azione concreta sul territorio. Quando consente di intervenire prima, spendere meglio o proteggere in modo più efficace persone, infrastrutture e ambiente, allora l’investimento in Earth Observation sta producendo valore reale.

Se un comune riesce a individuare prima un rischio idrogeologico, se un ente gestisce meglio una fase di emergenza o se un’infrastruttura viene monitorata in modo più efficiente, allora il progetto sta producendo un impatto reale.

Progetti come IRIDE coinvolgono agenzie spaziali, imprese tecnologiche, operatori digitali e amministrazioni pubbliche. Che cosa rende efficace una collaborazione tra mondi così diversi e dove si incontrano oggi le maggiori difficoltà nel trasformare tecnologie e dati provenienti da soggetti diversi in un servizio utilizzabile?

I grandi programmi spaziali come IRIDE sono probabilmente uno dei migliori esempi di innovazione collaborativa oggi esistenti in Europa.

La difficoltà principale che vediamo oggi è che spesso esiste ancora una distanza tra chi produce dati e chi deve utilizzarli. Un responsabile della protezione civile, un gestore di infrastrutture o un’amministrazione comunale non cercano immagini satellitari o algoritmi sofisticati: cercano risposte a problemi operativi, possibilmente in tempi rapidi e in una forma facilmente utilizzabile.

Serco è coinvolta in diversi programmi centrali dell’ecosistema spaziale europeo, da Copernicus a Destination Earth, oltre alle attività sviluppate per ESA ed EUMETSAT. Come sta evolvendo il ruolo di un operatore come Serco all’interno di questo ecosistema e quali capacità saranno più importanti nei prossimi anni per collegare infrastrutture spaziali e bisogni degli utenti?

In questo scenario il ruolo di Serco sta evolvendo rapidamente. Oltre alla nostra tradizionale esperienza nella gestione e nelle operazioni dei grandi programmi spaziali europei, oggi siamo sempre più chiamati a svolgere una funzione di service integrator, mettendo in connessione tecnologie, dati, competenze e attori diversi per rispondere a esigenze operative concrete.

Per questo uno degli elementi distintivi di Serco è la capacità di individuare e coinvolgere rapidamente partner tecnologici, startup innovative e PMI specializzate che possano contribuire a risolvere specifiche esigenze degli utenti finali.

L’innovazione oggi non consiste nel fare tutto internamente, ma nel saper costruire l’ecosistema giusto attorno a un problema.

Con Destination Earth e con Cyber Italy di IRIDE, i Digital Twins stanno entrando in programmi sempre più strutturati. Pensando in particolare alle città, quali applicazioni considera oggi più promettenti e cosa manca ancora perché un Digital Twin possa diventare uno strumento ordinario di pianificazione e gestione per le amministrazioni?

I Digital Twin rappresentano una delle evoluzioni più interessanti dell’utilizzo dei dati geospaziali. Nelle città possono supportare la pianificazione urbana, la gestione delle infrastrutture critiche, il monitoraggio ambientale, la mobilità sostenibile e la valutazione degli impatti degli eventi estremi.

L’aspetto più promettente è la possibilità di simulare scenari e valutare in anticipo gli effetti delle decisioni. Perché questi strumenti diventino parte integrante dell’operatività delle amministrazioni servono però dati aggiornati, standard condivisi, capacità di integrazione tra sistemi diversi e competenze adeguate per interpretarli. È un percorso che richiede tempo, ma che può trasformare profondamente il modo in cui vengono gestiti i territori.

Serco ha investito anche nella formazione delle nuove generazioni, sostenendo iniziative rivolte a studenti e giovani ricercatori. Quali competenze sono fondamentali e quali profili servono oggi nel settore della Space Economy?

La Space Economy richiede un equilibrio sempre più forte tra competenze tecniche e capacità di applicare le tecnologie a problemi reali. Naturalmente restano fondamentali profili legati all’ingegneria, alle scienze dei dati, all’osservazione della Terra e allo sviluppo software.

Il tema di Rome Future Week® 2026 è “Materia Prima”. Guardando alla Space Economy di oggi, qual è la risorsa primaria su cui investire per trasformare l’innovazione spaziale in valore concreto per i territori e per le persone?

Se dovessi individuare una sola materia prima per il futuro della Space Economy, direi senza esitazione il talento delle persone.

Le infrastrutture spaziali, i satelliti e le tecnologie sono elementi fondamentali, ma il vero valore nasce dalla capacità di interpretare i dati, creare innovazione e trasformare la conoscenza in soluzioni utili per la società. Investire nelle competenze, nella formazione e nella collaborazione tra settori diversi significa creare le condizioni affinché l’innovazione spaziale generi benefici concreti per i territori, per le istituzioni e per i cittadini.

In un contesto sempre più guidato dai dati, il capitale umano resta la risorsa più strategica e più difficile da replicare.

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