16 - 22 Settembre, Roma

Un Expo da 50 miliardi. Roma guarda al 2030 con progetti di innovazione, riqualificazione e sostenibilità

Roma punta a riportare l’Expo in Italia nel 2030. Pronti i progetti che dovrebbero convincere i 170 membri del Bureau Internazionale dell’Expo (Bie) a preferire la Caput Mund rispetto alle concorrenti, Odessa in Ucraina, Riyad in Arabia Saudita, Busan in Corea del Sud.
L’assegnazione ed i cinque anni post evento porterebbero una ricaduta economica stimata in 45,7mld di euro (dati Università Luiss).

Riqualificazione urbana

Fulcro del progetto candidato da Roma sarà la rigenerazione urbana, come chiarito dal titolo del dossier di candidatura: “Persone e territori: rigenerazione urbana, inclusione e innovazione”, consegnato lo scorso settembre al Bie. E vede come fulcro territoriale l’area di Tor Vergata e la Vela di Calatrava, grande incompiuta realizzata nel 2005, a cui ora verrebbe finalmente data una destinazione d’uso a vantaggio anche dei quartieri limitrofi, che registrano condizioni di degrado e fragilità, e che potrebbero finalmente cominciare ad orbitare, in maniera attiva, rispetto al resto della città. Grande punto di forza dell’area: la vicinanza dei centri di ricerca, dell’università e della sede dell’Agenzia Spaziale Italiana. Intanto l’agenzia del Demanio, proprietaria dei 48 ettari su cui si sviluppa la struttura, ha messo a budget per il progetto di riqualificazione circa 9 mln di euro, 3,4 già assegnati e contrattualizzati.

I numeri dell’Expo

Nelle 618 pagine del programma di candidatura italiana, presentato al Bie, si ipotizza un valore di 50,6 mld totali per l’Italia, l’equivalente di 3-4 punti di Pil, e con una ricaduta diretta di circa 10 mld.  A fronte di investimenti stimati per 5,8 miliardi (2,1 miliardi per l’inclusione, 3,4 per la sostenibilità, 313 milioni per l’innovazione), la nascita di 11mila imprese e la creazione di 300mila posti di lavoro.
Dopo la visita del segretario generale del Bie, Dimittri Kerkentzes, dello scorso gennaio, siamo ora a pochi giorni dall’ultima ‘ispezione’ del Bie, quattro “giudici”  arriveranno a Roma per valutare sul campo la rispondenza del dossier di candidatura con quanto effettivamente già a attivato e programmato. Dal 17  al  21 aprile la fitta agenda di incontri prevede un confronto con la premier Giorgia Meloni, con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e ovviamente con il sindaco della città candidata, Roberto Gualtieri.

Sviluppo tecnologico 

Sono due i binari lungo cui si snoda la candidatura di Roma ad ospitare l’Expo 2030, uno è quello dello sviluppo tecnologico einnovativo, e poi il binario dei diritti, all’inclusione, al lavoro, alla sostenibilità ambientale. Tradizione e innovazione trovano a Roma il luogo ideale per fondersi, per creare un evento che metta in primo piano persone e territori. Sostenibilità sarà una delle parole d’ordine del programma, con un progetto ‘zero net carbon’ da realizzarsi grazie all’impianto di un  parco   solare di 150 mq, che dovrebbe poter soddisfare il fabbisogno  energetico  di circa 50.000 famiglie e del Campus. Il 2030 è anche l’anno in cui si dovranno raggiungere gli obiettivi dell’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile  globale, come ha anche ricordato il sindaco  Gualtieri sottolineando che Roma potrebbe  essere luogo ideale per la celebrazione  dei valori della sostenibilità, alla luce del suo “spirito di unità, programmazione, valori  comuni e pace”.

Il progetto architettonico

Matteo Gatto è il Technical Director di Expo 2030 e, assieme a Carlo Ratti, Italo Rota e Richard Burdet, ha realizzato il progetto architettonico, già con uno sguardo alla Roma del futuro, e del post expo. “L’idea è quella di concepire un grande parco della conoscenza che, partendo da Tor Vergata, si estenda idealmente in tutta la città”. I Fori imperiali ospiteranno un padiglione teaser, mentre due punti welcoming saranno dislocati a Termini e Tiburtina. È inoltre previsto un importante intervento di riqualificazione urbana che interesserà la via Appia antica ed il parco degli Acquedotti. Una serie di interventi che valorizzano l’occasione di un evento della portata dell’Expo, per valorizzare Roma attraverso una serie integrata di operazioni, come la riqualificazione della metro e dei trasporti urbani, interventi di continuità che si intrecciano con le azioni già programmate a margine del Piano nazionale di rilancio e resilienza.

Pietra miliare

“L’edizione 2030 dell’Expo segnerà la celebrazione del centenario del Bie, un’occasione cruciale per un bilancio dei primi cento anni di  attività  dell’organizzazione”, è quanto ha recentemente dichiarato Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio e ministro degli affari  Esteri. In questo spirito, l’Italia punta “a dare il suo contributo per innovare il concetto stesso di Expo – ha aggiunto il ministro – preservandone i valori  universali fondamentali. Sarà anche l’occasione per rilanciare l’agenda 2030 delle Nazioni unite topo il suo completamento”.

La Fondazione Expo 2030

Parte con una dotazione di circa un milione di euro la Fondazione che nasce per sostenere il grande progetto di candidatura di Roma a ospitare l’evento più atteso dei prossimi anni. Composta da Unindustria, Cna Roma, Coldiretti Roma, Confcommercio Foma, Federlazion, Ance Roma-Acer e Confesercenti, presiduta da Massimo Scaccabarozzi, che espone il suo progetto per la Roma dell’Expo: “I grandi eventi hanno sempre avuto un ruolo importante per lo sviluppo delle città che li hanno ospitati”, ha dichiarato in un’intervista al Tempo. Una prova generale dell’Expo sarà “la Ryder cup, l’evento golfistico ospitato a Roma nel 2023: con 220mila biglietti già venduti, è il terzo evento sportivo al mondo dopo le Olimpiadi e i mondiali di calcio. Ci saranno benefici infrastrutturali in tutto il quadrante della città dove si svolgerà l’evento: tra questi il raddoppio della via Tiburtina, che era atteso da moltissimi anni”. In caso di aggiudicazione dell’Expo, aggiunge Scaccaabrozzi, “i padiglioni dell’Expo 2030, progettati dall’archistar Carlo Ratti, sorgeranno a Tor Vergata, per accogliere 34,7 milioni di visitatori stimati”. E nel proiettare Roma verso il futuro, si guarda anche al passato. “L’Expo 1942 non si fece più a causa della guerra. Questo non impedì alla città di svilupparsi con la nascita del quartiere Eur – Esposizione Universale di Roma. In generale i grandi eventi contribuiscono in maniera rilevante alla crescita delle città ospitanti. Un altro esempio molto positivo viene dal Giubileo del 2000: l’allora sindaco Rutelli apportò delle migliorie infrastrutturali significative per la vita della città e dei cittadini romani”.

Roma si vuole cosmopolita

“La Fondazione ha preparato un piano per le infrastrutture e i progetti necessari a convincere i 170 paesi membri del Bureau Internazionale dell’Expo a votare per Roma a novembre 2023: si punta alla rigenerazione urbana, alle infrastrutture ferroviarie e digitali ma anche a migliorare i servizi della città”. Milano oggi è una città diversa rispetto a quella precedente ad Expo 2015: più ricca e cosmopolita, una metropoli internazionale a tutti gli effetti. “Anche nel caso di Milano, il comitato promotore era stato affiancato da una Fondazione che metteva insieme le associazioni datoriali e di categoria tutte schierate al fianco delle Istituzioni locali e del governo nella promozione della candidatura. Come ha detto il Presidente del Comitato Promotore, Giampiero Massolo, i Governi si alternano, ma l’Expo 2030 è un’occasione per l’Italia, non solo per Roma e per il Lazio. È una sfida che parte dal basso e deve rappresentare un’opportunità di inclusione perché i benefici saranno per tutti”.
Uniti si vince, e una stretta collaborazione con Regione e Comune è indispensabile per poter riuscire a superare e risolvere i principali disservizi della Capitale, quale rifiuti e trasporti. Aggiunge il presidente della Fondazione: “Lavorando con le istituzioni locali e potendo contare sull’appoggio degli imprenditori del settore privato potremmo risolvere le evidenti criticità che i cittadini sostengono affliggano Roma: sporcizia, degrado, qualità della viabilità”. A breve la delegazione di operatori del Bie visiterà Roma, “aggirandosi liberamente in città, anche chiedendo ai Romani, a chiunque, cosa pensi dell’Expo. La decisione finale sarà in gran parte basata sulla consapevolezza della cittadinanza della candidatura di Roma, per questo è fondamentale iniziare a lanciare campagne di informazione nelle scuole, negli uffici, nelle aziende e nei pubblici esercizi”.
Roma si prepara ad essere città del Futuro, dopo essere stata capitale del mondo.

Titti Nicoletti

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