Libri di Marketing è un progetto editoriale nato per aiutare professionistə e appassionatə a orientarsi tra le letture più significative nel campo del marketing e della comunicazione. In poco tempo è diventato una community di riferimento per chi cerca spunti concreti, contenuti aggiornati e consigli autentici, sia sul sito che sui social.
In questa intervista, la founder Federica Mori ci racconta come sta cambiando l’editoria di settore e quali competenze diventeranno indispensabili nel lavoro del futuro.
Anche quest’anno, per la terza edizione di Rome Future Week®, siamo felici di averli come media partner della settimana dedicata all’innovazione.
Nell’ultimo anno il progetto Libri di Marketing ha continuato a espandersi in termini di contenuti, collaborazioni e presenza agli eventi. C’è qualcosa che è cambiato nel modo in cui gestite il progetto rispetto agli inizi, o che oggi sentite essere diventato centrale nel vostro lavoro editoriale?
La presenza. È necessario farsi sentire, certo, ma è sempre meglio farsi vedere. Essere agli eventi, dialogare con chi ci segue, conoscere persone nuove, stringere mani, bere caffè, creare collaborazioni. È stata questa la cosa che ha fatto la differenza negli ultimi anni. Far sentire la nostra presenza, non solo online, ma anche offline.
Avete costruito un pubblico attento e molto specifico. Vi capita di ricevere suggerimenti o spunti direttamente dai lettori? E se sì, in che modo questo scambio influisce sul lavoro della redazione?
Si, a volte ci capita che qualcuno ci racconti di aver letto un buon libro e ce lo suggerisca. Siamo sempre molto attenti alla fase di ascolto della community. Leggiamo e rispondiamo a tutti i messaggi. E quando riceviamo una segnalazione andiamo a cercarci il libro, scorriamo l’indice, contattiamo la casa editrice, ce lo facciamo mandare e poi valutiamo (come per ogni altro libro) se presentarlo o meno alla community, se ne vale la pena.

Avete un osservatorio privilegiato sull’editoria di settore. Quali tendenze state notando nei libri di marketing pubblicati oggi? Ci sono temi nuovi che stanno emergendo con forza?
Il settore dell’editoria non-fiction è in crisi. Non ce lo nascondiamo. È un periodo complicato per tutte le case editrici. Scegliere i libri giusti da pubblicare è sempre più centrale nelle scelte editoriali. Non si può sbagliare. In questo periodo l’AI è il tema su cui tutti stanno scrivendo, anche perché se ne può parlare da un milione di punti diversi. Il problema è che questi libri rischiano di diventare “vecchi” poco dopo la loro uscita, perché l’evoluzione della materia è troppo veloce. Per cui si sta cercando di scrivere libri sull’uso strategico dell’AI, sulla sua applicazione in azienda per ridurre i tempi e aumentare l’efficienza, e sul dibattito etico che dobbiamo affrontare.
Se dovessi trovare altri due temi che stanno andando forti sono il lavoro, perché è cambiato e continua a cambiare, e la leadership, che si ricollega sempre al lavoro, soprattutto a quello in team.
Negli ultimi anni il marketing è cambiato molto, così come i libri che lo raccontano. Quali “mutazioni” avete osservato nei temi, nei toni o nei formati delle pubblicazioni più recenti?
In questo momento storico, dove tutto è potenzialmente gratis nel web e l’AI ci da’ tutte le risposte (giuste o sbagliate, vere o non vere, questo è un altro paio di maniche), il libro fa fatica ad emergere. Il libro richiede tempo (mesi, dalla proposta alla pubblicazione) e verrà sempre battuto sul tempo da un’intelligenza artificiale. Ma, per quanto ben addestrata, all’intelligenza artificiale mancherà sempre l’esperienza di un autore/autrice sul campo, gli anni in agenzia o in ufficio, il lato umano delle connessioni. Per questo i libri continueranno ad avere un plus su cui le case editrici dovranno spingere.
È proprio l’esperienza, la propria visione personale, che stiamo vedendo emergere sempre più negli ultimi libri pubblicati. Non più la “ricetta” sterile di cose fare le cose, ma la storia di chi quella ricetta l’ha applicata e il suo racconto di cosa è successo dopo. Stiamo leggendo sempre più libri biografici/autobiografici, con un tono più confidenziale e meno rigido. Libri in cui sono entrati slang e modi di dire di tutti i giorni, parole e frasi che diciamo alla scrivania o scriviamo in un’email. Questo aiuta ad avvicinare il lettore. A farlo sentire più partecipe. E a diminuire la distanza tra il “cosa fare” e il “ce la posso fare”.
Aggiungo solo una nota sui formati: per quanto se ne dica, l’ebook continua a essere un mercato piccolissimo in Italia, soprattutto in questo settore. Continuiamo a preferire la lettura su carta, non importa lo spessore del libro: grande o piccolo che sia, la carta per la maggior parte di noi ha il suo fascino e ci permettere di prendere appunti o aggiungere note (cosa che ormai fanno anche gli e-reader, per dovere di cronaca).
Leggere libri di marketing è anche un modo per allenare uno sguardo critico e aggiornare il proprio mindset. Secondo voi, quali competenze ‘soft’ o approcci mentali stanno diventando imprescindibili per chi lavora in questo mondo?
L’attenzione e la curiosità saranno sempre più necessarie per sopravvivere ai cambiamenti futuri. Attenzione in quello che si fa, non solo nell’uso dell’AI ma soprattutto alle conseguenze delle nostre azioni: viviamo in un mondo “social” dove tutto esplode in pochi secondi, per cui non si può prendere alla leggera nemmeno la scrittura di un banale post perché basta una parola sbagliata a scatenare una bufera (e in quel caso bisogna essere pronti e reattivi). Dobbiamo imparare che le nostre azioni, social o digital, hanno delle conseguenze.
E curiosità verso i cambiamenti. La formazione, continua, sarà sempre più fondamentale in un mondo che cambia così velocemente. Stare al passo sarà l’unica velocità che avremo. Scompariranno i ruoli classici a cui siamo abituati: essere aperti, fluidi e in grado di coprire più aree sarà la norma. Il lavoro in team sarà sempre più centrale, per cui la capacità di relazionarsi con gli altri e di guidare piccoli gruppi diventerà fondamentale. Le connessioni, online e offline, saranno importanti in un mondo del lavoro così aperto e veloce: coltivarle farà parte del lavoro stesso.
Vi lascio anche con una mia visione personale sul futuro. Lo smartworking, dato ormai per morto e passato, tornerà prepotente: per cui sarà necessario capire come adattarlo alle persone, alle situazioni e alle aziende. L’ufficio dalle 9 alle 18 sarà difficile da scardinare nella nostra cultura, ma ho speranza che la mia generazione, e soprattutto le prossime, possano portare un cambiamento significativo. Perchè smartworking è uno stile di vita, se ben applicato ci rende più produttivi perché più felici e liberi di gestire il nostro tempo fuori dal lavoro. Qualcuno l’ha già capito; qualcun altro lo capirà quando non riuscirà a trovare più persone competenti disposte a stare in un ufficio 8 ore al giorno. Non sarà un passaggio facile, ma per me sarà inevitabile. Almeno lo spero per i lavoratori del futuro. Ma questo lo scopriremo solo tra qualche anno.



