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I giovani non guardano soltanto: producono. Storie, montaggi, template, presentazioni. Ogni giorno, senza chiamarla “grafica”. Sta nascendo una nuova alfabetizzazione di massa e l’Italia, paradossalmente, ci arriva da leader mondiale del design e da ritardataria delle competenze digitali insieme.
C’è un’immagine che descrive la Generazione Z meglio di mille analisi: un ragazzo di sedici anni che, per consegnare una ricerca scolastica, apre Canva invece di Word. Non perché glielo abbiano insegnato. Perché per lui un documento è anche un fatto visivo — colori, gerarchie, composizione — esattamente come per le generazioni precedenti era una colonna di testo.
Li abbiamo chiamati nativi digitali. Ma la definizione è già vecchia. I giovani di oggi sono qualcosa di più specifico: nativi visivi, la prima generazione che pensa, comunica e cerca informazioni prima per immagini che per parole. E i dati raccolti nel 2025-2026 mostrano che questa non è una tendenza di costume: è una trasformazione strutturale del modo in cui una generazione abita il mondo.
La fine dello spettatore passivo
Il luogo comune vuole i giovani incollati a uno schermo a scorrere passivamente. I numeri dicono il contrario. La Gen Z trascorre in media diverse ore al giorno sui social, ma dentro quel tempo la passività è marginale: secondo le rilevazioni di settore, solo una piccola minoranza si limita a guardare senza interagire. Tutti gli altri fanno qualcosa — montano video verticali, applicano filtri, costruiscono template, curano l’estetica del proprio profilo, impaginano presentazioni.
La produzione visiva è diventata un gesto identitario quotidiano. Una rilevazione molto citata indica che circa il 65% dei giovani della Gen Z si considera apertamente un creatore di contenuti. Non un hobby, non un’attività d’élite: un modo ordinario di stare al mondo. La creazione di immagini, per questa generazione, è una forma di scrittura.
Canva, o la democratizzazione del design
Se serve un simbolo di questa rivoluzione, è una piattaforma. Canva ha superato i 260 milioni di utenti mensili nel mondo, ma il dato che racconta il futuro è un altro: Canva for Education è passato da 25 milioni di utenti mensili nel 2022 a oltre 100 milioni alla fine del 2025. Un quadruplicamento in tre anni, dentro le scuole.
Significa che un’intera generazione sta imparando, fin dai banchi, a considerare la strutturazione grafica delle informazioni come un requisito minimo, non come un di più. Lo studente che impagina la sua ricerca su Canva non pensa di “fare grafica”. Pensa di fare i compiti. Ma intanto sta acquisendo una grammatica visiva che i suoi genitori hanno dovuto imparare da adulti, se mai l’hanno imparata. La barriera tecnica che per decenni ha separato chi sapeva usare gli strumenti di design da tutti gli altri si è semplicemente dissolta.
L’informazione passa dall’immagine
Il cambiamento non riguarda solo come i giovani producono, ma come si informano. Ed è qui che il distacco dalle generazioni precedenti diventa netto.
In Italia il segnale più forte arriva dal 59° Rapporto Censis: tra i giovani, l’uso del telegiornale tradizionale come fonte di informazione è crollato dal 42,3% del 2021 al 22,5% del 2024. Al suo posto, canali visivi e dinamici: YouTube (22,8%) e i motori di ricerca interattivi. A livello internazionale, le indagini segnalano che una quota crescente di under 25 usa TikTok come motore di ricerca — per cercare ricette, consigli pratici, recensioni, idee estetiche.
Attenzione, però, a non leggerlo come una resa al sensazionalismo. Lo stesso dato, guardato da vicino, racconta una generazione più accorta di quanto si pensi: la quota di giovani disposti ad abbandonare del tutto Google per affidarsi solo a TikTok è in realtà scesa, negli ultimi due anni, dall’8% al 4%. Il modello non è la sostituzione, è l’integrazione: lo stimolo visivo iniziale arriva dai social, ma la verifica passa ancora dai canali tradizionali. I nativi visivi non hanno smesso di ragionare. Hanno solo aggiunto l’immagine come prima porta d’accesso al mondo.
Saper leggere le immagini è diventata una competenza civica
C’è un risvolto serio in tutto questo, e vale la pena dargli peso. Se l’immagine diventa il linguaggio primario con cui una generazione si informa, allora saper leggere le immagini — non solo produrle — diventa una questione che riguarda la democrazia.

Lo dice senza giri di parole un rapporto recente commissionato dall’agenzia svedese per la difesa psicologica e curato dall’Università di Lund: in un’epoca di immagini sintetiche generate dall’intelligenza artificiale, la visual literacy — la capacità di riconoscere uno stereotipo visivo, valutare l’autenticità di un fotogramma, comprendere la grammatica di un’immagine — è un pilastro della resilienza democratica contro la manipolazione. La ricerca accademica segnala una dicotomia preoccupante: i giovani padroneggiano gli strumenti per creare immagini molto meglio di quanto sappiano decodificarle criticamente. Sanno fare, non sempre sanno leggere. Ed è esattamente lì che la formazione ha un compito nuovo e urgente.
Il paradosso italiano
E qui arriviamo al punto che dovrebbe interessare di più una città come Roma e una manifestazione come Rome Future Week®. L’Italia vive, su questo tema, una contraddizione spettacolare.
Da un lato, siamo in ritardo sulle competenze digitali di base. I dati ISTAT 2025 dicono che solo il 71,7% dei giovani tra 20 e 24 anni possiede competenze digitali almeno elementari, una quota che scende al 69% se si allarga la fascia ai 16-29 anni: sotto la media europea, con quasi un giovane su tre che non ha gli strumenti digitali per competere.
Dall’altro lato, l’Italia è la prima potenza del design in Europa. Secondo il rapporto Design Economy 2025 di Fondazione Symbola e Deloitte, il nostro Paese genera il 19,8% del fatturato del design dell’intera Unione Europea — 6,3 miliardi di euro — superando Germania e Francia, con oltre 63.000 addetti. E il sistema formativo lo riflette: gli iscritti alle accademie AFAM hanno raggiunto 93.539 studenti, in crescita del 4,7% in un anno e del 51% in dieci anni, con i laureati in design che trovano lavoro nell’88% dei casi entro dodici mesi.
Mettiamo insieme le due metà del paradosso: abbiamo una generazione naturalmente portata al visivo, un’eccellenza mondiale nel design che può assorbirne il talento, e contemporaneamente un terzo dei giovani senza competenze digitali strutturate. Lo spazio tra l’inclinazione spontanea e la competenza professionale è enorme, ed è esattamente lo spazio in cui la formazione e la cultura possono fare la differenza.
Trasformare l’istinto in mestiere
La Generazione Z arriva all’età delle scelte con un vantaggio che nessuna generazione precedente ha avuto: una dimestichezza visiva acquisita per immersione, prima ancora che per studio. Ma l’istinto, da solo, non basta. La distanza tra il montare una storia su Instagram e il progettare l’identità visiva di un’azienda è la stessa che separa il parlare una lingua dallo scriverci un romanzo.
È questa la sfida — e l’opportunità — che un territorio come quello romano ha davanti. Manifestazioni come Rome Future Week® nascono proprio per intercettare le inclinazioni dei giovani e accompagnarle verso competenze reali; e realtà formative come l’Istituto Pantheon Design & Technology — accademia riconosciuta dal MUR e partner della manifestazione — lavorano per trasformare quella fluidità visiva spontanea in mestiere: dare grammatica, metodo e senso critico a una generazione che le immagini le ha già nel sangue.
I nativi visivi non vanno convinti che la grafica conti. Lo sanno già, la praticano ogni giorno. Vanno solo aiutati a fare il passo che trasforma una lingua parlata per istinto in una professione. Ed è un passo che vale la pena accompagnare: perché è lì, in quella distanza da colmare, che si gioca una parte non piccola del futuro del lavoro creativo italiano.
Fonti principali
- Canva, 2025 Year in Review (dati Canva for Education) — canva.com/newsroom ISTAT, Cittadini e ICT — Anno 2025 — istat.it
- Openpolis, Il 30% dei giovani italiani non ha competenze digitali adeguate (dati Eurostat/ISTAT) — openpolis.it
- Censis, 59° Rapporto sulla situazione sociale del Paese — capitolo Comunicazione e media (2025) — censis.it
- Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, ADI, Design Economy 2025 — symbola.net
- Ministero dell’Università e della Ricerca, Focus “Il sistema AFAM” 2024-2025 — ustat.mur.gov.it
- Università di Lund / Swedish Psychological Defence Agency, Visual Disinformation and Visual Literacy — portal.research.lu.se
- Search Engine Journal, dati su Gen Z e TikTok come motore di ricerca — searchenginejournal.com
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FAQ
È un’evoluzione del concetto di “nativi digitali”. I nativi visivi (la Generazione Z) non si limitano a usare la tecnologia: pensano, comunicano e si informano attraverso le immagini prima ancora che attraverso le parole. Non è una preferenza estetica, è una struttura cognitiva: per loro un documento che non ha gerarchia visiva, colori, composizione, è semplicemente incompleto.
Questa generazione ha acquisito la grammatica visiva per esposizione continua a storie, reel, template, montaggi, prima di qualsiasi formazione esplicita. L’immagine non è un supporto al testo ma il formato nativo del loro pensiero. Lo stesso meccanismo con cui le generazioni precedenti ragionavano per paragrafi, la Gen Z lo fa per fotogrammi.
No, ma l’ha affiancato. I dati più recenti mostrano che la quota di giovani disposti ad abbandonare del tutto Google in favore di TikTok è scesa dal 8% al 4% negli ultimi due anni. Lo stimolo visivo arriva dai social ma la verifica passa ancora dai canali tradizionali. I nativi visivi hanno aggiunto l’immagine come prima porta d’accesso al mondo.
Per stimoli visivi prima, approfondimento testuale dopo. TikTok e Instagram funzionano come motori di ricerca per l’esplorazione iniziale, mentre Google resta il luogo della verifica. È un flusso in due tempi che le generazioni precedenti non riconoscono, ma che per un under 25 è semplicemente normale.
Abbassa la barriera tecnica, non costruisce da solo la competenza. Canva for Education ha superato i 100 milioni di utenti mensili nelle scuole a fine 2025 (quadruplicato in tre anni). Questo significa che un’intera generazione acquisisce una grammatica visiva di base già durante gli studi, ma gli strumenti a disposizione di tutti non hanno sostituito l’acquisizione del metodo.



