20-26 Settembre 2027, Roma

Nuove lauree per nuovi lavori: le competenze che il mercato chiederà tra dieci anni

Cosa studiare oggi per lavorare domani? È la domanda che milioni di studenti – e le stesse università – si pongono di fronte a un mercato del lavoro sempre più fluido, tecnologico e imprevedibile. Se è vero che l’80% dei lavori che esisteranno nel 2035 non esistono ancora, come possiamo preparare i giovani a professioni che non conosciamo? La risposta non sta solo nell’aggiornare i contenuti, ma nel ripensare radicalmente i percorsi di laurea.

Lauree ibride e competenze trasversali

I sistemi universitari più dinamici stanno già progettando nuove lauree ibride, interdisciplinari e adattive, capaci di integrare competenze STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) con humanities, scienze sociali, sostenibilità e pensiero critico. In Italia, corsi come Intelligenza Artificiale (all’Università di Pisa e al Politecnico di Milano), Data Science for Climate Change, Cybersecurity, Tecnologie per la Transizione Ecologica, Design della Comunicazione Interattiva o Biotecnologie per la Salute Globale, mostrano la direzione.

Non si tratta di semplici specializzazioni, ma di nuove forme di alfabetizzazione avanzata, che mescolano conoscenze e abilità, teoria e prassi, locale e globale. Le competenze più richieste non sono più solo tecniche, ma trasversali e adattabili: problem solving complesso, comunicazione interculturale, pensiero sistemico, etica dell’innovazione, gestione dei dati, co-progettazione in ambienti digitali.

I lavori emergenti e il ruolo dell’università

Secondo i report del World Economic Forum, di OECD Skills Outlook e del CEDEFOP, i lavori emergenti ruoteranno attorno a sei grandi aree:

  • Intelligenza artificiale e automazione
  • Economia verde e circolare
  • Salute personalizzata e tecnologie mediche
  • Cybersecurity e governance digitale
  • Creatività e design computazionale
  • Formazione continua e gestione della conoscenza

Per rispondere a queste traiettorie, molti atenei stanno adottando modelli di laurea flessibili, basati su micro-credential, moduli personalizzabili, tirocinio esperienziale e apprendimento intergenerazionale. Si afferma così un’idea di “laurea come piattaforma”, in cui lo studente costruisce un percorso unico, aggiornabile nel tempo, capace di accompagnarlo oltre il primo ingresso nel lavoro.

In parallelo, cresce l’integrazione tra università e imprese nella progettazione dei corsi. Le lauree professionalizzanti, gli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) e i dottorati industriali si configurano come anelli strategici della filiera della conoscenza, capaci di formare profili richiesti ma ancora rari: analisti etici dell’AI, bioinformatici ambientali, energy designer, ingegneri dell’empatia, manager delle interfacce uomo-macchina.

La vera sfida non è prevedere i singoli lavori del futuro, ma costruire un sistema formativo capace di anticipare, assorbire e modellare il cambiamento, fornendo strumenti cognitivi, sociali e digitali per affrontare l’incertezza.

Perché nel mondo che verrà, la vera occupabilità non sarà data dal titolo, ma dalla capacità di imparare continuamente, reinventarsi e creare valore in contesti nuovi. Le nuove lauree dovranno abilitare proprio questo: non un mestiere per la vita, ma una vita di apprendimenti utili al mondo.

di Carlo Maria Medaglia, docente, delegato del Rettore per la Terza Missione, Presidente della Commissione Rapporti con gli Enti Esterni, Università degli Studi Telematica IUL

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