16 - 22 Settembre, Roma

Musei e blockchain: da luoghi della cultura a luoghi della comunità

A Roma succede, sempre.

Mentre ammiriamo ed esploriamo il suo straordinario patrimonio artistico, viviamo il fragile equilibrio di una città sospesa tra la consapevolezza della propria ricchezza e la difficoltà di proteggerla e valorizzarla in modo adeguato.

L’innovazione tecnologica può essere una risorsa per tracciare nuove strade e prospettive?

Può essere la chiave per offrire ai luoghi della cultura, musei in particolare, nuovi strumenti di dialogo con il territorio e per dare un nuovo respiro al loro ruolo di risorsa collettiva, di collettore di energie, di luogo di costruzione dell’identità sociale e culturale?

L’innovazione non è un mero prodotto dell’evoluzione tecnologica.

È, prima di tutto, il frutto di una rivoluzione mentale e la risposta al sorgere di nuove esigenze, reali e specifiche, del singolo e della comunità.

È un fatto culturale.

E, come tale, investe necessariamente anche la nostra visione estetica, la nostra idea di accesso al patrimonio storico-artistico, il nostro approccio ai musei e all’esperienza museale.

Blockchain e musei: quali opportunità?

Grazie alle loro potenzialità e al raggio di possibili applicazioni, tecnologia blockchain e digitale permettono oggi di creare nuove modalità di fruizione delle collezioni museali e di costruire un rapporto inedito con il grande pubblico, fondato su dinamiche di interazione e coinvolgimento concreto, di fidelizzazione a lungo termine, di attrattività anche per nuove fasce di visitatori.

Una recente ricerca pubblicata su Applied Science ha quantificato la differente capacità di attrazione, per le varie fasce di pubblico, dei musei tradizionali e dei musei digitali, quelli che offrono cioè esperienze di visita implementate con l’utilizzo di AR e tecnologia blockchain e logiche di entertainment e coinvolgimento diretto.

La visita “digitalizzata” suscita interesse in tutte le tipologie di visitatori, ma emerge, più di ogni altra risorsa, come chiave di accesso privilegiata per instaurare e consolidare il rapporto con il target di pubblico da sempre più sfuggente e difficile, quello che corrisponde agli attuali Gen Z e Millennials.

Fig. 1

Elemento di punta nel processo di graduale apertura dei musei alla blockchain sono gli NFT, acronimo di Non Fungible Token, cioè asset digitali unici e univoci su blockchain che permettono di custodire, certificare e gestire il valore e le proprietà di un bene in modo certo, sicuro e immutabile.

Uno sguardo al panorama internazionale mostra come alcune tra le più importanti istituzioni museali al mondo abbiano già scelto di esplorare le opportunità che offrono, per sperimentare nuove forme di dialogo con i propri abituali o potenziali fruitori, ma anche per tutelare il valore e l’autenticità delle proprie collezioni.

Il British Museum, primo museo nazionale pubblico al mondo, detiene oggi un nuovo primato.

Nel 2021 è stato il primo museo statale ad aprire le porte al digitale, lanciando la prima collezione di 200 collectible NFT legati alle sue opere, e lo scorso agosto ha inaugurato il proprio spazio nel Metaverso di The Sandbox.

Il primo obiettivo nell’avvicinamento dei musei alla blockchain è dare fruibilità universale ai propri capolavori ed intercettare nuovi target di pubblico tramite esperienze innovative e basate su condivisione, immersività e gamification, ma una leva fondamentale è rappresentata anche dall’esigenza di individuare nuove forme di monetizzazione del proprio patrimonio ed aprirsi ai nuovi mercati dell’arte e del collezionismo

L’Hermitage di San Pietroburgo e il Museo Belvedere di Vienna – famoso per annoverare tra i suoi capolavori “Il bacio” di Gustav Klimt – hanno scelto, ad esempio, di “tokenizzare” alcune opere, permettendo a visitatori e collezionisti l’acquisto di una versione digitale certificata su blockchain e al contempo generando nuovi introiti per il museo e innescando dinamiche, nuove e coinvolgenti, di proprietà condivisa di capolavori.

In Italia, quest’approccio innovativo, improntato all’implementazione tecnologica anche in un’ottica di maggior sostenibilità economica dei musei, è stato accolto ad oggi con estrema cautela.

Resta ancora isolato il caso della Galleria degli Uffizi, che nel 2021 ha disposto la digitalizzazione e la vendita del Tondo Doni, capolavoro di Michelangelo, come serigrafia unica in scala 1:1 autenticata su blockchain, per inaugurare una possibile nuova fonte di reddito per il museo.

L’iniziativa ha sollevato l’immediata reazione del Ministero della Cultura, con l’emanazione di una circolare a tutela dei diritti sull’opera e della riproducibilità di opere appartenenti al patrimonio dello stato.

Nei progetti del Ministero della Cultura è prevista la nomina, in un prossimo futuro, di un’apposita Commissione, che avrà il compito di individuare le linee guida in materia di digitalizzazione del patrimonio e di adozione della tecnologia blockchain ed NFT.

Nel frattempo, i musei e le istituzioni culturali della capitale e del Paese più sensibili al tema dell’innovazione come strumento per un rinnovato e ritrovato dialogo con il pubblico seguono gli sviluppi e attendono di poter finalmente avere a disposizione un frame saldo e trasparente che regolamenti il loro raggio d’azione nell’adozione delle nuove tecnologie e il loro ingresso “in sicurezza” nel Web3.

E, in questa fase sospesa, esplorano e approfondiscono le opportunità della blockchain e acquisiscono sempre maggior consapevolezza del contributo che questa tecnologia può offrire nella risoluzione delle principali criticità che ogni museo si trova ad affrontare, in primis il customer engagement, la fruizione agile dei propri servizi e la fidelizzazione del visitatore.

Soluzioni blockchain per i musei

Per un museo, in questa fase storica, arricchire la propria offerta culturale con esperienze che utilizzano la blockchain significa non solo ampliare la propria visibilità ponendosi tra i first mover, uscendo dal solco delle tradizionali modalità di comunicazione del patrimonio storico-artistico e attirando l’attenzione e l’interesse deipiù giovani e di nuove fasce di pubblico, ma anche accedere ad un ecosistema digitale sempre più interconnesso.  

E significa, nell’immediato, poter offrire ai visitatori servizi agili, intuitivi, coinvolgenti e nuove dinamiche di fidelizzazione, con la prospettiva di costruire un rapporto con i singoli fruitori e con il territorio destinato a durare e rinnovarsi al di là della singola visita.

Nell’ottica di rispondere a queste esigenze, KNOBS, tech company leader in Italia nella realizzazione di progetti su blockchain, ha sviluppato un ventaglio di soluzioni che favoriscono l’onboarding graduale, consapevole ed efficace all’innovazione tecnologica su blockchain in linea con i segni di progressiva apertura verso il tema da parte degli organi istituzionali. 

E-ticketing, identità digitale e wallet

Per usufruire dei servizi su blockchain e renderli accessibili ai visitatori, il museo deve avere necessariamente a disposizione una piattaforma per la creazione e l’emissione di asset digitali, indispensabili per instaurare le nuove modalità di engagement e fidelizzazione del pubblico.

La piattaforma deve permettere all’utente l’onboarding facile, intuitivo ed immediato ai servizi Web3 e consentirgli di creare in modo semplice via mobile il proprio personale wallet Web3, il portafoglio digitale – se già non ne possiede uno – e di connetterlo per riscattare e custodire il titolo d’ingresso ed i token acquisiti, così da poter certificare anche in futuro l’esperienza di visita.

Il wallet ha il vantaggio di abilitare potenziali dinamiche di gamification, ad esempio con la raccolta degli asset digitali che documentano l’ingresso in più musei che sono parte della medesima rete cittadina o appartengono alla stessa tipologia.

Oltre ad offrire al visitatore un luogo digitale sicuro e certificato dove tenere traccia delle proprie esperienze museali, custodire e visualizzare tutti gli asset e gli NFT che documentano le interazioni con il museo, il wallet rappresenta uno strumento utile per il museo stesso, perché permette di verificare in modo certo, ma anche sicuro e protetto, l’identità del possessore del titolo di accesso, garantendo così piena trasparenza e scongiurando eventuali tentativi di ingresso fraudolento.

Loyalty program

Attraverso la piattaforma blockchain, gli utenti possono anche avere la possibilità di interagire attivamente con le opere e le collezioni del museo, ad esempio partecipando a quiz e contest riguardanti i reperti esposti ed acquisendo via via la possibilità di riscattare token e raccoglierli nel proprio wallet.

Questi “premi” digitali possono poi essere variamente declinati in base alle esigenze e agli obiettivi del museo e possono diventare NFT limited edition legati a singole opere, ticket di ingresso ad eventi, incontri, anteprime esclusive e servizi Premium, online e offline, voucher per il bookshop, biglietti per altri musei parte della medesima rete o, ancora, buoni sconto per esercizi commerciali vicini.

Si può anche pensare di aprire ai titolari di NFT del museo la possibilità di accedere ad una DAO (Decentralized Autonomous Organization), cioè ad una community su blockchain chiamata a partecipare attivamente alla vita dell’istituto culturale e alle decisioni che lo riguardano, come la scelta di un allestimento, il tema di una nuova mostra o convegno, l’organizzazione di un evento, la definizione del logo o di una nuova strategia di comunicazione.

Permettere ai visitatori da un lato di certificare la propria esperienza di visita e possedere NFT legati alla collezione del museo e dall’altro coinvolgerli in attività di edutainment digitale e di supporto concreto al lavoro del museo significa implementare logiche di interazione, dialogo, condivisione di esperienze e prospettive, che si tramutano inevitabilmente in una nuova visione che fa del museo non più e non soltanto il luogo di custodia per eccellenza del nostro patrimonio, ma il luogo dove può vivere, crescere e affermarsi il senso di comunità

KNOBS –  info@knobs.it

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