Su Roma esiste una narrazione nota: una città splendida ma ferma, capace di custodire il passato e poco incline a costruire futuro. È un racconto comodo, utile a spiegare in poche battute perché i talenti partono e gli investimenti scelgono altre destinazioni.
Oggi, però, questa lettura non regge più. Roma non è diventata una Silicon Valley e non ha risolto i suoi nodi strutturali, ma i dati europei raccontano altro. Nel Regional Innovation Scoreboard 2025 della Commissione Europea, il Lazio – con Roma come motore principale – raggiunge un indice di 96,3 su una media UE di 100, collocandosi tra i “Moderate Innovators+” e sopra la media italiana. Dal 2018 la performance innovativa regionale è cresciuta del 15,3%.
Questi numeri mostrano che un ecosistema esiste e produce risultati. Il limite è un altro: le sue componenti dialogano poco, faticano a connettersi e a trasformare il potenziale in crescita di scala.
I punti di forza dell’ecosistema romano
Il Regional Innovation Scoreboard non misura la reputazione, ma i fatti: 23 indicatori comparabili tra 241 regioni europee. Guardando ai dati del Lazio emergono segnali di un territorio che sta costruendo basi solide. La ricerca prodotta qui dialoga con il mondo: le co-pubblicazioni scientifiche internazionali sono un punto di forza e indicano una capacità di collaborare e generare conoscenza competitiva su scala globale.
Un secondo pilastro è la forza lavoro digitale. La presenza di specialisti ICT non significa soltanto più startup, ma un tessuto produttivo in cui il digitale è diventato infrastruttura trasversale, anche nei settori tradizionali. A questo si aggiunge la capacità di trasformare l’innovazione in mercato: il RIS misura l’impatto commerciale delle nuove soluzioni e il Lazio mostra risultati concreti, segno che l’innovazione produce economia reale.
C’è poi un dato che racconta l’intera filiera: 14 miliardi di euro di export farmaceutico, il 26% del totale nazionale secondo Farmindustria 2025. Non stiamo parlando di potenziale, ma di industria avanzata che vende nel mondo e crea occupazione qualificata.
Dalla crescita alla trasformazione
Il Regional Innovation Scoreboard evidenzia anche aree di miglioramento: l’occupazione nelle imprese innovative resta sotto la media europea e la brevettazione PCT mostra fragilità. Significa che ricerca e competenze devono trasformarsi con maggiore continuità in crescita industriale, proprietà intellettuale, filiere e lavoro qualificato. Il nodo centrale riguarda l’incontro tra gli attori dell’ecosistema: tempi, linguaggi e obiettivi faticano ancora ad allinearsi.
A Roma convivono università di livello mondiale e un tessuto imprenditoriale dinamico, ma la distanza tra questi mondi rimane spesso organizzativa più che geografica. Le imprese cercano competenze presenti sul territorio, i ricercatori sviluppano soluzioni con potenziale di mercato, gli investitori attendono progetti strutturati. Manca una rete stabile che renda naturale questo scambio e trasformi le opportunità in percorsi concreti.
In questa direzione si muove Rome Technopole, l’ecosistema PNRR pensato per collegare ricerca e imprese, e con la stessa logica nasce Rome Future Week®. L’obiettivo è costruire infrastrutture collaborative: luoghi e processi in cui la ricerca dialoga con le imprese, gli investitori incontrano progetti con potenziale industriale, le istituzioni accompagnano con regole chiare e strumenti di sostegno, la comunicazione rende visibili risultati e opportunità. Ma anche trasformare questa dinamica in un racconto collettivo e in un vantaggio competitivo per chi opera sul territorio, dall’impresa orientata all’innovazione a chi lavora in università o in un centro di ricerca, dalla startup alla pubblica amministrazione.
Fonti:
- Regional Innovation Scoreboard 2025 (Commissione Europea)
- Indicatori Farmaceutici 2025 (Farmindustria)


