20-26 Settembre 2027, Roma

Le PMI del Lazio tra trasformazione e resilienza: l’analisi di Federlazio

In un contesto economico globale sempre più instabile, le piccole e medie imprese del Lazio continuano a dimostrare una notevole capacità di adattamento. Innovazione, digitalizzazione, nuove competenze e strategie di internazionalizzazione stanno ridisegnando il tessuto produttivo del territorio. Per comprendere meglio le sfide e le opportunità che attendono le PMI nei prossimi anni, abbiamo intervistato Luciano Mocci, Direttore Generale di Federlazio – l’Associazione che dal 1972 rappresenta e supporta le imprese laziali – raccogliendo una serie di riflessioni su trend emergenti, cambiamenti strutturali e prospettive future.

Le vostre recenti indagini sottolineano la straordinaria resilienza delle PMI laziali di fronte a un contesto globale incerto. Quali sono state le mutazioni organizzative e strategiche più significative che le imprese hanno dovuto intraprendere per restare a galla, ma anche per proiettarsi verso una crescita futura? Ci sono settori o tipologie di imprese che stanno guidando questa riconfigurazione?

La conferma derivata dalle nostre recenti indagini (Indagine Congiunturale sui Dazi),  ha dimostrato  come la resilienza delle PMI del Lazio è fondata su una serie di mutazioni sia organizzative che strategiche, adottate per fronteggiare un contesto globale segnato da incertezza geopolitica, aumento dei costi e volatilità della domanda.  

I principali mutamenti riscontrati riguardano diversi ambiti. Fra questi, individuiamo la digitalizzazione dei processi, con una crescente adozione di strumenti digitali sia nella produzione che nella gestione amministrativa e commerciale (oltre il 16,8% delle PMI ha investito nella digitalizzazione nel 2024); l’attenzione verso la formazione del personale e l’aggiornamento (34,4% delle aziende ha investito in formazione), ciò risponde sia alla difficoltà nel reperimento di figure specializzate, sia alla necessità di adattarsi alle nuove tecnologie; una flessibilità organizzativa, mutamento che sta conducendo le imprese a riorganizzare le proprie strutture per essere più agili, sia nell’adattamento alle turbolenze dei mercati, sia nella gestione delle risorse umane (diffusione di contratti a termine, conversione verso contratti stabili, smart working); l’innovazione del prodotto e marketing, una quota significativa di aziende ha deciso di investire nella ricerca, sviluppo e marketing, per differenziare l’offerta e aggredire nuovi segmenti di mercato.

In questo contesto, i servizi sono il settore che cresce di più (il 52,7% delle aziende ha incrementato il fatturato, soprattutto con il turismo), mente l’edilizia, dopo la “sbornia” del Superbonus e del calo che ne è seguito, grazie ai fondi pubblici del PNRR e del Giubileo, sta riprendendo quota. Il manifatturiero mostra, invece, maggiori difficoltà registrando una contrazione del fatturato per oltre il 40% delle imprese.  Nonostante ciò, le industrie continuano ad implementare nuovi sistemi di innovazione attraverso l’automazione e l’AI.

Federlazio ha rilevato un crescente interesse e investimenti nell’Intelligenza Artificiale da parte delle PMI. In che modo l’IA sta agendo da catalizzatore di cambiamento all’interno delle nostre aziende? Quali sono le applicazioni più promettenti che vedete emergere e quali le sfide principali nell’integrazione di queste nuove tecnologie nei processi esistenti?

L’Intelligenza Artificiale sta diventando un driver di trasformazione per le PMI del Lazio: il 56% degli imprenditori esprime un giudizio positivo e circa il 25% sta già investendo o programmando investimenti in AI.

Tra le applicazioni più promettenti possiamo annoverare l’automazione dei processi produttivi,  l’ottimizzazione della pianificazione e il controllo qualità (il 51% delle aziende che investono in AI la utilizzano nella produzione). Rivolgendo lo sguardo verso l’area commerciale e marketing troviamo l’applicazione dell’AI in analisi dati clienti, nella personalizzazione delle offerte e nella gestione automatizzata del customer care (46,7%). L’AI sfocia persino nella gestione amministrativa, occupandosi dell’automazione di compiti ripetitivi, nella gestione documentale e compliance (40%).

Luciano Mocci, Direttore Generale Federlazio

Tutto ciò ci conduce ad affrontare nuove sfide, che possono riguardare una mancata presenza di profili tecnici specializzati per lo sviluppo e la gestione di soluzioni AI; ad una resistenza culturale e una scarsa informazione degli imprenditori, che per il 38% si dichiara non interessato o non informato sull’AI; sfide nella difficoltà a riprogettare processi e flussi informativi, integrandoli con processi esistenti; difficoltà nell’affrontare costi d’investimento e di aggiornamento tecnologico.

Federlazio sta promuovendo programmi di sensibilizzazione, formazione e accompagnamento per favorire l’adozione consapevole e graduale dell’AI nelle PMI.

Come sta mutando il mercato del lavoro nel Lazio in risposta alle nuove esigenze delle imprese? Qual è il ruolo di Federlazio nel supportare le aziende a formare e trovare le competenze necessarie per affrontare queste nuove sfide e quali nuove professionalità sono oggi più richieste dalle PMI?

Il mercato del lavoro del Lazio sta cambiando in risposta alle nuove esigenze di digitalizzazione, sostenibilità e internazionalizzazione delle PMI. Questo cambiamento sta generando una crescita dell’occupazione, +0,7% nel 2024, con creazione di oltre 18.000 nuovi posti di lavoro; tuttavia, cresce la quota di contratti a termine (56% delle nuove attivazioni); ma causa anche una difficoltà nel reperimento di manodopera, il 41% delle aziende segnala difficoltà nel trovare personale, soprattutto operai specializzati (70,6%), tecnici (31,4%) e anche profili generici (25,5%). 

Con la crescita dell’occupazione si ricercano nuove professionalità, come ad esempio esperti in digitalizzazione, data analysis, cyber security; tecnici di produzione avanzata, manutentori di sistemi automatizzati, operatori di macchine intelligenti; profili green (energy manager, esperti in sostenibilità); figure specializzate in export management e internazionalizzazione. 

Federlazio si propone come networking tra le imprese, per favorire lo sviluppo di nuovi progetti imprenditoriali attraverso il rapporto tra imprese mature e start up. Ha il ruolo di accompagnare le aziende nella riqualificazione e nella ricerca del personale promuovendo corsi e workshop mirati (upskilling/reskilling digitale e green); progetti con ITS e Università per l’orientamento e la formazione di giovani e NEET; tavoli di raccordo tra imprese, enti pubblici e agenzie per il lavoro per favorire l’incrocio tra domanda e offerta; l’accesso ai fondi interprofessionali e alle risorse pubbliche e private dedicate alla formazione.

Federlazio, inoltre, con gli sportelli Ambiente-sostenibilità, Internazionalizzazione e Credito supporta lo sviluppo delle imprese.

La preoccupazione per i dazi USA e l’incertezza geopolitica sono temi caldi. In che modo questi fattori esterni stanno costringendo le PMI a riconsiderare le proprie strategie di internazionalizzazione e le proprie catene di fornitura? Si sta assistendo a una mutazione negli approcci ai mercati internazionali e a una maggiore diversificazione geografica?

Le tensioni geopolitiche e l’introduzione di dazi da parte degli USA stanno già generando un clima di incertezza. Il 62% delle imprese del Lazio si dichiara preoccupato per gli effetti negativi delle misure protezionistiche sui mercati, mentre il 9% avverte già impatti diretti (marzo 2025). 

Stiamo assistendo a delle mutazioni che interessano una riconsiderazione delle catene di fornitura. Vi è una ricerca di fornitori alternativi e più vicini (nearshoring), provocando un rafforzamento dei rapporti con l’Europa e i Paesi del Mediterraneo. Non solo, ma stanno avvenendo mutazioni nella diversificazione dei mercati di sbocco. Si riscontra, infatti, un aumento dell’interesse verso mercati meno “turbolenti” o meno legati all’area dollaro (Asia, Africa, Sud America). Contemporaneamente si applica una maggiore attenzione al rischio-paese. Vengono effettuate valutazioni più rigorose su affidabilità, stabilità e accessibilità dei mercati internazionali. Non solo i mercati, ma anche gli investimenti in compliance e logistica subiscono queste mutazioni. Questo comporta un adattamento a nuovi standard, ad una ricerca di partner logistici più resilienti. 

La strategia delle PMI del Lazio sta passando da una “internazionalizzazione opportunistica” a una più strutturata, diversificata e resiliente.

Al di là delle singole imprese, come sta mutando l’intero ecosistema imprenditoriale laziale per supportare le PMI in questo scenario di cambiamento? Quali iniziative (come il supporto all’edilizia tramite PNRR/Giubileo o lo sviluppo di infrastrutture come l’aeroporto di Frosinone) stanno contribuendo a creare un ambiente più favorevole alla “mutazione” e all’innovazione?

L’ecosistema imprenditoriale del Lazio si sta evolvendo per offrire un ambiente più coeso e favorevole all’innovazione e alla crescita delle PMI. Bisogna comunque che il pubblico ed il privato si incontrino di più mettendo a sistema quello che ognuno può offrire. Le imprese, le Università e i Centri di Ricerca, che nella nostra regione non mancano, dovrebbero colloquiare sempre di più per favorire ulteriormente l’innovazione. Allo stesso tempo, con l’apporto degli enti pubblici, continuare a sostenere la digitalizzazione e la formazione. Non va poi dimenticato che le imprese se vogliono rimanere sui mercati devono investire, pertanto va facilitato l’accesso al credito e trovate nuove forme di finanziato per le aziende che vogliono innovarsi. 

Guardando al prossimo futuro, quali sono le principali mutazioni che Federlazio prevede per le PMI del Lazio nei prossimi 3-5 anni? Quali saranno le priorità e le nuove direzioni strategiche dell’associazione per accompagnare e guidare le imprese attraverso questi inevitabili processi di cambiamento?

Nei prossimi anni Federlazio prevede una profonda mutazione dell’imprenditoria del Lazio, caratterizzata da un’accelerazione digitale e green. Le imprese dovranno investire sempre più in digitalizzazione, automazione, sostenibilità ambientale e transizione energetica. Ci si orienterà verso una crescente centralità delle competenze. Formazione continua, upskilling e reskilling saranno vitali per mantenere la competitività. Come accennato nella domanda precedente, sarà necessaria una internazionalizzazione più selettiva e strutturata, che comprende una diversificazione dei mercati esteri, il rafforzamento delle partnership internazionali e attenzione al rischio geopolitico. L’impegno in una collaborazione e la creazione di un networking è fondamentale per il rafforzamento delle reti di impresa, dei distretti e delle filiere per condividere innovazione, formazione e accesso ai mercati. Sarà necessario attivare logiche di finanza innovativa, riguardanti lo sviluppo di strumenti finanziari dedicati a PMI innovative e startup. Fondamentale è la promozione del welfare aziendale e della qualità del lavoro per attrarre e trattenere talenti in uno scenario di crescente carenza di competenze. 

A nostro avviso le priorità strategiche di Federlazio saranno molteplici e verteranno su lobbying per politiche regionali e nazionali a sostegno di innovazione e credito; promozione di partnership tra imprese, enti pubblici e privati; sviluppo di servizi avanzati di consulenza su digitalizzazione, export e sostenibilità; supporto alla partecipazione a bandi pubblici e ai fondi strutturali; formazione diffusa e personalizzata per le aziende.

Leggi altro...

La mia agenda