21 - 27 Settembre 2026, Roma

Studenti in Corto: un osservatorio permanente sul talento

Abbiamo parlato con Carlo Rodomonti e Tommaso Maggi del Marketing & Innovazione di Rai Cinema che ha seguito tutto il progetto.

“I talenti non si scoprono solo su YouTube e i social. La nostra metrica sarà fra cinque o dieci anni: vedere quanti di questi autori avranno firmato un lungometraggio.”

Il 21 aprile 2026, Giornata Mondiale della Creatività e dell’Innovazione, Rai Cinema ha lanciato Studenti in Corto – uno spazio per i talenti del futuro: una selezione di 22 cortometraggi realizzati dagli studenti delle principali università e scuole di cinema italiane, disponibili gratuitamente tutto l’anno su Rai Cinema Channel.

Il progetto non si esaurisce online. Accompagna i giovani autori attraverso un calendario di tappe vere: il COMICON di Napoli il 3 maggio (con un premio assegnato da una giuria di creators), il Giffoni Film Festival dal 17 al 25 luglio (selezione ufficiale nella sezione Workshop +18) e la Rome Future Week® dal 21 al 27 settembre, con un evento speciale alla Casa del Cinema di Roma — proseguendo una collaborazione iniziata già nel 2025 con il contest Corti Futuri.

A guidare il progetto sono Carlo Rodomonti e Tommaso Maggi, del team Marketing di Rai Cinema. Li abbiamo raggiunti al telefono per capire da dove arriva l’idea, cosa hanno visto nei lavori dei ragazzi e dove pensano possa portare un’iniziativa di questo tipo.

Da dove nasce Studenti in Corto e quale frammentazione voleva ricomporre?

Carlo Rodomonti, Marketing e Innovazione – Rai Cinema

Carlo Rodomonti: Da anni collaboriamo con il Centro Sperimentale e con altre scuole. Per noi il mondo dei ragazzi è sempre stato una fucina naturale di talenti. Quello che mancava era una forma strutturata: una vetrina nazionale dove un corto universitario non si perdesse nella distribuzione fatta in casa, locale, frammentata. Volevamo creare un network di università e uno spazio unico in cui far convergere tre cose che a volte viaggiano separate: la formazione, il pubblico, l’industria. L’ambizione è innescare un circolo virtuoso, non aggiungere un altro canale.

Tommaso Maggi: C’è anche un muro da rompere, ed è quello dell’opinione comune: il grande pubblico spesso non immagina nemmeno la qualità di ciò che si produce dentro un’università. C’è un talento enorme che, a volte fatica a trovare il palcoscenico che merita. Noi quel palcoscenico glielo diamo.

Carlo Rodomonti: Tradotto: i talenti non si scoprono solo su YouTube e sui social, ma anche su Rai Cinema. Faccio un esempio concreto: A24 sta uscendo con Backrooms, regia di Kane Parsons, vent’anni, esploso grazie a un meme su Reddit. Per una media company è complicatissimo arrivare in quelle sottoculture di nicchia. Per i nostri studenti, invece, il palcoscenico esiste e la visibilità è immediata.

Cosa vi ha colpito di più dei 22 cortometraggi selezionati? C’è un fil rouge generazionale o no?

Tommaso Maggi: Mi ha colpito la mancanza di filtri, e lo dico in senso assolutamente positivo. C’è un’urgenza di raccontare fragilità e temi che pesano: violenza domestica, stupro, riflessioni lucide sulla guerra. E poi una varietà reale di generi, dall’horror alla commedia. La mancanza di sovrastrutture diventa un valore: ti permette di cogliere subito il senso, e in un cortometraggio è fondamentale, perché hai pochissimo tempo per dire quello che vuoi dire.

Carlo Rodomonti: Sottoscrivo, e aggiungerei una cosa: non c’è uno stile giovane, o peggio giovanilistico, che si possa isolare e contrapporre al cinema “vero”. I giovani non sono un aggregato omogeneo. Sono ventidue individualità – molti sono coppie di autori – che dentro un contesto formativo esprimono visioni proprie, distinte. La diversità è molta più di quella che ci aspettavamo.

E allora, secondo voi, i giovani amano ancora il cinema? La loro percezione del “tempo lungo” è davvero cambiata?

Carlo Rodomonti: Ci sono contenuti di tre minuti lunghissimi e contenuti di tre ore meravigliosi. Vale per me, e vale per i ragazzi. Quando in giro si chiede ai più giovani i loro quattro film del cuore, escono fuori Star Wars, Il Signore degli Anelli: cinema impegnativo, da due o tre ore. Senza contare il mondo degli anime, dove masticano centinaia di episodi serializzati. Il punto è che oggi l’offerta è infinita e questa generazione seleziona con grande cura. Per portare a casa la loro attenzione devi essere solido. Competiamo a livello globale: i ragazzi intercettano un mondo di contenuti molto più ampio di quello che frequenta un cinquantenne.

Anzi, il problema oggi rischia di essere il contrario. Il ragazzo dai pantaloni rosa è un film doloroso, complesso, ha incassato dieci milioni di euro, e i ragazzi lo hanno amato. Oppenheimer era lunghissimo. Marty Supreme sta sopra le due ore. I ragazzi al cinema ci vanno, quando le cose sono fatte bene. Il problema dell’attenzione, semmai, è dei boomer.

Tommaso Maggi: Sono d’accordo. Il rischio vero, oggi, è che il mercato diventi un cimitero di copie. L’unica cosa che conta è l’originalità: una storia forte, una tematica che intercetta qualcosa – universale o di nicchia, non importa. Se c’è quello, il formato passa in secondo piano. Conta il contenuto.

Quanto pesa, per uno studente, l’essere associato al brand Rai Cinema? E come trasformate questo heritage in visibilità concreta?

Tommaso Maggi, Marketing Strategico e Digital – Rai Cinema

Tommaso Maggi: Sentiamo la responsabilità di questo brand. Rai Cinema è servizio pubblico: deve fare da portavoce e da casa di accoglienza, non solo per i giovani autori ma per certi temi. Per un ragazzo poter dire ai propri amici il mio corto non è su YouTube, è su Rai Cinema dà al lavoro una credibilità diversa. Ma è un binario doppio: noi diamo valore al loro corto, e associandoci a contenuti come questi diamo valore anche a noi stessi. È una vera operazione win-win.

Carlo Rodomonti: Il tema dell’heritage è affascinante. Rai Cinema ha venticinque anni: non è una storia lunghissima, ma è densa. Progetti come Studenti in Corto servono proprio a rigenerare il brand attraverso la partecipazione diretta dei ragazzi. Domani al COMICON andremo con due giovani vincitrici del premio assegnato dalla giuria di creators, e gli affideremo l’account Instagram di Rai Cinema per raccontare la giornata in prima persona. Significa passare da un racconto monocratico a uno polifonico. E poi c’è una cosa che noi diamo per scontata, ma che incontrando i ragazzi nelle università ho capito non lo è affatto: Rai Cinema viene percepito ancora come un marchio di qualificazione, costruito negli anni dagli autori e dai festival. Solo recentemente stiamo lavorando in modo sistematico sul brand, posizionandolo come valore intrinseco di un progetto e non come semplice supporto economico. Non è “grazie a Rai Cinema perché ha investito”: è “grazie a Rai Cinema perché dà qualità sistemica a un’operazione editoriale, commerciale, culturale”.

Tommaso Maggi: Aggiungo un’immagine che mi è venuta in mente: il regista universitario che vede il proprio corto pubblicato sui canali Rai Cinema, magari accanto al post che parla dell’ultimo Salvatores, o all’intervista di un grande nome del cinema italiano. Ecco: per qualche giorno è collega di un big. Quel valore lì non te lo dà nient’altro.

Studenti in Corto esce dal Channel e tocca COMICON, Giffoni, Rome Future Week. Quanto è importante oggi il rapporto fisico col pubblico, in un mondo in cui tutto è mediato?

Carlo Rodomonti: Il cinema oggi è un contenuto da preservare quasi come fosse un’opera UNESCO. Ha un valore culturale più importante che nel passato: il cinema, i libri e poco altro contribuiscono alla costruzione di un capitale semantico permanente per le persone, quello che resiste al tempo. Cosa che la serialità effimera e i contenuti brevi, per loro natura, non ti lasciano. In questo quadro, il pubblico in sala è davvero l’unica opportunità concreta per chi fa cinema di trasformare un’opera audiovisiva in cultura. La cultura nasce nel momento dell’incontro: vedere in faccia chi sta guardando il tuo cortometraggio, capire dove ride, dove respira, dove si distrae. E poi io spero anche un’altra cosa: che il pubblico ritrovi il coraggio di dire ai filmmaker la verità sui loro film. Anche ai giovani registi: se un film è brutto, va detto. Non è che fare un film ti dia automaticamente diritto a un pubblico. Devi conquistartelo, anche se è un pubblico piccolissimo. Un’opera non può essere egoriferita: ogni opera deve avere un’anima capace di trovare altre anime.

Tommaso Maggi: L’altro giorno ho visto l’intervista di un grande regista – non uno dei nostri, un nome altisonante – che raccontava un dettaglio bellissimo. Esiste una regola non scritta che obbliga i registi a vedere il proprio film al cinema, perché solo lì capisci l’effetto reale sul pubblico. Lui confessava che nei primi anni di carriera non aveva il coraggio di entrare in sala: aveva paura delle reazioni. Lo ha imparato con l’esperienza. Mi ha colpito molto, ed è esattamente il senso del nostro lavoro: portare i ragazzi al COMICON, al Giffoni, alla Rome Future Week vuol dire fargli vivere il contatto con il pubblico, l’emozione del grande schermo. Solo lì capisci se la tua storia funziona davvero. Il web, semplicemente, non te lo restituisce.

Un consiglio sussurrato all’orecchio a uno studente che vuole trasformare la passione per il cinema in mestiere?

Carlo Rodomonti: Provo a partire io, dall’alto della mia anzianità rispetto a Tommy (Tommaso ndr). Il cinema, inteso nel senso largo della capacità di raccontare per immagini con una struttura narrativa qualificata, avrà un peso crescente. Non parlo solo di produzione per la sala o per le piattaforme, parlo della necessità che hanno tante aziende di creare contenuti sempre più cinematografici. Lo spot tradizionale, la logica interruttiva, su molti brand è già in crisi profonda: tenderà a morire. Tom Holland, il protagonista di Spider-Man, ha appena girato un cortometraggio per raccontare un brand di moda. Cucinelli lo fa da tempo. Si parla di una serie su Balenciaga. Il branded content evoluto, raccontato come cinema, è uno dei pochi modi rimasti per intercettare attenzione vera e intrattenere con qualità.

Quindi il consiglio è: studiate cinema, ma studiate anche marketing. Non il marketing anni ’80, quello del colpire il target: parlo del marketing come capacità di attrarre un pubblico. Costruire contenuti d’autore che abbiano già dentro gli elementi giusti perché il pubblico si riconosca, li riconosca, scelga di guardarli. È una competenza ibrida, e nei prossimi anni varrà tantissimo.

Cosa rifareste meglio, e cosa vi siete portati a casa di questa prima edizione?

Carlo Rodomonti: Lato personale, dovrei chiedere scusa al mio team. Lanciamo i progetti come se fossimo una startup: prendiamo e partiamo. Studenti in Corto è cresciuto molto strada facendo, e li ho stressati. Se devo rifare qualcosa, è prendermi più tempo a monte. Ma è anche la nostra cifra: la passione vera funziona così.

Tommaso Maggi: Stessa cosa. Era partito in un modo ed è finito in un altro, molto più grande, molto più bello. Non ci aspettavamo questo numero di corti, e anche solo vederli tutti è stato un lavoro lungo e appassionante. Però l’obiettivo è raggiunto. E qui voglio essere chiaro: la sfida vera, per noi, non sono le visualizzazioni di oggi. La nostra metrica sarà fra cinque o dieci anni, nel vedere quanti di questi autori avranno firmato un lungometraggio. Quella sarà la vera bussola. Adesso il compito era dargli spazio, e l’abbiamo fatto. Da qui in avanti, glielo daremo ancora di più. E poi una visione per il futuro: che Studenti in Corto diventi un osservatorio quasi permanente sul talento dei ragazzi. Perché ce n’è bisogno: bisogna monitorare e capire dove stanno andando, e dargli spazio.

Carlo Rodomonti: A me piacerebbe avere, nella stanza accanto, un gruppo di venticinque ragazzi a cui chiedere un parere in modo sistematico. Non solo sui film: in generale. Vedere l’entusiasmo di chi ha partecipato – i ringraziamenti sui social, l’emozione delle ragazze che si preparano al COMICON – fa capire che gli stai dando qualcosa che conta. Faremo anche una collection dei loro post, e abbiamo già altri progetti espansivi in cantiere. La speranza è che Studenti in Corto diventi, un pezzo alla volta, una piattaforma più ampia: non solo cortometraggi, ma anche le altre dimensioni del modo in cui questa generazione si esprime.

Studenti in Corto è disponibile gratuitamente su Rai Cinema Channel. Le tappe live: COMICON Napoli (3 maggio), Giffoni Film Festival (17–25 luglio), Rome Future Week® (21–27 settembre, Casa del Cinema di Roma).

di Michele Franzese, Founder RFW®

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