16 - 22 Settembre, Roma

La situazione del traffico a Roma è notoriamente tragica, il tema della mobilità e dell’accesso alla città domina da anni la riflessione su come possiamo ridisegnare la città.

Trovare soluzioni ai problemi che emergono nelle città e nuove strategie di attuazione sono i compiti delle incredibili reti di competenze e abilità che le città riescono a creare e anche su questo dovrebbe impegnarsi la città di Roma.

Davide Martello, nel suo articolo “Il futuro delle città dopo la pandemia”, uscito nel 2020, cita Vishaaan Chakrabarti, professore di architettura all’Università di Berkeley e fondatore del prestigioso studio di architettura e urbanistica Pau (Practice for Architecture and Urbanism) a New York, il quale è convinto che “l’attuale situazione di stallo che molte metropoli stanno vivendo sia un momento unico per ripensare le città e renderle dei posti equi e vivibili”. È interessante la sua affermazione “per creare la città del futuro abbiamo bisogno di una nuova narrazione fatta di generosità, non austerità” e cita tre componenti fondamentali per rimodellare le aree urbane: “una sanità e una politica edilizia eque, una mobilità urbana sostenibile, in particolare per le connessioni che ha con il cambiamento climatico e infine l’idea di un libero accesso alle risorse sociali e culturali”.

Parlando della mobilità Chakrabarti osserva che la gran parte delle città hanno più di un terzo della superficie occupata da strade per lo più usate da veicoli privati, questo equilibrio va ripensato completamente. Questi spazi vanno usati “per bus rapidi. Anche camminare ed andare in bici si sono rivelati ottimi mezzi di trasporto durante l’epidemia. Tutto questo porta a un miglioramento nell’aspetto ecologico e nelle connessioni tra persone e questo è possibile solo se si smettono di usare le strade solo per le macchine. Il problema non è qui tecnologico: è un problema di spazio. Guardate quanto spazio una persona in una macchina occupa rispetto a un ciclista o a un pedone e non importa se la macchina è autonoma o elettrica: occupa semplicemente troppo spazio”. 

Un tipo di trasformazione che senz’altro è inerente a un piano logistico, di mobilità e tecnologico, ma è anche una visione differente ispirata al miglioramento della qualità della nostra vita, laddove da sempre l’accesso ai servizi della città è stato un elemento critico e a volte drammatico per la nostra sopravvivenza, è l’idea che il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, aveva proposto per rendere la capitale francese una ‘città di un quarto d’ora’, cioè fare in modo che ciascun cittadino abbia a disposizione tutto ciò di cui necessita a meno di 15 minuti dalla propria abitazione.

Ritengo molto importante tentare di costruire un mondo più sostenibile, avremo bisogno di tutte le nostre competenze, di tutta la nostra coscienza ecologica e di tutta la nostra eticità. Certamente, la distribuzione capillare romana non è quella di Parigi, ma da qualche parte bisogna pur partire, in attesa anche delle proposte che arriveranno dalla Rome Future Week® dall’11 al 17 settembre 2023.

Roberto Panzarani

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