21 - 27 Settembre 2026, Roma

Davide D’Atri e Soundreef: il romano che ha fatto crollare un monopolio secolare partendo da un palco sull’Isola d’Elba

Come un ex DJ con la fissa per l’Antitrust ha fondato l’unica vera alternativa alla SIAE, cambiando per sempre le regole del diritto d’autore in Italia

Davide D’Atri, CEO di Soundreef

Da adolescente montava palchi sull’Isola d’Elba e mixava vinili come DJ. Non immaginava certamente che un giorno avrebbe portato quei sogni a scontrarsi con giganti istituzionali. Davide D’Atri, romano, è l’uomo che ha fatto qualcosa che in Italia sembrava impossibile: scardinare un monopolio secolare.

La storia di Soundreef è una di quelle storie che in Italia si raccontano poco perché sfidano un certo ordine delle cose. Fondata nel 2011 a Londra insieme al socio storico Francesco Danieli, con appena 85.000 euro di investimento iniziale, oggi è un gestore indipendente di diritti d’autore riconosciuto in più di 90 paesi.

Ma per capire Soundreef bisogna capire D’Atri. E per capire D’Atri bisogna partire da dove tutto è cominciato.

La fissazione dell’Antitrust

“Ho un background di economia, ho studiato economia, però ho sempre lavorato nel campo della musica da quando avevo quindici anni, ho fatto di tutto: DJ, impianti, vendere CD per strada, editoria”, racconta. Il punto di svolta è all’università: “Studiando economia avevo la fissa dell’Antitrust. E avendo la fissa dell’Antitrust non riuscivo a comprendere come fosse possibile che alle varie SIAE d’Europa fosse consentito di agire in regime di monopolio”.

Quella che per altri sarebbe stata un’osservazione da esame di microeconomia, per D’Atri diventa un’ossessione imprenditoriale che coltiva per oltre dieci anni. A diciannove anni si trasferisce a Londra, fonda una prima azienda nel settore dei diritti musicali per la televisione e accumula competenze, contatti, esperienza. Poi nel 2011, con Danieli, il salto: Soundreef.

Davide contro Golia (ma non è una favola)

Il percorso non è stato quello di una startup da Silicon Valley con curve di crescita esponenziali e campagne stampa entusiaste. È stato un percorso di battaglie legali, intrighi politici, investitori difficili, notti insonni. Quello che D’Atri definisce “la sindrome da montagne russe delle startup”: giornate in cui ci si sente imbattibili alternate a notti piene di dubbi.

Nel 2018 l’Antitrust AGCM ha accertato l’abuso di posizione dominante di SIAE nei confronti di Soundreef. Una sentenza storica. L’anno dopo arriva un accordo che riconosce formalmente il diritto di Soundreef a raccogliere diritti d’autore in Italia. Il monopolio, dopo oltre un secolo, aveva una crepa irreparabile.

“Se cominci a pensare di mollare, hai già perso”, dice D’Atri con una semplicità disarmante, ricordando i mesi in cui una legge sembrava aver cancellato in un attimo anni di lavoro. Forse sta proprio lì il segreto di chi riesce a cambiare davvero qualcosa.

Non vanity metrics, ma una rivoluzione silenziosa

Oggi Soundreef non è più quella “startup ribelle” che fa notizia perché sfida un gigante. È una realtà solida che gestisce le royalty di oltre 43.000 autori ed editori nel mondo, tra cui Laura Pausini, Giovanni Allevi, Marco Masini, e la PFM. Nel 2024, Roger Waters ha scelto Soundreef per gestire i diritti di tutte le sue opere, inclusi i successi dei Pink Floyd.

Un’azienda che investe in tecnologia, dati e persone, e che ha introdotto qualcosa che nel settore era quasi fantascienza: pagamenti trimestrali delle royalty, rendiconti dettagliati in tempo reale, e una ripartizione dal 20 al 50% superiore rispetto al concorrente su internet e tv.

“Mostra i rischi a chi vuole investire su di te, non solo le promesse di crescita”, consiglia D’Atri. “Tieni sempre gli investitori dentro la stanza quando le cose sono più complesse del previsto.” Un approccio alla trasparenza che non è solo un consiglio da manuale, ma è la filosofia che ha guidato Soundreef fin dall’inizio. La stessa trasparenza che ha chiesto al mercato dei diritti d’autore.

Equilibrio mentale come strategia d’impresa

C’è un aspetto di Davide D’Atri che colpisce chi lo incontra: l’insistenza sull’equilibrio personale come prerequisito per guidare un’azienda. “Se non hai lucidità emotiva, non puoi guidare un’azienda né ispirare un team”, dice. In un ecosistema startup che celebra le notti in ufficio e il burnout come medaglie al valore, è una posizione che suona quasi controcorrente.

Ma è coerente con tutto il percorso Soundreef: una rivoluzione fatta non con la furia ma con la tenacia. Non con il rumore ma con i dati. Non inseguendo le vanity metrics ma costruendo qualcosa che funziona.

Una storia romana che parla al mondo

La rivoluzione vera è già avvenuta: gli autori oggi possono scegliere. E questo resta il successo più grande di Davide D’Atri. Un ragazzo romano che montava palchi d’estate, con la fissazione per l’Antitrust e la musica nel sangue, che ha dimostrato che anche un monopolio secolare può cadere se hai un’idea giusta, la tenacia per portarla avanti e la lucidità per non perderti lungo la strada.

Ha scritto anche un libro, “La musica è cambiata”, con prefazione di Fedez. Il titolo dice tutto. La musica, in Italia, è davvero cambiata. E Roma può rivendicare con orgoglio di aver dato i natali all’uomo che l’ha cambiata.

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