16 - 22 Settembre, Roma

Un manifesto per il futuro: i giovani imprenditori di Confcommercio Roma si mettono insieme per guidare l’innovazione e il rebranding di Roma

Il futuro di Roma ha un manifesto. Ed è quello del Gruppo Giovani Imprenditori di Confcommercio Roma, da poco insediatosi e che fin da subito ha voluto dichiarare i propri intenti ed il proprio impegno comune per il futuro della capitale. 

Una spinta all’innovazione che viene da uno dei settori storici di Roma, quello delle imprese del terziario e delle professioni, con un gruppo, guidato dal presidente Eugenio Miccone, la cui visione è chiara: creare un manifesto condiviso che sia un vero e proprio inno all’azione collettiva e individuale, per creare un impatto positivo sull’ecosistema romano e oltre. 

Lo abbiamo intervistato per il blog di Rome Future Week!

Qual è stata l’ispirazione principale dietro la creazione di questo manifesto e quali sono gli obiettivi a lungo termine che sperate di raggiungere attraverso di esso?

Grazie per la domanda, partirei da vision e mission che recitano rispettivamente “guidare i giovani imprenditori e professionisti di Roma” e “Fornire supporto ai Giovani Imprenditori e Professionisti di Roma tramite formazione, strumenti e network”, perché entrambe ci hanno dato il backbone su cui elaborare il Manifesto; EcosistemaRoma28 – il Manifesto – rappresenta la guide line sulla quale svilupperemo il lavoro per co-creare la nostra idea di futuro. Ci diremo soddisfatti se, e solo se, tra 5 anni al termine del mandato guardandoci indietro avremmo impattato positivamente sulla città, avendo lasciato un ambiente più sostenibile, competitivo e consapevole.

Come pensate che il manifesto possa contribuire a cambiare la percezione di Roma sia a livello locale che internazionale?

Troppo facile parlare di Roma, città che seduce al primo sguardo. La domanda da porsi però non è perché se ne subisca il fascino, ma perché non sia attrattiva per gli investimenti. Purtroppo l’incapacità di fare sistema è tallone d’Achille che, solo per dirne una, vanifica un potenziale di oltre 300.000 studenti universitari che si formano, ma poi non tutti trovano qui il playground per creare valore.

L’impatto culturale è il target di ogni organizzazione, ma sappiamo bene che il tempo per esercitarlo è quello di una generazione cioè 25 anni, periodo che chiaramente non abbiamo, ma nel lustro di nostra competenza ci adopereremo con formazione e networking affinché il manifesto di cui siamo sottoscrittori venga applicato, trasferendo così alla nostra community quei valori e indirizzi che lo compongono. Vogliamo diventare i pigmalioni per quello che ci auguriamo potrà essere un EcosistemaRoma2028 a trazione giovanile, un modello glocal e scalabile anche all’estero.

In che modo il manifesto affronta e promuove l’inclusività e la diversità all’interno del settore imprenditoriale?

La parola da cui partire è contaminazione. Siamo cioè convinti che uno dei fattori abilitanti per una prosperità, per aziende e società, sia quello di apprendere e adeguare il modo di immaginare il lavoro, sfruttando la diversità che si manifesta nello scambio di best practice intersettoriali e nella condivisione di nuovi punti di vista. Inclusività quindi come leva di welfare. Oltretutto la cosmogonia della nostra città parla di divinità acquisite da altre culture, quindi ab Urbe Condita una vocazione all’inclusività unica nel mondo classico.

Quali sono le principali sfide nel promuovere il dialogo intergenerazionale e come il gruppo sta lavorando per superarle?

Consideri che siamo giovani fino a 42 anni d’età… si figuri io ne ho 33 e mi sento giovanissimo, però dovremmo capire che questo purtroppo è il termometro di un Paese che invecchia e i cui pochi giovani sarebbero – Report ’23 Censis – “affetti da uno stato di sonnambulismo”.

Come Gruppo abbiamo la fortuna di avere un Presidente, Pier Andrea Chevallard, di grande visione e un direttore, Romolo Guasco, di profonda esperienza che credono molto nei giovani e lo dimostrano dandoci ampia delega, i loro consigli e gli scambi sono preziosi.

La formula vincente ritengo che si manifesti nel dialogo, perché la nostra generazione ha un background molto diverso che se opportunamente colto, come nel nostro caso, può diventare il propellente per la prosperità delle organizzazioni. Ritengo oltretutto fondamentale cercare sponde anche nella politica seguendo l’invito lanciato dall’Assessora alle Politiche della Sicurezza, Attività Produttive e alle Pari Opportunità  MonicaLucarelli durante l’evento #StartinRoma ad adottare un approccio disruptive e grintoso per prenderci la nostra idea di futuro.

Dunque quando proponiamo il Gruppo come “facilitatore del dialogo intergenerazionale” ci crediamo sia per utopia, visto la nostra dimestichezza con i megatrend, che per pragmatismo, dato che il potere è detenuto in larghissima parte dagli anta – sia nel privato, che nel pubblico – ma noi siamo competenti e pronti al dialogo!

Quali sono le narrazioni ingenerose su Roma che sperate di correggere con le attività del gruppo?

Nella società dello story telling non possiamo abbandonarci all’idea che proprio la città che nella narrazione ha legato il suo prestigio, una volta abbandonate le armi, si trovi impantanata nell’angolo dei bad performer. Siamo convinti che la narrazione di una città bella ma indolente, si possa cambiare dando visibilità a quelle energie che già oggi creano valore e che meritano di essere raccontate. Vogliamo ripartire dalla valorizzazione di quell’asset intangibile di cui Roma è titolare, fatto di arte, storia e bellezza, in una parola quella cultura che è fonte del tanto ricercato stile italiano.

Quindi tornando alla domanda, le risponderei dicendole che con un focus group costituito ad hoc tenteremo un’opera di rebranding dell’Urbe per maturare la consapevolezza delle potenzialità di marketing che derivano dal brand della Città Eterna. L’abc della filologia tra l’altro ci riporta sulle rive del biondo Tevere, giacchè tra le parole più cliccate al mondo vi è palace e sul Palatino nasce la città, senza pensare che la casa più famosa al mondo si trova su Capitol Hill… il futuro è già qui.

Potrebbe fornire esempi di collaborazioni o partnership che sono state particolarmente efficaci nel promuovere gli obiettivi del manifesto?

Sin dal principio abbiamo preso contatto con Zest, perché consideriamo Roberto Magnifico board member, un vero pioniere nel venture capitalism italiano. Partendo dalle startup stiamo costruendo un percorso adatto agli imprenditori di nuova generazione, specialmente quelli digitali, che trovano in noi una casa in cui identificarsi e una community di aziende su cui scalare le idee di business. In generale tutte quelle energie nuove che coltivano il desiderio di città 5.0 sono partner ideali con cui confrontarsi; tra gli altri abilitatori del cambiamento con i quali stiamo co-creando contenuti, per spoilerarne una, direi che Michele Franzese con la Rome Future Week ha “le phisique du role” …

Ci sono progetti specifici o nuove iniziative che il gruppo ha in programma di lanciare nel prossimo futuro?

L’idea di connettere questo potenziale frammentato e alle volte inespresso è il driver della nostra attività, stiamo quindi organizzando diversi eventi di connessione proprio per parlare di giovani, di professione e di impresa. Presto lanceremo il podcast #Confuture, nelle cui 24 puntate racconteremo le esperienze di imprenditori e professionisti ma anche di testimonial out of the box, tutti pronti a mettersi in gioco per raccontare come si arriva al successo. Facendolo con un linguaggio diretto e chiaro. Stay tuned!

Quali consigli darebbe ai giovani che desiderano intraprendere la carriera imprenditoriale a Roma in base alle esperienze e agli insegnamenti tratti dal lavoro del gruppo?

Fare l’imprenditore o il professionista richiede grande motivazione e il tema ispirazionale non è secondario, come dicevamo, specialmente in una città complessa come la nostra. Nel Gruppo siamo convinti che quella che molti chiamano fortuna sia in realtà il mix di competenze e opportunità e per creare la fortuna a cui tutti aspiriamo il nostro consiglio è quello di investire in formazione e in network per poter trasformare le opportunità in successo, individuale e comunitario. L’invito è dunque ad essere curiosi e a pensare out of the box e magari farlo in una community stimolante ed eterogenea in cui crescere e sviluppare il proprio sogno. Get on board!

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