Sono cinque studenti universitari, tutti under 25. Hanno creato una piattaforma integrata con i gestionali delle farmacie, che permette verificare in tempo reale la disponibilità dei farmaci, prenotarne il ritiro oppure ordinare quelli mancanti.

Uno dei concetti che la Rome Future Week® intende veicolare e promuovere è il seguente: la connessione e la condivisione sono tra i pilastri dell’innovazione. Nel passaggio dalla teoria alla pratica, ciò si traduce – tra l’altro – in una costante attenzione verso le startup che riescono a distinguersi non soltanto per le loro idee e il talento, ma anche per l’impatto positivo che generano sui cittadini. Dunque, sul territorio e sulla quotidianità.
Tra le nuove attività imprenditoriali che stanno suscitando crescente interesse c’è Pharme, startup romana fondata da cinque studenti universitari under 25, tutti siciliani: Filippo Tavormina, Mario Gazzara, Sofia Perrone, Nicola Amato e Alessandro Gallo.
Lanciata ufficialmente nel 2024, Pharme è una piattaforma integrata con il gestionale delle farmacie, che permette agli utenti di verificare – in real time e gratuitamente – la disponibilità dei farmaci e prenotarne il ritiro. Oppure fare un’ordinazione. Pharme, quindi, digitalizza la compravendita di farmaci, facendo risparmiare tempo sia ai clienti che ai farmacisti. Abbiamo intervistato Filippo Tavormina, che della start up è anche il CEO.
Com’è nata l’idea?
I miei genitori sono entrambi farmacisti da generazioni. Durante il Covid ricevevano moltissime telefonate e messaggi al giorno, come minimo 35-40. Le persone chiamavano per verificare la disponibilità di farmaci ed evitare di fare viaggi a vuoto; cosa fondamentale, soprattutto in quel periodo così particolare. Ma gestire tutti quegli ordini era molto difficile. Così ha preso forma l’idea di creare una web application collegata ai gestionali delle farmacie. Io e gli altri ragazzi abbiamo prima fatto una sorta di check di validazione, coinvolgendo 1.000 farmacie e 1.500 utenti. Da questo nostro sondaggio è emerso che un cliente su tre, quando va in farmacia, non trova subito il farmaco di cui ha bisogno.
Attualmente quanti utenti iscritti conta la piattaforma e quante sono le farmacie aderenti?
Abbiamo circa 7.000 iscritti. Le farmacie attive sono una trentina, di cui sei romane. Le altre si trovano a Milano, Napoli, Palermo, Catania e Mazara del Vallo.
C’è un’espansione in atto: puntate a coprire l’intera rete della Capitale entro il 2026 e, al contempo, ampliare la piattaforma a livello nazionale.
In realtà, ci aspettiamo risultati importanti in tempi più brevi. Da mesi stiamo sviluppando aggiornamenti che renderanno possibile un’attivazione massiva su Roma e tutto il territorio nazionale entro la fine dell’anno. Diciamo che abbiamo fatto un test, che è stato un esperimento riuscito. Abbiamo trovato il canale giusto per arrivare alle farmacie e ai clienti. Anche grazie alle partnership con i gestionali farmaceutici con cui siamo integrati, naturalmente. La nuova versione della piattaforma risulterà notevolmente perfezionata rispetto a quella iniziale e risponderà a tutte le necessità emerse durante questo primo anno.
Il vostro progetto è stato finanziato dal Bando Pre Seed di Lazio Innova, nonché supportato da investitori sia italiani che stranieri.
Esatto. Dal 2023, abbiamo ricevuto finanziamenti per un totale di 475mila euro. Tra gli altri investitori ci sono la Plug and Play Ventures di Sunnyvale, in California, e la Hatcher+ di Singapore. In più, siamo tra le 6 start up – su 350 – selezionate e sostenute per mezzo di Vita, l’acceleratore dedicato al mercato della digital health e nato su iniziativa di Cdp Venture Capital, che fa capo a Cassa depositi e prestiti.
Pensi che l’utilizzo della piattaforma risulti semplice per tutti?
Di base è molto semplice, ma tra i nostri obiettivi c’è anche quello di renderlo ulteriormente accessibile e intuitivo. Non solo: stiamo lavorando per dare ai medici strumenti finalizzati alle prenotazioni di farmaci da parte dei pazienti più anziani. Però vedi, l’accessibilità è strettamente legata anche al coinvolgimento delle farmacie. Più il numero delle farmacie aderenti aumenta, più diventa facile dare risposte giuste e servizi efficienti.
N.d.R. Secondo i dati dell’Osservatorio Nomisma 2024 sul Sistema dei farmaci equivalenti in Italia, attualmente sono circa 3.700 i cosiddetti farmaci carenti, la cui difficoltà di reperimento è cioè legata a problematiche produttive. Ma ci sono anche i farmaci semplicemente indisponibili, che non si trovano a causa di dinamiche del circuito distributivo. Un altro dato significativo emerge da una recente indagine di Altroconsumo: nel 2024, il 34% degli italiani non ha trovato medicinali a disposizione in farmacia e per oltre 3 persone su 10 non è stato possibile ottenerli in un tempo breve.
Che ruolo ha Pharme in questo contesto?
La reperibilità dei farmaci è un problema. Molti, appunto, risultano ormai mancanti cronici perché non vengono più prodotti o per una rottura di stock. Però ci sono svariate farmacie che hanno fatto scorte di sicurezza. Ecco, è soprattutto in questi casi che una piattaforma come Pharme può davvero fare la differenza. Anche in casi di urgenza. Il valore vero verrà di questo nostro progetto verrà definito quando saremo su tante farmacie e avremo creato una rete capillare, nella Capitale come nel resto d’Italia.
Tu sei founder e CEO di Pharme. Quali i ruoli degli altri ragazzi?
Sono tutti co-founder, questo è importante precisarlo. Mario Gazzara è direttore tecnico, Sofia Perrone è direttrice marketing, Nicola Amato è direttore finanziario e Alessandro Gallo è direttore operativo. Si aggiungono due dipendenti: Andrea Procopio, developer, e Martina Iannazzo, face manager.
Prevedete altre assunzioni?
Sì, sono in programma tra le 5 e le 8 assunzioni nel 2025. Ma dipende anche dalla raccolta investimenti, che ancora non è terminata. Devo dire un’altra cosa importante.
Sto parlando io, ma per il 98 per cento il lavoro è svolto dai ragazzi che mi stanno accanto. Io sono concentrato sulla questione degli investitori; della parte operativa, quindi del lavoro pratico, si occupano gli altri.
Siete orgogliosi di voi stessi e del vostro progetto?
Sì, ma c’è ancora tanto lavoro da fare. E se è vero che le soddisfazioni non sono mancate e non mancano, è anche vero che sono stati tre anni duri. Durante i quali, tra l’altro, abbiamo ricevuto i nostri bei “no”. Ma andiamo avanti. Crediamo molto in ciò che stiamo facendo.
Di Nadine Solano



