21 - 27 Settembre 2026, Roma

Educare al Digitale: quando la tecnologia incontra l’umano

Riflessioni dall’intervento al Parlamento Europeo – Europa Experience David Sassoli, 18 febbraio 2026

Siamo immersi in una trasformazione epocale. L’intelligenza artificiale non è più un tema da conferenze specialistiche: è dentro le tasche dei nostri ragazzi, nei loro smartphone, nelle loro conversazioni quotidiane. La domanda che dovremmo porci – come educatori, formatori, genitori, professionisti – non è se questa trasformazione stia avvenendo. È già avvenuta. La domanda vera è un’altra: come la abitiamo con consapevolezza?

Questo è il filo rosso che ho portato al tavolo “Cuore e Codice”, ospitato negli spazi dell’Europa Experience David Sassoli a Roma, nell’ambito di una tavola rotonda che ha messo al centro una questione urgente: come restare umani nell’epoca degli algoritmi?

Ho portato in questo contesto le riflessioni che ho maturato in uno dei miei contesti lavoriativi: quello di insegnante di Lettere e Storia alle scuole superiori.

Partiamo da un dato di realtà: i giovani si informano prevalentemente attraverso i social. Non è un fenomeno da combattere, ma da comprendere e orientare. In questo scenario, stanno emergendo figure nuove – i creator educativi – che dimostrano come sia possibile unire il linguaggio contemporaneo con il rigore dei contenuti, trasformando piattaforme nate per l’intrattenimento in spazi che se non vogliamo definire di apprendimento, possiamo certamente definire di supporto allo sviluppo della curiosità rispetto a temi altrimenti ostici.

Penso a progetti come Canto i Fatti, che racconta storia, scienza e cultura attraverso canzoni brevi e video generati anche con l’AI, costruendo una comunità di studenti e insegnanti che seguono con interesse la pagina. Certamente questo tipo di contenuti generati da IA non possono essere paragonati a progetti più consistenti come ad esempio La setta dei Poeti Estinti che si compone di un giornalista (Emilio Fabio Torsello) e di una poetessa e professoressa (Mara Sabia), che oltre a promuovere testi di classici offrono anche consigli di lettura e format culturali di spessore che realizzano in importanti location a Roma e in Italia.

Penso a Edoardo Prati, giovane studente di Lettere Classiche che ha portato Leopardi e Virgilio dentro TikTok con un linguaggio semplice e coinvolgente, dimostrando che i classici possono diventare strumenti vivi di riflessione sui sentimenti e sul senso della vita. O, a livello internazionale, altri esempi possono essere AsapSCIENCE, Tom Scott, Big Manny: creator che dimostrano che cultura e conoscenza possono essere vive, dinamiche e alla portata di tutte le persone.

Questi creator non sostituiscono la scuola. La affiancano. Intercettano l’attenzione dei ragazzi nei luoghi digitali che abitano ogni giorno e costruiscono una cittadinanza digitale più consapevole, stimolando senso critico e partecipazione. Si tratta quindi di guidare i nostri ragazzi verso contenuti di valore invece di abbandonarli nel mare magnum dei social e del web in generale. Anche perché i più giovani possono facilmente trovarsi in difficoltà rispetto alle molteplici stimolazioni ed opportunità che vengono anche dall’AI: molti parlano con l’intelligenza artificiale come parlerebbero con uno psicologo. Lo confessano, lo usano, a volte lo preferiscono. Sarebbe facile liquidarlo come un problema tecnologico. In realtà è un segnale sociologico profondo.

Come ha mostrato Sherry Turkle nel suo “Alone Together”, le tecnologie relazionali producono una forma di “intimità simulata”: l’utente si sente ascoltato (24 ore su 24), compreso (senza giudizio), riconosciuto. Qui emerge una differenza fondamentale: l’AI simula empatia, non la vive. Non possiede esperienza incarnata, non assume responsabilità clinica, non può gestire crisi profonde.

Il rischio non è che i giovani parlino con l’AI. Il rischio è che confondano la simulazione di comprensione con la relazione umana autentica. Quando una tecnologia viene utilizzata per colmare un bisogno relazionale, significa che quel bisogno non sta trovando risposta altrove. La domanda giusta, quindi, non è “come impediamo ai ragazzi di parlare con l’AI?”. La domanda è: come possiamo costruire spazi umani così sicuri, disponibili e non giudicanti da non rendere necessario sostituirli?

La trasformazione dell’autorità: chi educa alle fonti emotive?

Pierre Bourdieu parlava di capitale culturale come risorsa che legittima competenza e autorità. Oggi stiamo assistendo a qualcosa di diverso: l’autorità non è più solo istituzionale, ma conversazionale. Se una voce risponde in modo coerente, chiaro e rassicurante, viene percepita come competente. Questo vale per i creator, per gli influencer, e ora anche per le AI.

Si apre così una questione cruciale per chiunque lavori in ambito educativo: chi educa alla valutazione critica delle fonti emotive? Non basta più insegnare a distinguere le fake news. Serve anche imparare a riconoscere quando una risposta “giusta” viene da una macchina che non “sa” davvero.

La vera sfida: doppia alfabetizzazione

Non possiamo affrontare questo scenario solo dal punto di vista tecnologico. Serve un doppio livello di educazione, che nella mia pratica formativa chiamo doppia alfabetizzazione: da un lato, l’alfabetizzazione digitale – capire cos’è l’AI, come funziona, quali sono i suoi limiti reali e le sue opportunità concrete. Dall’altro, l’alfabetizzazione emotiva – riconoscere i propri bisogni relazionali, imparare a chiedere aiuto a persone reali, sviluppare competenze empatiche reciproche.

L’AI può essere uno strumento di riflessione, un diario evoluto, un ponte verso il supporto umano. Non può, invece, diventare il sostituto della relazione. Questa distinzione è il cuore di qualsiasi progetto educativo serio nell’era digitale.

L’AI in classe: un caso studio concreto

Ho portato all’incontro un esempio concreto di come l’AI possa diventare uno strumento educativo potente, se guidato da una regia umana consapevole. Con i ragazzi del mio liceo, nell’ambito dell’educazione civica, abbiamo affrontato il tema dei genocidi della storia. Abbiamo chiesto all’AI di cercare nomi di vittime; i ragazzi hanno poi svolto una ricerca individuale su ciascun personaggio, realizzando una carta di identità illustrata. Poi, con l’aiuto dell’AI, hanno elaborato dialoghi ipotetici tra questi personaggi storici sulle loro esperienze, trasformandoli infine in fumetti disegnati a mano.

Il risultato è stato straordinario: i ragazzi hanno sviluppato empatia storica, competenze narrative, senso critico sull’uso degli strumenti digitali. Hanno imparato, concretamente, che la tecnologia non è neutra ma riflette i valori di chi la progetta e di chi la utilizza.

Un episodio in particolare è stato illuminante: usando Gemini per cercare vittime di genocidi, l’AI ha rifiutato domande su Hind Rajab, una delle piccole vittime del genocidio palestinese, considerandole potenzialmente pericolose. Questo ha aperto una discussione fertile in classe sui bias degli algoritmi, sulla responsabilità delle grandi aziende tech, sulla differenza tra censura e protezione. La tecnologia, usata bene, diventa uno specchio della società.

Il vero salto evolutivo è nella coscienza

Il vero salto evolutivo non è nell’algoritmo. È nella coscienza di chi lo scrive, di chi lo usa, di chi lo insegna. L’intelligenza artificiale è uno strumento potente, forse il più potente che abbiamo mai avuto, ma è uno strumento. La responsabilità di usarlo bene resta umana, profondamente umana.

Come educatori e formatori, il nostro compito è formare persone, prima ancora che professionisti, capaci di abitare la trasformazione digitale con consapevolezza, senso critico e intelligenza emotiva. Persone che sappiano distinguere l’empatia simulata da quella vera. Che sappiano usare la tecnologia senza esserne usati. Che restino, in fondo, irriducibilmente umane.

Cristina Colaninno, Ambassador RFW®

Formatrice, insegnante e consulente aziendale. Giornalista pubblicista e Responsabile per il Lazio di Digital Meet. Fondatrice di CFC Lazio, si occupa di progettare e gestire percorsi formativi su digitale, comunicazione e innovazione per aziende, enti e privati.


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