16 - 22 Settembre, Roma

Perché portare QL al Maxxi di Roma?

Ipotetico allestimento della mia futura performance: Quadro Liquido, dal territorio estetico di (ia), direttamente al Maxxi di Roma.

Roma, è una città che amo profondamente, avendoci passato molto tempo per attività legate al mio precedente lavoro. Qualche decennio prima, negli anni Settanta, durante la mia gioventù, avevo avuto la fortuna di soggiornarvi per dei periodi, che alla fine hanno cubato, una cifra importante. La colpa era di una bellissima liceale, che stava dalle parti di Monte Mario, dove abitava, viveva e studiava. Per cui essendosi lei rubata il mio cuore, dovevo spesso spostarmi da Torino a Roma, per farmi; curare e rianimare, provando a viverle vicino. 

Per lavoro e per amore, mi considero quindi; “Romano de Roma”, da un punto di vista adottivo, in qualche modo certificato, dalle svariate e lunghe permanenze, che se fossero viste continuative potrebbero rappresentare, una cifra oltre i 500 gg.

Anche per questo, avrei pensato di portare, la mia Portabilità Pittorica (PP), realizzata con il Quadro Liquido (QL) direttamente al  Maxxi di Roma.

Provo nello spiegare le ragioni di questa mia volontà, derivante principalmente dall’avere scoperto: (ia) (immateriale arte), un nuovo e del tutto sconosciuto a tutti, territorio estetico.

Come da carta d’identità io vivo a Torino, nella sua prima cintura in quel di San Mauro Torinese, con trasferte quasi giornaliere, in quel di Settimo Torinese. La mia ubicazione fisica, è una triangolazione, che ricorda figurativamente, la mia idea pittorica, anch’essa, strutturata su un elemento spaziale di forma triangolare. Da molto tempo, partendo dal 2008 in modo amatoriale, poi dal 2013 come unica attività, pratico questa specie di isola triangolare, di natura immateriale, dove vi avrei; [Transato, Trasportato e Trasformato = (3T)], la mia pittura, generandovi i miei contenuti pittorici (#), e riuscendo a mantenerli “Originali”. Per cui questi miei contenuti pittorici (#), sono stati da me storicizzati attraversando le mutanti definizioni di (3T), in questo territorio estetico di: (ia) (immateriale arte), ubicatoin un “Altrove”; essi sussistono (#) come pittura effimera, fluida e immateriale, in questo luogo extra umano, che mi è capitato di scoprire, studiare e mappare. Penso possiate iniziare a capire, quanto io ami le figure triangolari. Perché su questa figura geometrica, rappresentativa e fondante, avrei calettato tutta la mia idea estetica, ecco svelato il perché, siamo capitati, in questo triangolo (ia);  delimitante il perimetro di un luogo non più fisico, ma bensì immateriale. Qui è dove sarei riuscito a fare sussistere pittura (#), in una astrazione pittorica, praticata su differenti piani estetici; l’umano, la metafisica, il virtuale, equivalenti ai lati del triangolo, che delimita un’area triangolare, tutta digitale, posta nell’extra mondo di “Altrove”. Questo (ia) è il luogo dove negli anni, sono riuscito a portare, la mia pittura, al Sesto livello d’astrazione estetica. (Nota le lacrime colorate, sul mio volto).

Per aiutarvi nel rendere visivamente i concetti, sopra espressi, potete fare riferimento a questa mappa sottostante, in modo da seguire anche visivamente questa mia idea progettuale e la scoperta di (ia) posto in un “Altrove”.

Eccomi qua, per presentarvi la mappa concettuale di (ia) (immateriale arte) un nuovo territorio estetico ubicato in un “Altrove”. Dall’archivio FF.

Questi concetti e i contenuti pittorici (#) sussistenti in (ia), non sono facilmente visibili dal nostro lato, del mondo umano. Considerato il fatto; non volgiate spostarvi, venirmi a trovare, chiedendomi gentilmente e con un certo garbo, di portarvi in questa nuova esperienza di contemplazione visiva. Per cui visto l’ardua e complessa fruibilità, sottostante l’accesso a questi miei contenuti pittorici (#), capirete che in questi termini, diventa quasi impossibile per voi, osservare questa trasformazione del mio personale segno pittorico, per altro già avvenuta; da materico a immateriale.

Ora giustamente, voi mi direte: “Cosa ci vai a fare al Maxxi di Roma, visto che i tuoi contenuti pittorici (#), non sono per noi visibili, fatto salvo che per te, in questo lato umano del mondo?

Da questo punto di vista, devo darvi ragione, vedo con piacere che siete attenti, però, vi manca ancora un piccolo pezzo d’informazione, che adesso mi appresto nel comunicarvi, continuando questo strano racconto. Strano ma vero.

Come prima cosa, volevo parlarvi di questa “Utopia”; del dipingere oggetti pittorici (#) immateriali che nessuno può agevolmente vedere, sistemandoli in un “Altrove”; potendo renderli sussistenti, in un nuovo perimetro estetico che qui avrei tracciato, studiato e mappato come; (ia) (immateriale arte) un terreno permeabile, esteso in una forma di triangolo isoscele, caratterizzato da permeabilità su ogni lato, rispetto alle commistioni concettuali, poste sui suoi lati; l’umano, la metafisica e il virtuale, che possono svilupparsi in un amalgamato creativo, rappresentato dall’area interna di (ia) sussistente nel mondo digitale.

Autoritratto mistico del pittore di trasformazione, inglobato nel territorio estetico di (ia) (immateriale arte). Archivio Flavio Fassio.

Una “Utopia” che porta, in un mondo pittorico; effimero, etereo e immateriale.

Forse siete troppo legati agli aspetti materici e di business, ma questo nuovo territorio estetico, pone le basi per un nuovo rinascimento umano nel digitale. Partendo così, da un altro punto di vista, ci si avvicina alla spiritualità della pittura, perché le sue forme sono rappresentabili in modalità; eteree, effimere e immateriali. Potrei anche, considerando il tutto sommato di questa nuova estetica; rappresentare, una opportunità pittorica, scoperta in Italia, del tutto innovativa, capace di tracciare una possibilità di sussistenza estetica, mai praticata prima. (Pensate che bello!)

Comunque questa mia fase, definibile; sostanzialmente come di coltivazione della “Utopia Pittorica” si è conclusa; con una brillante soluzione, un calembur, un triplo salto mortale con avvitamenti, sfociando in una idea luminosa, la quale permette la pratica di una performance pubblica per condividere pittura, che semplicemente tratta di un; mai visto prima d’ora, assolutamente spiazzante, luminoso e performativo.

Avrei trovato, un mezzo di trasporto, un contenitore, che mi permette di veicolare, su questo nostro lato del mondo materico, la visione della mia pittura trasformata (#). Si tratta in parole povere; di mega flussi dati a mano dipinti, i quali riesco a incapsulare, dentro nuove visioni di senso estetico, tra loro fluenti, in connessioni congruenti e dinamiche, di visioni estetiche per un nuovo, racconto pittorico pubblico, di tipo performativo.

Questo amalgamato composto da flussi fluidi, consistenti, in mega dati a mano dipinti, permette, un cambio di postura, per noi umani, rispetto a quello che usiamo ormai da secoli, per contemplare la pittura. Questo mio Quadro Liquido permette quindi , la pratica di una differente postura d’osservazione: Pubblica e Performativa. Portando la luce di una nuova rappresentazione estetica, proveniente da un “Altrove” extra umano, a poterci raccontare l’arte, in questa nostra dimensione d’osservazione terrestre. Detto tra noi, la cosa, mi sembrerebbe degna di una più ampia attenzione, non pensate?  Questioni che il Maxxi potrà attenzionare. (Spero). Anche perché non accade da almeno Trentacinquemila anni, che un pittore, faccia scendere da un “Altrove” un contenuto estetico (#) confezionato con la luce dei flussi fluidi, di mega dati a mano dipinti, trasportandolo a noi, attraverso l’incapsulamento visivo, nel racconto immateriale del Quadro Liquido.

Per cui vorrei proporre al Maxxi, di ospitarmi, per condividere sui suoi muri, una diversa possibilità di contemplazione pubblica della pittura. Un mutamento di stato, praticato, da un differente livello estetico, da un “Altrove” immateriale; una estetica che possa permettere, finalmente, una mutazione; da pittura solida a racconto pittorico performativo; effimero, immateriale e sostenibile.

Un racconto visivo, fatto di luce, per creare uno spettacolo pittorico; con uno start e uno stop, nel tempo. Nel bel mezzo una nuova possibilità di rappresentazione estetica, che racconta l’esperienza di osservazione di un quadro, il quale nella realtà, non esiste da un punto di vista materico, ma sussiste nell’immateriale, di “Altrove”. Questa nuova possibilità rappresenta un paradigma visivo, che risponde al nome di Quadro Liquido; è stato inventato, realizzato e prodotto da me, per cui è questo nuova opportunità estetica, che può modificare, la postura con la quale noi umani possiamo osservare la pittura, questa idea vorrei portarla al Maxxi di Roma.

Qualsiasi aiuto, esterno oppure interno, al Maxxi, per poter raggiungere questo risultato è ben accetto.

Nota: Avrei preparato una piccola riflessione che desidero sottoporre alla vostra attenzione. Si tratterebbe, di pensare al  significato delle “Sei Lacrime enumerate da 1 a 6”, presenti nelle due  figure, allegate a questo mio racconto. Vorrei proporvi, una riflessione su significato nascosto di questa enumerazione, e su cosa possa essere il loro significato, in questa mia nuova ricerca estetica, a quale enumerazione esse facciano riferimento?

Spero possiate provare a rispondere, così tanto per aprire un dialogo.

Un caro saluto a tutti

Flavio Fassio

ex pittore di trasformazione

ora “Ambasciatore” del nuovo territorio estetico di (ia)

Produttore, divulgatore e performer del Quadro Liquido

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