21 - 27 Settembre 2026, Roma

Working Mom: dove la maternità incontra la carriera

Essere madri non dovrebbe significare rinunciare alla propria identità professionale. Eppure in Italia, ancora troppo spesso, è così. Da questa consapevolezza – e da un’esperienza personale concreta – nasce Working Mom, il primo coworking pensato esclusivamente per le mamme con bambini piccoli. Un progetto innovativo che mette al centro la conciliazione tra vita e lavoro, e propone un nuovo modello di welfare. Ne abbiamo parlato con la fondatrice, Chiara Montaldi, avvocata e mamma, che ci ha raccontato come è nata l’idea, le sfide affrontate e la sua visione di futuro più inclusivo.

Come è nata l’idea di creare Working Mom?

Working Mom è nata da un’esigenza reale, concreta e vissuta in prima persona: quella di essere mamma senza dover rinunciare ad essere anche una professionista ed avere una carriera. Perché in Italia, oggi, ancora troppo spesso una donna si trova davanti ad una scelta: carriera o maternità. A me è successo in prima persona quando, dopo 10 anni come responsabile del reparto legale e societario di una holding (sono un avvocato), ho fatto diversi colloqui per cambiare realtà e confrontarmi con una nuova sfida lavorativa. In più di un’occasione (3 per la precisione) dopo aver passato tutti i colloqui, all’ultimo incontro con l’AD o con il direttore generale di turno mi è stato risposto “non avevamo capito avesse figli piccoli allora questo lavoro così impegnativo non fa per lei, non è conciliabile”.

Avere un figlio in Italia, soprattutto nella fascia 0-2 anni, significa per molte donne lasciare il lavoro, passare al part-time, o spendere cifre esorbitanti in babysitter. E anche chi riesce a “fare tutto”, spesso si sente inadeguata, frustrata e sola. Sola perché il sistema non la sostiene. Sola perché non esistono spazi di lavoro realmente pensati per le mamme.

La pandemia ci ha lasciato in eredità lo smart working, ma le aziende hanno smesso di investire nei servizi come asili aziendali o baby room. Working Mom nasce per questo. Da una mamma per le mamme.

Oltre allo spazio del coworking, quali altri servizi e iniziative offre alle mamme lavoratrici?

Working Mom è il primo co-working in Italia pensato esclusivamente per le mamme.

È uno spazio aperto, interamente progettato a misura di bambino, basato sui metodi Montessori e Steiner, con operatori formati per stimolare i bambini con amore e competenza — proprio come farebbe una mamma.

All’interno, le mamme lavorano nelle apposite postazioni senza mai perdere di vista i loro bambini. Loro sono lì quando i faranno i primi passi o impareranno per la prima volta a dire nuove parole. Non si perderanno nulla e non dovranno mai rinunciare al lavoro per questo.

Working Mom è anche community: un luogo dove si crea rete tra mamme, si combatte la solitudine materna, si crea valore condividendo esperienze, contatti, opportunità e network.

Oltre agli spazi di coworking ci sono laboratori e workshop per bambini “come una volta” (ci teniamo molto a sottolineare che non siamo un baby parking, quindi al contrario delle poche realtà comunque esistenti da noi non esistono barriere e tutto viene organizzato e proposto secondo i metodi Montessori e Steiner, stimolando la curiosità e l’interazione sociale tra i bambini senza playground o schermi) e workshop dedicati alla genitorialità (come avvio dell’allattamento, alimentazione complementare, gestione dei capricci, sviluppo neurologico del bambino e molti altri).

Come si fa a progettare uno spazio che tenga insieme cura e produttività? Quali sfide avete incontrato?

Chiara Montaldo, founder di Working Mom

Progettare questo spazio è stato naturale, perché nasce da un bisogno vissuto in prima persona e condiviso da tantissime mamme. Negli ultimi anni, le reti tra madri sono diventate sempre più forti: ci si supporta, si condivide, si cercano soluzioni concrete per affrontare le sfide della maternità. Ecco perché sapevamo esattamente cosa cercavamo: uno spazio che mettesse davvero al centro le esigenze delle madri e dei loro bambini. 

Il nostro co-working è pensato per mamme con bambini nella fascia 0-30 mesi, quella più delicata: quando i piccoli ancora non possono accedere alla scuola materna, e le alternative spesso sono economicamente gravose o poco adatte (asili nido privati costosi, babysitter, supporto familiare non sempre disponibile o adeguato). Le poche realtà esistenti che accolgono madri e bambini spesso separano i due mondi: le mamme lavorano in spazi freddi e isolati, mentre i figli vengono “parcheggiati” in un’altra stanza, lontani, senza trasparenza su attività, operatori e stimoli proposti. Questo non funziona. Le mamme non riescono a concentrarsi, hanno sempre un pensiero fisso: “Cosa starà facendo mio figlio?”. Per questo noi abbiamo creato uno spazio condiviso, senza barriere.

Un open space accogliente, confortevole, pensato per favorire relazioni, scambi, contaminazioni di idee e di esperienze tra donne e professioniste mentre i bambini restano sempre visibili, affidati a operatrici esperte in metodi Montessori e Steiner. Così le mamme possono lavorare serenamente, sapendo che i loro figli sono seguiti con attenzione, stimolati, coinvolti e in piena sicurezza – ma senza perdere mai il contatto visivo ed emotivo con loro ed ogni mamma può essere presente quando il figlio o la figlia faranno i primi passi o diranno la prima parola, senza per questo dover rinunciare alla propria carriera. 

La vera sfida è trasmettere il valore di questo nuovo modello di welfare alle aziende. Il nostro co-working sta già conquistando tante mamme attraverso il passaparola e i social ma il nostro obiettivo è portare questo progetto nel welfare aziendale. Vogliamo che le aziende investano in questo servizio per le proprie dipendenti in modo che diventi parte integrante delle politiche di conciliazione vita-lavoro, un vero strumento di sostegno alla genitorialità, concreto ed innovativo.

Working Mom può essere una leva di “mutazione” culturale anche per le aziende? Come lavorate con loro?

Come dicevo sopra Working Mom nasce come il welfare che elimina il gender gap, proprio per offrire alle dipendenti un modello di welfare inclusivo dinamico e moderno (il nostro welfare infatti è orizzontale grazie ai diversi servizi ed ai workshop business su leadership, AI, Lead generation, Marketplace e molti altri fruibili da tutti i dipendenti). La nostra mission è offrire questo strumento a tutte le lavoratrici grazie ad una sensibilizzazione delle aziende reale (non solo “verbale”) sulla gender equality offrendo al contempo alle aziende un effettivo strumento di lotta al gender gap in quanto, nonostante il panorama molto variegato dei servizi di welfare, non esistono molti strumenti concreti che siano veramente in grado di impattare sul gender gap conseguente alla nascita dei figli.

Cosa ostacola ancora, secondo lei, una vera conciliazione tra vita e lavoro in Italia? E quali mutazioni positive ha visto emergere negli ultimi anni?

Credo che gli ostacoli siano molteplici, a partire da quello “culturale” che ancora oggi in Italia comporta che gli imprenditori/ad/direttori generali o chi per loro credano che lavori realmente solo chi lavora dalle 9 alle 21 senza flessibilità e senza reale cognizione della differenza tra tempo passato in ufficio e risultati. Solo il 13% degli impiegati in Italia nel 2024 ha dichiarato di sentirsi realmente parte dell’azienda per cui lavora e questo ovviamente comporta un grande turn over e la perdita di talenti perché le persone non si sentono supportate dalle realtà per cui lavorano.

Ancora oggi esiste il gap salariale ed ancora oggi ai colloqui viene chiesto se hai o se vuoi avere figli.

A questo si aggiunge ovviamente la mancanza di strumenti reali perché gli unici che esistevano prima, gli asili nido aziendali, (parlo ovviamente di conciliazione vita privata-lavoro in ambito genitoriale) vengono via via dismessi perché con lo smart working non sono più uno strumento efficace.

Sicuramente negli ultimi anni, grazie anche alla normativa europea (direttiva 2022/2464), anche nota come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che rende più stringenti gli obblighi in merito alla rendicontazione societaria di sostenibilità, la sensibilità a questi temi è notevolmente aumentata ed inizia ad essere un minus la mancata attenzione al work life balance che non attrae talenti e rallenta la crescita delle aziende quindi siamo sicuramente parte di un cambiamento in atto molto lodevole seppur lento.

Che tipo di impatto volete generare con Working Mom?

Working Mom è società benefit perché crede nel cambiamento e proprio per questo mira ad essere  un progetto di trasformazione sociale.

Perché cambiare il modo in cui le donne vivono maternità e lavoro significa ridurre il gender gap strutturale. Significa:

  • non perdere talenti femminili
  • rendere l’Italia un paese competitivo e inclusivo
  • promuovere una genitorialità consapevole e sostenuta.

È un investimento nel presente delle famiglie e nel futuro del lavoro.

Come immagina il futuro del progetto? Quali sono i prossimi passi?

Il futuro del progetto è aprire sedi Working Mom in tutte le principali città italiane, con un importante numero di aperture già nei prossimi 2 anni, per questo al momento sono in atto interlocuzioni con diversi possibili partner che possano accelerare la scalabilità del progetto.

Working Mom parteciperà alla Rome Future Week® 2025, potete già anticiparci qualcosa?

Working Mom parteciperà alla Rome Future Week® 2025 con un evento intitolato “I pericoli del digitale per i bambini” il 17 settembre. Viviamo in un’epoca in cui l’uso massivo di dispositivi digitali e social media coinvolge sempre più i più piccoli, spesso troppo presto e troppo intensamente. E vogliamo affrontare il tema con serietà e profondità grazie ad un panel multidisciplinare di alto livello:

• il professor Giuseppe Spoto, dell’Università di Roma Tre, esperto in cyberbullismo

• Stefania Mancini, imprenditrice STEM e attivista premiata da Inspiring50, sarà la moderatrice dell’incontro

• un sociologo, che analizzerà le conseguenze sociali e psicologiche di una digitalizzazione precoce

• contiamo anche sulla presenza di un rappresentante del MOIGE – Movimento Italiano Genitori.

L’obiettivo è offrire una visione completa e concreta di ciò che i nostri figli stanno affrontando oggi: non solo in termini di salute, ma soprattutto in relazione allo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.

L’obiettivo dell’incontro sarà fornire una maggiore consapevolezza su tutto questo perché il digitale è una risorsa enorme, ma va gestita. I bambini hanno bisogno di tempo reale, non solo di tempo online. Hanno bisogno di contatto, di relazioni vere, di esplorare il mondo fisico prima di quello virtuale e noi genitori abbiamo bisogno di strumenti, conoscenza, confronto. È questo il nostro contributo: mettere al centro la famiglia, con uno sguardo moderno ma consapevole. 

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