Quando Roma si candidò all’Expo 2030 e cominciò a pianificare il Giubileo, la narrativa era quella di una città che finalmente si metteva in moto. I cantieri aperti, i fondi stanziati, i progetti annunciati erano il segno di una trasformazione attesa da decenni. Oggi il Giubileo è alle spalle. Non è più una promessa: è un bilancio. E i numeri, almeno in parte, danno ragione a quell’ottimismo.
Quanto è stato costruito durante il Giubileo: il bilancio delle opere
Il commissario straordinario per il Giubileo — lo stesso sindaco Gualtieri — aveva in carico 332 interventi su tutto il territorio comunale. A consuntivo, il 70% risulta in corso o concluso, con una quota che sale all’85% se si includono i cantieri in avvio. Su un investimento complessivo di 1,7 miliardi di euro, il 75% delle risorse è già stato impegnato.
L’opera simbolo è il sottopasso di Piazza Pia: 85 milioni di euro per creare un corridoio pedonale continuo tra Castel Sant’Angelo e la basilica di San Pietro lungo via della Conciliazione. Un intervento atteso da generazioni di romani — e di turisti — che trasforma radicalmente la fruibilità dell’area più visitata della città.
Non tutto è andato come previsto. Circa il 30% degli interventi ha accumulato ritardi, per ragioni che vanno dalla complessità dei cantieri in centro storico alle difficoltà burocratiche che caratterizzano da sempre i lavori pubblici a Roma. Il quadro è comunque più positivo rispetto agli scenari peggiori che circolavano fino a pochi mesi dall’apertura dell’Anno Santo.
Il PNRR Caput Mundi: un programma che va oltre il 2025
Parallelo al piano commissariale, il programma Caput Mundi — finanziato con 500 milioni di euro del PNRR — ha una portata più ampia e una scadenza più lunga. I 335 progetti distribuiti su 283 siti archeologici, monumentali e culturali di Roma non erano pensati solo per il Giubileo: sono un piano di valorizzazione strutturale del patrimonio cittadino, dal centro alle periferie.
Al momento del Giubileo, il 100% dei bandi era già stato aggiudicato e oltre 110 cantieri erano attivi contemporaneamente. L’obiettivo dichiarato — almeno 200 siti completamente restaurati entro giugno 2026 — è ancora in corso, il che significa che i benefici di questo programma continueranno a materializzarsi nei prossimi mesi. Roma, in altri termini, è ancora un cantiere aperto. Ma questa volta con una roadmap credibile.
Lo stato di avanzamento è monitorabile pubblicamente attraverso l’Osservatorio PNRR e Giubileo Roma e la piattaforma OpenPNRR: uno strumento di trasparenza raro per i grandi programmi pubblici italiani.
I numeri del turismo Giubileo: un anno record
I dati di Bankitalia fotografano un 2025 che non ha precedenti per il turismo romano. Circa 33,5 milioni di pellegrini hanno raggiunto Roma durante l’Anno Santo, provenienti da 185 paesi. Gli arrivi totali nella città hanno toccato quota 22,9 milioni (+3,42% sul già eccezionale 2024), con 52,92 milioni di presenze — un primato storico.
L’effetto sul Lazio è ancora più marcato in termini relativi: gli arrivi stranieri nella regione sono cresciuti del 27,8%, contro una media nazionale del 2,3%. Oltre un terzo dell’incremento è direttamente attribuibile ai pellegrini e ai visitatori del Giubileo. La spesa dei turisti stranieri ha superato i 10 miliardi di euro, con un incremento del 19,2% rispetto all’anno precedente — di cui 11 punti percentuali legati al flusso giubilare.
Il settore alberghiero romano ha vissuto questa stagione in prima fila e guarda già alla prossima fase con aspettative precise su qualità, regolamentazione degli affitti brevi e turismo alto spendente. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Roscioli, Presidente di Federalberghi Roma.
Ma non è stato tutto oro. Alcune zone della città hanno vissuto il sovraffollamento come una pressione insostenibile su residenti e commercianti. Il mercato degli affitti brevi ha registrato comportamenti speculativi. Il dibattito su come governare i flussi turistici a Roma — già aperto prima del 2025 — non si è chiuso con il Giubileo: si è intensificato.
L’eredità digitale: smart city e innovazione
Meno visibile dei cantieri fisici, ma altrettanto rilevante, è l’infrastruttura digitale che il Giubileo ha accelerato. La Casa delle Tecnologie Emergenti, il polo voluto dalla giunta Gualtieri per fare da incubatore alle startup innovative e da laboratorio per la trasformazione digitale della pubblica amministrazione, ha consolidato la sua operatività nel corso del 2025 con nuovi bandi e nuove residenze.
Sul fronte della mobilità connessa, Roma ha iniziato il 2026 con un riconoscimento internazionale: lo Smart City Award assegnato a Barcellona nel novembre 2025, con il progetto “The City is Transforming”. Un segnale che il posizionamento di Roma come smart city non è solo una dichiarazione di intenti, ma un percorso che la comunità internazionale ha iniziato a riconoscere.
La copertura 5G sulla metropolitana — con la linea A già attiva e la B in completamento — è parte di questa traiettoria: una città che usa i grandi eventi non solo per riqualificarsi esteticamente, ma per costruire infrastruttura digitale duratura.
Cosa viene dopo: Roma nel 2026 e oltre
Il Giubileo si è chiuso, ma il cantiere Roma è ancora aperto — nel senso più letterale e più metaforico del termine. Il programma Caput Mundi arriverà a compimento nel 2026. I fondi PNRR impegnati sul territorio continueranno a produrre interventi. Il dibattito sull’Expo 2030 — sfumato — ha lasciato comunque traccia in una classe dirigente più abituata a ragionare in termini di legacy e visione di lungo periodo.
La vera domanda che Roma si trova davanti, post-Giubileo, non è se la città sia cambiata — lo è, in modo misurabile. La domanda è se questo cambiamento riesca a diventare strutturale: se le periferie raggiunte dai programmi di rigenerazione vengano davvero presidiate nel tempo, se la smart city non rimanga una dichiarazione ma diventi un’infrastruttura quotidiana, se i 33 milioni di pellegrini abbiano lasciato anche una comunità locale più forte.
È la stessa domanda che si fanno tutte le città che usano i grandi eventi come leva. La differenza, a Roma, è che per la prima volta in decenni esistono i numeri per fare questa conversazione senza dover inventare i dati.



