I cacciatori di asteroidi sorvegliano lo spazio per difendere la Terra

Sembra un normale ufficio con computer, scrivanie, sale riunioni e qualche lavagna sulle pareti. Ma da una teca spuntano due sassi alieni, che non troverete in altri uffici: sono due meteoriti trovati nel deserto del Sahara e precipitati sulla Terra secoli fa.

Siamo entrati nel quartier generale del NEO, il centro di coordinamento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che da Frascati monitora nello spazio asteroidi e comete, cercando di capire la loro possibilità di impatto, anche remota, con il nostro pianeta.

Dal 2013 qui lavorano i cacciatori di asteroidi, in questo centro d’eccellenza alle porte di Roma.

Ma cosa fa esattamente il NEO Coordination Centre? Lo abbiamo chiesto a Luca Conversi, NEO Coordination Centre Manager, Planetary Defence Office.

“Il centro si occupa di trovare e seguire i NEO (Near Earth Objects), cioè tutti quegli oggetti naturali (asteroidi e comete) che passano vicino alla Terra – risponde Conversi – Vicino è da intendersi in termini astronomici, nel senso che si considerano NEO anche oggetti che passano a 20 volte la distanza Terra-Luna.

Per il nostro lavoro utilizziamo un network di osservatori professionali sparsi in tutto il mondo, con telescopi che vanno dai 50 cm ai 12 metri di diametro! Una volta scoperto un NEO, abbiamo un software che è in grado di calcolare l’orbita e di prevedere dove sarà fino a 100 anni nel futuro. Lo stesso software calcola se durante questo lasso di tempo l’oggetto ha una probabilità di colpire la Terra, nel qual caso finisce nella nostra lista di rischio (pubblicamente disponibile qui: https://neo.ssa.esa.int/risk-list ) e diventa un osservato speciale.

La maggior parte degli oggetti non ha alcuna probabilità di impatto: la lista di rischio ha attualmente 1500 oggetti su un totale di 34.000 scoperti. Tra quelli con maggiore probabilità, ben 1200 hanno probabilità inferiori a 1 su un milione di colpire la Terra oppure sono oggetti molto piccoli, cioè sotto i 10 metri”.

Quanti oggetti celesti sono stati individuati dal centro di Frascati?

“Al momento l’ESA non ha un telescopio dedicato e adatto a fare scoperte di nuovi asteroidi. La grandissima maggioranza delle scoperte, direi più del 90%, viene fatta da tre programmi americani: PanSTARRS, Catalina e ATLAS.

Capita di trovare qualche nuovo NEO, ma finora il nostro lavoro è stato quello di fare follow-up, cioè seguire quelli scoperti dagli americani e calcolare le loro orbite, dato che possiamo utilizzare un network globale di telescopi unico nel suo genere. Inoltre, tra un anno, avremo la prima luce del telescopio Fly-Eye, il primo telescopio europeo interamente dedicato alla scoperta dei NEO.

Sarà prima installato nella base ASI di Matera, per poi venir installato sul Monte Mufara in Sicilia nel 2025”.

Come facciamo a capire il rischio di ogni singolo asteroide?

“L’asteroide si muove su un’orbita, che per semplicità supponiamo sia un cerchio.

Nel momento in cui ho tre misure della posizione dell’asteroide, da quei 3 punti passerebbe un solo cerchio, per cui in qualunque momento saprei benissimo dove si troverà l’asteroide. Purtroppo le misure che facciamo hanno degli errori e sono molto vicine tra loro rispetto all’orbita dell’asteroide, quindi sto vedendo una porzione molto piccola dell’orbita.Questo fa sì che molte orbite simili siano compatibili con i punti che ho misurato. Queste orbite sono simili oggi, ma nel corso del tempo, poniamo 10 anni, si saranno discostate molto l’una dall’altra.

Possiamo quindi immaginarlo come un cono, un fascio di orbite che oggi è molto piccolo, ma nel tempo cresce. Se questo cono intercetta la Terra, vuol dire che ci sarà una probabilità di impatto.

Qual è la probabilità? Per semplificare, è data da quanta porzione di questo cono intercetta le Terra.

Generalmente, a causa delle incertezze sulle misure, il cono è grande migliaia di volte la sezione della Terra, per cui la probabilità di impatto è inferiore allo 0.1%.

Nel momento in cui prendo più misure della posizione del mio asteroide, la dimensione del cono diminuisce: questo fa sì che o la probabilità aumenti perché la percentuale di cono che intercetta le Terra è maggiore oppure che crolli improvvisamente a zero, quando il cono diventa abbastanza piccolo da non intercettare più la Terra. Ovviamente potrebbe avvenire anche che il cono diventi sì piccolo, ma centrato sulla Terra: in quel caso la probabilità di impatto sale al 100%. Ma la probabilità di impatto non è l’unico criterio.

Un oggetto di 100 m che potrebbe colpirci tra 6 mesi non equivale a un asteroide di 3 metri che potrebbe colpirci tra 50 anni. Per stabilire la pericolosità dei singoli NEO utilizziamo la scala Palermo, una formula matematica che mette insieme tre parametri: quanto è grande l’oggetto, qual è la sua probabilità di impatto e quanto tempo manca al suo impatto”.

Ci sono pericoli di collisione, diciamo, nei prossimi 5-10 anni?

“Tra quelli scoperti finora, non ci sono asteroidi che destano preoccupazione.

Quelli che hanno una probabilità d’impatto più elevata, ma sempre sotto l’1%, sono di dimensioni ridotte, quindi inferiori ai 10 metri, e lontani nel tempo, con possibili impatti previsti tra più di 10 anni. Tra quelli più grandi, infine, parliamo di probabilità di impatto inferiori a 1 su un milione”.

Siamo in grado di monitorare tutti gli asteroidi e le meteore che passano vicino alla Terra?

“No, il problema principale è che non li conosciamo tutti: si stima che abbiamo già individuato più del 90% dei planet killer, cioè oggetti celesti che hanno un diametro di almeno un chilometro.

Ma più sono piccoli, più aumenta il loro numero e diventa difficile trovarli.

La buona notizia è che, sebbene un impatto causato da oggetti di 20 metri o meno siano più probabili, i danni conseguenti sono piccoli o nulli. Di fatto un asteroide sotto i 5 metri brucia nell’atmosfera. Inoltre, il 90-95% della superficie terrestre è coperta da acqua o caratterizzata da zone disabitate.

Infine, le nostre capacità di trovarli stanno migliorando: solo nell’ultimo anno abbiamo trovato due asteroidi di circa un metro a sole 8-12 ore dall’impatto con la Terra. La segnalazione è arrivata da un osservatore ungherese non professionista. A quel punto, abbiamo attivato il nostro network di telescopi.

Il primo step è stato confermare che effettivamente ci sarebbe stato un impatto, poi abbiamo lavorato per determinare il luogo di arrivo al suolo e l’orario esatto. In entrambi i casi si trattava di eventi innocui, quindi abbiamo “allertato” via social media che ci sarebbe stata una “palla di fuoco” sopra Parigi, con il meteorite che è poi caduto effettivamente nel canale della Manica”.

Abbiamo visto tutti film di fantascienza come Armageddon. Qualora un asteroide fosse un serio pericolo per il nostro pianeta, avremmo la tecnologia per difenderci? Farlo esplodere nello spazio sarebbe una buona idea?

“Prima di tutto, la teoria dice che è meglio mantenerlo intatto. Se cerco di farlo esplodere, si crea uno sciame che potrebbe fare molti più danni.

L’anno scorso la NASA ha mandato la sonda DART a impattare contro un asteroide per vedere di quanto si spostava. In questo senso la tecnologia c’è già. Poi tutto dipende da quanto è grande l’asteroide e quanto tempo abbiamo per evitare l’impatto: stiamo parlando di oggetti di  un diametro superiore ai 50 metri, contro cui va a sbattere un satellite di cinque metri. Praticamente è come cercare di spostare un palazzo utilizzando un’auto. Siamo nello spazio, quindi certamente l’asteroide si sposterà, ma comunque di poco.

In altre parole, l’effetto dell’impatto sull’orbita del corpo celeste si vedrebbe solo con il passare di diversi anni. Se, invece, l’asteroide da deviare fosse già in grado di colpire la Terra in breve tempo, allora la questione si complicherebbe molto”.

Per concludere, quali competenze servono per diventare cacciatori di asteroidi in un centro di eccellenza come il NEO Coordination Center di Frascati?

“Nel mio team siamo tutti laureati in materie scientifiche: principalmente matematica, fisica e ingegneria aerospaziale – spiega ancora Luca Conversi, NEO Coordination Centre Manager, Planetary Defence Office –  Molti hanno anche dottorati di ricerca.

C`è chi ha conoscenze ed esperienze più legate all’osservazione, nel senso che si dedica a osservare asteroidi, chi è più strumentale, cioè sa far funzionare un telescopio, chi si occupa di informatica, chi di calcolo matematico orbitale”.

Insomma, per diventare cacciatori di asteroidi bisogna prima di tutto studiare tanto.

Luca Francescangeli

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