16 - 22 Settembre, Roma

Guglielmo Giuggioli, il dottore di ricerca che vuole cambiare l’università italiana

Guglielmo Giuggioli è un dottore di ricerca che ha maturato esperienza come visiting researcher presso le università di Stanford e Berkeley. Durante il Master of Science in Business Administration ha avuto l’opportunità di frequentare tre programmi imprenditoriali in Silicon Valley, Francia e Germania grazie a tre borse di studio.

Dopo aver lavorato in organizzazioni nazionali e internazionali, ha completato un dottorato di ricerca che ha esaminato la sua prima startup “Speechannel”, una soluzione guidata dall’intelligenza artificiale per l’analisi di videopresentazioni. Inoltre ha avuto modo di parlare di queste tematiche in TV, altri media e varie università.

Recentemente ha lanciato “The Roads Not Taken”, un podcast da più di 150mila visualizzazioni su YouTube e un format con il quale impartisce lezioni non convenzionali nelle università. La missione è quella di divulgare nuovi approcci e ispirare individui e organizzazioni a pensare in maniera diversa dalla massa e a percorrere “le strade non prese”. 

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per farci raccontare meglio la sua esperienza e di cosa si occupa, ma soprattutto per conoscere il suo punto di vista e il suo approccio innovativo al mondo universitario. Ecco l’intervista per il blog di Rome Future Week®.

Qual è stato il motivo principale che ti ha spinto a partire per l’estero?

Durante l’ultimo anno del dottorato c’è la possibilità di fare un periodo all’estero, ma è necessario trovare un’università ospitante che faccia da sponsor. In quel periodo, il mio supervisor mi consigliò di restare in Italia, ma io decisi di seguire una strada diversa. Inviai quaranta “cold email” (email a freddo) ai docenti di Imprenditorialità delle università migliori al mondo. E due di loro, Stefanos Zenios, Center for Entrepreneurial Studies Director presso Stanford, e Richard Lyons, Chief Innovation & Entrepreneurship Officer presso Berkeley, risposero a quell’appello positivamente. Nel giro di pochi mesi, da quelle email ricevetti due lettere di invito e un visto che mi aprirono le porte della Silicon Valley.

Hai notato delle differenze significative tra l’Italia, e in generale l’Europa, e gli USA dal punto di vista dell’organizzazione e della gestione aziendale?

Nell’attuale situazione italiana, l’unicità e la diversità di ogni individuo rischiano di perdere contro l’omologazione della massa. In questa partita decisiva, il pensiero innovativo e divergente viene valutato in maniera completamente opposta in Italia e all’estero. In Italia, ho scritto al mio ex-amministratore delegato un’email contenente dei consigli per migliorare alcuni processi aziendali e come punizione ho ricevuto un trasferimento in una sede distaccata con mansioni dequalificate e attrezzature obsolete. In Silicon Valley, se lavori in una big tech tipo Google e proponi un’idea ritenuta valida per migliorare l’azienda, quella stessa organizzazione ti sposta di dipartimento per farti concentrare solo su quell’idea, con la consapevolezza che tutti ne trarranno beneficio. Sempre negli Stati Uniti, quando ho scritto quelle email ai docenti delle università più prestigiose al mondo per fare il visiting del mio dottorato, come premio ho ricevuto delle lettere di invito da due di loro (Stanford e Berkeley) e un visto per Silicon Valley.

In cosa differisce, invece, il sistema universitario al di fuori dell’Italia?

Quando sono tornato dalla California, ho avvertito alcune lacune di una parte del sistema universitario italiano: poca pratica, pochi collegamenti con il mondo aziendale e poca interazione nelle lezioni tra studenti e docenti che si fanno trattare con eccessiva riverenza. In Italia, all’università ci insegnano che esiste un’unica strada: quella per diventare dipendente. Però, nella realtà c’è anche un’altra strada meno battuta: quella per diventare imprenditore, o quantomeno ragionare con un approccio imprenditoriale anche all’interno di un’azienda.

E dal punto di vista della ricerca cosa ti ha colpito? Qual è lo scenario estero messo a confronto con quello italiano?

Le carriere nelle università italiane sono trainate dal pubblicare articoli scientifici, oltre che da qualche raccomandazione. Per questo in Italia ci troviamo una parte dei docenti che, sempre se non sono stati raccomandati, potrebbero essere bravi nella ricerca ma non avere esperienza pratica e di lavoro riguardo l’argomento del corso che insegnano. Questo è tutto il contrario di quello che accade negli Stati Uniti e che ho visto in Silicon Valley: alcuni ricercatori fondano le proprie startup, altri si occupano di ricerca e innovazione in grandi imprese, altri ancora insegnano ma solo dopo una forte esperienza sul campo del proprio argomento. Credo che, con le grandi potenzialità dell’università italiana e di alcune persone che lavorano al suo interno, focalizzarsi solo sulle citazioni di questi articoli scientifici è un po’ come in una relazione focalizzarsi sul sesso, un piacere di breve periodo. L’amore è un’altra cosa: è quando senti le farfalle nello stomaco, è quando stai costruendo qualcosa di lungo periodo che influenza positivamente te e chi ti circonda. E probabilmente anche l’università italiana dovrebbe concentrarsi meno sulle citazioni e più sul creare un impatto negli studenti, nella società e nelle generazioni future.

Come si inserisce The Roads Not Taken in questo contesto? Raccontaci come è nato il progetto e qual è la sua missione.

Elencare cosa non funziona in Italia nel sistema aziendale e in quello universitario potrebbe essere limitativo se non ci spingiamo al punto di condividere delle soluzioni concrete e di essere artefici del cambiamento che vogliamo vedere. E credo che questo cambiamento sia possibile quando osiamo sfidare lo status quo e apprendere dalle prospettive diverse di coloro che hanno scelto strade non convenzionali e che lavorano nei più importanti centri di ricerca e innovazione mondiali dove questa strade poco battute vengono prese costantemente. Per questo ho creato “The Roads Not Taken”: con la missione di divulgare nuovi approcci e ispirare individui e organizzazioni a pensare in maniera diversa dalla massa e a percorrere “le strade non prese”.

Quando ho completato il mio dottorato, ho lasciato 129 buste da lettera sotto le porte dei docenti della mia facoltà, chiuse con un timbro di ceralacca con le mie iniziali e contenenti un QR code di un episodio di The Roads Not Taken con la scritta “Ognuno di noi può essere artefice di un cambiamento”. Volevo condividere gli approcci vincenti visti all’estero anche nella mia università italiana per colmare quelle lacune, ma il giorno dopo ho ricevuto una diffida formale da parte di quella stessa università. Questa si apriva con “l’iniziativa ha allarmato i docenti” e si concludeva con un “invito a consegnare eventuali chiavi di accesso a locali o stanze in possesso”. Tutto ad un tratto mi è tornato alla memoria il professore Richard Lyons, il Capo dell’Innovazione e dell’Imprenditorialità dell’Università di Berkeley, il quale invece mi aveva sponsorizzato dopo aver letto la mia email anche per un discorso di “iniziativa”. Durante il nostro primo incontro nel suo modesto ufficio, mi invitò a chiamarlo “Rich” e mi domandò come potesse essermi di aiuto. All’inizio del terzo episodio di The Roads Not Taken (quello sul campus di Berkeley), “Rich” esordisce con la frase: “Qui a Berkeley premiamo le persone che prendono iniziativa. Per questo, quando ho letto la tua email inaspettata, ho deciso di darti questa opportunità. La tua è stata veramente una strada poco battuta.”

Quale futuro vedi per Roma e per l’Italia?

Credo che “le strade non prese” a Roma e in Italia siano per definizione ancora vuote, ma allo stesso tempo ricche di opportunità. E spetta a questa generazione prenderle per recuperare quello spirito creativo che ha caratterizzato il Rinascimento e che è partito proprio dall’Italia. In questo scenario, l’ambizione è quella di far diventare The Roads Not Taken un punto di riferimento per tutti gli innovatori, per supportare il sistema educativo italiano in ciò che sta trascurando di insegnare: sviluppare una mentalità imprenditoriale per differenziarsi e fare la differenza. Iscrivendosi al canale YouTube, credo che ognuno di noi possa trovare gli strumenti e l’ispirazione per essere artefice di quel cambiamento che vogliamo vedere.

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