Abbiamo intervistato Nello Cristianini, Professore di Intelligenza Artificiale all’Università di Bath (Regno Unito). Autore del libro “Sovrumano: oltre i limiti della nostra intelligenza” (Il Mulino, 2025). Laureato in Fisica a Trieste, Master in Computational Intelligence a Londra, Dottorato a Bristol. In precedenza è stato professore alla University of California, Davis e alla University of Bristol, UK.
Il Professor Cristianini sarà tra gli ospiti internazionali della Rome Future Week® che il 19 settembre, all’Acquario Romano per l’evento Mutazioni in corso. Attraverso il cambiamento, si confronteranno sui grandi temi culturali, sociali e tecnologici che impattano sulle nostre vite e il nostro futuro.

Professor Cristianini, il tema di Rome Future Week® 2025 è “Mutazioni”. Dal suo punto di vista, quali sono oggi i cambiamenti più profondi che stanno attraversando l’Intelligenza Artificiale? E in che modo questi stanno già trasformando il nostro modo di vedere la tecnologia e il futuro?
Dal punto di vista della ricerca, questo è un momento di investimento ed esplorazione, si cerca di capire fino a che punto possa arrivare questo nuovo metodo, quali siano i suoi limiti ultimi. C’è ancora molta strada da fare. Dal punto di vista sociale, stiamo assorbendo lo shock, e iniziamo a incorporare il fatto che una macchina possa essere intelligente, sia pure a modo suo e diversamente da noi. E poi c’è l’enorme investimento economico, i cui effetti si sentiranno per anni. È un periodo di cambiamento, e quindi sentiamo un po’ di ansia. Ma è anche un tempo di opportunità.
Nel suo libro Sovrumano lei parla della possibilità che l’IA superi l’intelligenza umana. In che modo questa evoluzione sta già influenzando il nostro modo di pensare, imparare e capire chi siamo?

Stiamo già assorbendo questo fatto, che in alcune dimensioni dell’intelligenza saremo superati. Credo che non ci perderemo il sonno, certo non lo perderanno i nostri figli, così come poca gente oggi è turbata dalla rivoluzione copernicana o da quella darwiniana: non siamo il centro dell’universo, pazienza, non lo siamo mai stati, solo che prima non lo sapevamo.
L’IA sta accelerando trasformazioni importanti nella nostra società. Quali sono, secondo lei, i rischi più urgenti da gestire e le opportunità più interessanti da cogliere? E cosa possiamo fare per orientare questo cambiamento nella direzione giusta?
Dobbiamo partire dalla conoscenza dei fatti, che sono fatti scientifici, e questa forse è la sfida principale per il nostro sistema educativo e mediatico, al momento. Esistono i fatti, esistono gli esperti: cerchiamo di capire quello che sta succedendo, informiamoci, alcune cose sono nuove e controintuitive: non ripetiamo sempre gli stessi cliché. Questa è anche un’opportunità per pensare al futuro con strumenti concettuali diversi, raccontarlo con parole nuove. La sfida è soprattutto per giornalisti, politici, e insegnanti. Aiutiamoli a capire questo momento.
Con l’IA che entra in tanti ambiti del lavoro, oggi molte professioni stanno cambiando pelle. Quali competenze diventeranno centrali nei prossimi anni? E come possiamo prepararci a questa trasformazione, sia a livello individuale che collettivo?
Non ho una risposta, questa forse sarà più una questione di prodotti che di tecnologia: ci saranno agenti dedicati alla diagnosi, altri al giornalismo, altri alla professione legale? Non lo so, i prodotti dipendono anche dal mercato e dalle leggi, mentre io mi occupo di scienza. Ma è certo che molti lavori cambieranno, spero incorporando la tecnologia e mettendola nelle mani delle persone. La produttività sarà più alta. Prepariamo i ragazzi, insegnando e guidandoli, non spaventandoli. Qui stiamo presentando Rome Future Week®: il futuro non deve fare paura, certo non ai nostri meravigliosi giovani. Prepariamoci mediante la conoscenza di questa tecnologia: studiatela, provatela, usatela in tutti i modi.
Secondo lei, siamo di fronte a una mutazione nel concetto stesso di creatività e di conoscenza? Quali rischi intravede per il nostro rapporto con la verità, l’arte, la cultura?
Di fronte al cambiamento, sembra sempre che l’attenzione si rivolga ai rischi. Perché? Sto leggendo la storia di come abbiamo creato le biblioteche pubbliche nel 1800, e indovinate di cosa si parlava sui giornali? E poi la macchina fotografica, quasi ogni innovazione è stata accolta in questo modo. Certo che le cose cambieranno, cambiano sempre, e questo include le nostre idee! Ma queste sono anche opportunità: il rischio più grande viene forse dal rifiutare ogni cambiamento.

Se davvero l’IA dovesse superare alcune delle nostre capacità, cosa resterà a definire la nostra umanità? C’è un aspetto dell’essere umano che ritiene irriducibile, non replicabile, in grado di resistere anche in un mondo sempre più “sovrumano”?
Ogni forma di intelligenza è in qualche modo “specializzata”, ovvero non esiste una singola “intelligenza universale”. Non si puà fare un confronto tra l’intelligenza del corvo e quella della piovra: dipende dall’ambiente e dal compito. Confrontare persone e macchine sarà probabilmente simile: ci saranno delle cose che noi non possiamo capire, e ci saranno altre cose che loro non possono capire. Siamo all’inizio di questo viaggio, e abbiamo più domande che risposte: usiamo questo momento per definire il futuro. Partecipiamo, con ottimismo.



